Daniel Kraus.
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L'estate del coprifuoco.
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Titolo originale: The Monster Variations. 2009.
Traduzione di: Maurizio Bartocci.
2011. Giulio Einaudi Editore, TORINO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Tre ragazzi sfiorati dalla morte nel momento pi difficile della loro crescita.
Un'estate di entusiasmi e paure.
Tra Stand by Me di Stephen King e Il buio oltre la siepe, un romanzo sulla crudelt e la tenerezza dell'adolescenza.
Che ha la forza e la semplicit dei classici.
Tre ragazzini di dodici anni: James, schiacciato dalle aspettative dei genitori e voglioso di fare il bravo ragazzo;
Reggie, uno sbandato senza padre e con una madre che passa da un fidanzato all'altro, e Willie, debole e sognatore.
Un'estate da incubo, nella quale Willie viene investito da un furgone e perde un braccio, e subito dopo sorte ancora peggiore tocca a un altro ragazzino, che finisce investito e ucciso. Si diffonde la sindrome del furgone assassino e viene decretato il coprifuoco: per Reggie, James e Willie, l'occasione ideale per lanciarsi in esaltanti scorribande notturne, spedizioni proibite nelle quali tireranno fuori il meglio e il peggio di s. Fino a uno scioglimento drammatico, che li costringer a crescere e segner a fondo le loro vite.
Regista cinematografico e televisivo, Daniel Kraus ha saputo creare un romanzo di esordio in grado di parlare a un pubblico di tutte le et: una storia universale, sorretta da una scrittura fluida e da un ritmo narrativo infallibile.
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L'AUTORE.
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DANIEL KRAUS ha diretto film per Il grande e Il piccolo schermo.
Dopo L'estate del coprifuoco ha pubblicato un secondo romanzo, Rotters, un gotico che ha replicato il successo di critica e pubblico del suo esordio.
Con Guillermo del Toro ha scritto la saga Trollhunters e il romanzo La forma dellacqua, versione romanzata dellomonimo film diretto da Del Toro e vincitore del Leone dOro a Venezia e di quattro premi Oscar. Del 2020  I morti viventi, che Kraus ha concluso per volere degli eredi di George A. Romero dopo la scomparsa del regista.
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L'estate del coprifuoco.
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Dedica.
per Benjamin Huff.
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ADESSO.
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Batti.
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Altri cinque minuti e non ci sar pi.
James non aveva altro pensiero quando, alla vista di un parcheggio, con una brusca sterzata raggiunse le strisce gialle sollevando un polverone. Cinque minuti, il pieno e avanti con il viaggio; niente pi soste finch l'universit non fosse comparsa tra le colline. Solo allora quelle cittadine tutte quante sarebbero state acqua passata e la sua nuova vita avrebbe avuto inizio. Forse non sarebbe pi tornato.
Ma prima di tutto la benzina. James aveva lasciato la sua cittadina da neanche mezz'ora, e adesso ne stava attraversando una persino pi piccola: un'osteria dall'aria sonnolenta, qualche silo sparso che svettava nei campi di granoturco in concorrenza tra loro, e un'unica, cadente stazione di servizio a interrompere quella distesa verde.
Nella sua cittadina di stazioni di servizio ce n'erano tre, e lui se n'era voluto andare il prima possibile. James si diresse verso il distributore. Mie care cittadine, pens, sentendo in bocca sapore di ruggine e nelle narici puzzo di petrolio bruciato. Addio per sempre.
Con la sterzata, la nappina del suo tocco da diplomato che penzolava dallo specchietto retrovisore rimbalz e si attorcigli prima oscurando il sole, poi tornando ad abbagliare James come sempre da quando era partito, e dal giorno del diploma. I suoi compagni avevano
appeso la nappina allo specchietto retrovisore, e cos aveva fatto lui, ma per tutta l'estate era stata una continua e ciondolante seccatura, che non smetteva di ricordargli quanto stava lasciando e il luminoso futuro che, glielo avevano garantito tutti, lo attendeva in cima alla salita, a pochissime ore di distanza.
Con il dorso della mano James diede un colpetto alla nappina, che esplose in un pompon allegro come la folla di genitori che due mesi addietro avevano applaudito il suo discorso alla cerimonia finale. Sul podio aveva ricevuto il diploma e stretto la mano a un ispettore scolastico mai visto prima, il quale serrandogliela aveva mormorato: Siamo fieri di te, figliolo. Va' e fa' vedere chi sei alla State University. James, obbediente, aveva annuito, ma ora se ne pentiva. Per quanto tempo ancora avrebbe dovuto obbedire?
Quante altre volte avrebbe eseguito gli ordini di sua madre, dei suoi insegnanti, dei suoi compagni? Non per molto, si disse guardando la nappina con astio. Altri cinque minuti e addio.
Partire era stato un incubo. Ci avevano pensato i suoi genitori, divorziati ma che abitavano a dieci isolati l'uno dall'altra. Dopo tutti quegli anni di attesa, e dopo quello che aveva passato, James credeva che raggiungere il college sarebbe stato uno scherzo, un viaggetto piacevole: doveva semplicemente salire in macchina e arrivarci. Si sbagliava.
C'erano volute ore di strategia, ispirazione, sforzi, rifiuti. Per i genitori era una questione di vita o di morte: chi di loro lo avrebbe accompagnato? Suo padre, tormentandosi i pochi capelli che gli erano rimasti, aveva cercato di far capire a sua madre che James, in quanto giovane maschio in procinto di trasferirsi in un pensionato popolato di giovani maschi, non poteva essere accompagnato da una donna, era contro natura.
James era trasalito: suo padre era cascato nel tranello.
E chi, per prima, l'avrebbe introdotto in questo mondo?
aveva ribattuto la madre, tormentandosi coi denti la vecchia cicatrice sul labbro superiore. L'ho cresciuto io, aveva proseguito, irremovibile. Cinque anni, da sola, in questa casa, a preparargli da mangiare, a lavargli i panni... Con l'aiuto di chi? Di nessuno. E non certo per servirtelo come fosse una palla da spedire dritta in porta.
Battuta eccellente. Ma James era stremato da quelle trattative infinite. Del resto, cos'era la vita? Prendi un biscotto e zitto. In chiesa, seduto e buono; poi ti portiamo a prendere un hamburger. Per quanto ne sapeva, con l'et cambiavano soltanto le ricompense. Cos, mentre loro litigavano, era rimasto a sedere tranquillo a tratti aveva persino sorriso immaginandoseli intanto morti ammazzati nei modi pi raccapriccianti: seghe meccaniche, strangolamenti, tritacarne, elefanti in fuga. La violenza di quelle immagini lo atterriva e gli faceva provare nel contempo un senso di vergogna: sensazioni che tuttavia svanivano in un soffio.
Il padre di James era convinto che la vita equivalesse alla matematica, alle proporzioni, alle frazioni, a tutte quelle cose in cui lui eccelleva, pertanto i suoi argomenti vincevano su quelli della madre; erano capolavori di logica, pi arzigogolati dei test di calcolo avanzato per l'ammissione al college che James aveva da poco superato brillantemente.
Con un po' di tempo a disposizione, suo padre avrebbe potuto dimostrare che gli uomini discendevano dal gatto tigrato, o che il Sud aveva vinto la guerra civile, ma quella era una battaglia che non avrebbe vinto. Sua moglie, la madre di James, aveva un solo, inattaccabile punto a favore, che ripeteva con cieca ostinazione: Non  giusto.
In realt ci a cui entrambi miravano era avere l'ultima parola, l'occasione di impartire un po' di saggi insegnamenti
genitoriali che avrebbero fatto piazza pulita di tutto ci che era stato. Ma se c'erano davvero degli insegnamenti da impartire, pens James, perch avevano aspettato tanto a farlo? E se erano cos saggi, perch non avevano trovato il modo per tenere insieme la famiglia?
Le fantasie di vendetta non bastavano. Era tempo di agire. James aveva valutato le possibili soluzioni, ma una sola gli era sembrata plausibile: doveva troncare con le persone e i ricordi che lo ancoravano a quel posto. Cos, una settimana prima della partenza, aveva chiamato la sua ragazza, Clara, e l'aveva scaricata. Subito dopo era stato assalito dai sensi di colpa; ma aveva fatto mente locale e non era tornato indietro. Lei era scoppiata in lacrime, James l'aveva cronometrata: dieci minuti, ottimo. Negli ultimi mesi era stata una brava fidanzatina, ma era sicuro che ne avrebbe sentito la mancanza solo in senso fisico, e sapeva che al di l di quel pianto di circostanza lei avvertiva la stessa cosa. Clara non frequentava la sua scuola, cos come l'ex ragazza di James, Jennifer, e ci che a lui piaceva di pi era che entrambe ignorassero la sua quotidianit: il giovane sorridente che prendeva sempre il massimo dei voti in un mondo senza rischi o pericoli. Con Jennifer e Clara, James aveva assaporato l'ebbrezza della perfidia, un sapore che non aveva pi provato dall'et di dodici anni. Poteva trattarle male, e l'aveva fatto, perch non ci sarebbero state conseguenze n a casa n a scuola.
Era ingiusto, lo sapeva, ma non era disposto a impegnare il suo cuore pi del necessario per alimentare l'interesse di una ragazza il suo cuore, in realt, si era smarrito da qualche parte nel passato. Al college sarebbe stato uno sconosciuto, e si augurava che questo lo aiutasse a diventare pi coraggioso. Le vendette immaginarie non sarebbero pi servite perch, al posto del torpore che gli aveva succhiato le energie ogni secondo che passava, ci sarebbe stato dolore vero, compreso il suo.
Dalla telefonata con Clara era uscito imbaldanzito. Aveva chiamato suo padre, comunicandogli la propria decisione:
Pap, al college andr da solo. Erano seguite obiezioni, che James aveva liquidato con davanti agli occhi l'immagine di una corda di pianoforte intorno al collo del padre, e di ginocchia spaccate a martellate. Poi era salito di sopra, e garbatamente aveva dato a sua madre la stessa notizia. Guardarla mentre stava per scoppiare in lacrime era stato intollerabile, perci aveva immaginato di spalmarla di miele e darla in pasto a un esercito di formiche.
Nell'attimo in cui il primo tremore si era impadronito del labbro di lei, era squillato il telefono; James ne aveva approfittato ed era andato a farsi una doccia, sperando che il rumore dell'acqua smorzasse le accuse che la madre stava lanciando al padre, urlandogli che era colpa sua, del suo egoismo e della sua arroganza. Il sangue versato, che tuttavia non si era mai visto, spariva nei mulinelli d'acqua, nello scarico ai suoi piedi.
Anche i saluti dovevano avvenire in contemporanea. I genitori stavano l sul vialetto d'accesso, con l'aria miseranda di due bambini appena sgridati che, a causa del cattivo comportamento, sono costretti a rimanere a casa mentre chi gli bada se ne va al circo da solo. I capelli di sua madre, raccolti dietro la nuca, parevano la sola cosa in grado di impedire alla faccia di afflosciarsi; non faceva scenate, ma solo perch i vicini l'avrebbero potuta sentire, e l'ultima cosa che voleva era far sapere in giro che era stata privata di un rito di passaggio importante come quello. Suo padre era stato pi bravo a nascondere il dispiacere. Cosa non facile, visto che gli erano state negate quattro ore di macchina durante le quali avrebbe potuto elargire ininterrotti suggerimenti sul suo argomento preferito: il college.
Ma James li conosceva a memoria. Come guadagnarsi il rispetto dei professori, come evitare di bere, come divertirsi con le ragazze, e tieni gli occhi sulla ciambella, non sul buco. Era la sua frase preferita, James gliel'aveva sentita ripetere sin dall'infanzia, e ormai sapeva alla perfezione di che pasta era fatta la ciambella: laurea, amici per tutta la vita, contatti utili per trovare lavoro. Tutte le altre distrazioni, i rumori della vita quotidiana, rientravano nel buco.
Aveva distribuito la giusta dose di abbracci, era salito in macchina ed era partito. Ho vinto, aveva pensato non appena i genitori erano scomparsi alla sua vista, pur non essendone sicuro: era diretto al college che avevano scelto loro, lo stesso dove si erano conosciuti e innamorati.
Quando James era andato a visitare il campus, era stato sfiorato dal pensiero che magari potesse piacere anche a lui, ma ci che gli piaceva o meno sembrava contare pochissimo.
Il suo arrivo alla State avrebbe costituito l'ennesima voce dell'album che la madre teneva diligentemente dal giorno della sua nascita, traboccante di ritagli di giornale, pagelle, inviti alle feste e programmi scolastici. Da tempo quell'album rappresentava un nemico: agli occhi di James, appariva come una biografia scontata e fatta perlopi di successi, nessun fallimento. Un risultato irraggiungibile per qualsiasi essere vivente.
Uscendo dalla cittadina, aveva oltrepassato le case dei suoi amici; aveva visto i posteggi vuoti, le madri stranamente alla finestra, i padri che facevano avanti e indietro in giardino, senza sosta. Di quei tempi i neodiplomati partivano per il college con spaventosa regolarit, allo stesso modo in cui un tempo i giovani erano partiti per la guerra.
James aveva il preciso dovere di andarci, e se il suo destino era di morire sul campo o tornare mutilato, amen. Per
uscire aveva preso la strada pi lunga, onde evitare di imbattersi in qualche faccia conosciuta, ma non era servito a nulla. Ogni incrocio, ogni angolo ne era infestato. Era in riserva, ma non si sarebbe fermato per nessuna ragione al mondo. Non l, non con i fantasmi che lo aspettavano ovunque.
Cos si ferm in quella sbiadita stazione di servizio arenata in mezzo a un campo di granoturco. Avrebbe fatto il pieno e ripreso il viaggio, finch non fosse stato veramente libero. Spense il motore. Qualche istante dopo si ud uno scampanellio, e un individuo in una tuta da lavoro impataccata avanz a grandi passi verso di lui, pulendosi le mani con uno straccio lurido. James lo riconobbe: s, era qualcuno di sua conoscenza. Si accorse che gli mancava il respiro, che il fiato era stato risucchiato e sostituito da fumi combustibili. Una sola scintilla e avrebbe preso fuoco.
Ed eccola l, la scintilla: non era semplicemente qualcuno di sua conoscenza, era Reggie.
James ebbe l'impressione che ogni gigantesco passo di Reggie fosse lungo un anno, e che i giorni e i mesi scivolassero via come secondi: un passo, due passi, tre anni. Si tenne forte, in attesa della collisione. Reggie era enorme, le spalle di una taglia pi grande della tuta blu che gli tirava sulle braccia e sul petto. Aveva piccole ferite triangolari sulle nocche e sui gomiti, ferite lenite dal grasso e dalla sporcizia, lasciate l a indurire. Non fosse stato per il nome, ricamato sulla camicia da lavoro stazzonata, James avrebbe stentato a credere che fosse lo stesso ragazzo con cui era cresciuto, lo stesso con cui aveva giocato e riso e l'estate dei loro dodici anni urlato a squarciagola.
James si precipit fuori dall'auto e guard oltre il cofano.
Aveva la gola secca e gli bruciavano gli occhi: il panico.
Quell'incontro era un presagio di sventura, il peggiore che
si potesse immaginare, e l'andatura di Reggie non lasciava dubbi: si infil lo straccio nella tasca posteriore della tuta, sput nella segatura messa ad assorbire una perdita di benzina, e alz lo sguardo opaco dei suoi occhi neri.
Foglie secche svolazzavano sul cemento, motori difettosi giravano e ansimavano in sottofondo. Il ricordo prese a strisciare sulla pelle di James come un incendio: una scazzottata, era stata una scazzottata, no? Era cominciata sei anni prima da uno sfasciacarrozze e non era ancora finita.
Reggie si ferm, e con il volto in ombra lanci un'occhiata furtiva verso l'auto.
Ehi, fece James. Il cuore batteva contro gli spigoli affilati delle costole.
Reggie tir su col naso e si pass una mano sulla fronte, sostituendo il sudore con il grasso.
Come va? aggiunse James. Il suono della sua stessa voce, infantile e squillante, gli fece uno strano effetto.
Reggie serr i pugni e se li cacci sotto le ascelle.
Bella macchina, cazzo, disse. E quella voce, per quanto pi profonda dell'ultima volta, era esaltante e terribile come sempre: ironica, vibrante, fatale. L'ultima volta che James aveva parlato con Reggie risaliva a un giorno dopo la fine della scuola, ai tempi della prima superiore, quando si erano ritrovati da soli nel bagno dei maschi; lui aveva appena terminato gli allenamenti di tennis e Reggie aveva scontato un'ora in punizione. Allora, erano passati tre anni da tutto quel sangue, tre anni da quella scazzottata dallo sfasciacarrozze, dove tutti e due avrebbero dovuto prendersi a pugni e non l'avevano fatto. Ed eccoli li, soli, in mezzo a una variet di superfici dure contro cui sbattere.
Ma quel giorno non si erano azzuffati. Si erano solo scambiati dei grugniti che avevano rimbombato sugli orinatoi, i lavandini, gli specchi, senza arrivare alle orecchie di nessuno. Poi James si era fatto da parte e Reggie era uscito dal bagno. Quell'autunno, all'inizio della seconda, tra la folla mancava la faccia di Reggie: la scazzottata, ancora una volta, non aveva avuto luogo.
Ora erano passati altri tre anni, ed ecco di nuovo Reggie,
con una stazza inspiegabilmente raddoppiata. Davanti a lui, James si sentiva minuscolo. Sensazione che aveva sempre provato, anche quando lui, Reggie e Willie erano amici per la pelle, molto tempo prima che James cominciasse a compensare quel senso d'inferiorit accumulando i successi a cui i suoi genitori ambivano: bei voti, attivit sportiva, giornalino della scuola, appuntamenti con belle ragazze di buona famiglia tutto materiale per il temutissimo album dei ricordi. Durante gli anni delle superiori, si era concentrato su quelle attivit senza mai riuscire a cancellare il fantasma di Reggie, in agguato dietro la scuola, nel parcheggio, nascosto dietro una nuvola di fumo di sigaretta, a ridere, forse di lui.
Ma non ora, non l. James lanci un'occhiata alla nappina appesa allo specchietto retrovisore e cerc di dissimulare l'imbarazzo. In fin dei conti era lui quello che partiva per il college, mentre Reggie rimaneva, impantanato in un desolato garage di una spregevole cittadina di provincia. James butt fuori l'aria, svuotando i polmoni dalla puzza di olio bruciato e benzina. Reggie portava un anello al dito mignolo, che quasi si perdeva in mezzo ai peli e al grasso. D una manica serpeggiava un tatuaggio. Era esattamente il tipo di ragazzo dal quale suo padre lo aveva sempre messo in guardia, e forse per una volta aveva ragione. Eppure l non c'era nulla da temere. James era pari a Reggie, se non superiore.
Che fine hai fatto? Abiti qui? gli domand, a voce alta e con tono imperativo.
Reggie fece un vago cenno con il mento appena segnato da qualche pelo. Non lontano. Diede un'altra occhiata alla macchina, e vide gli scatoloni con i vestiti ammucchiati sul sedile posteriore. Te ne vai al college. Fammi indovinare... la State? Tieni d'occhio la ciambella?
James non se l'aspettava, ma avrebbe dovuto: era la tattica di Reggie sin da bambino, un modo per spiazzarti prima di sferrare il colpo mortale. Tacque per un istante, mentre il vento caldo gli spingeva una goccia di sudore lungo la guancia.
Ti ricordi della ciambella, disse poi, guardingo. Gett uno sguardo allo spettacolo di corrosione che li circondava.
Un sacco di buchi, da queste parti.
Non capisco; ha l'aria di essere una battuta, disse Reggie. Come sta il vecchio della ciambella?
Sempre uguale, suppergi. Pi vecchio.
Anche tua madre? Pi vecchia?
James fece di s con la testa, ma con cautela, incerto su dove l'altro volesse andare a parare.  una madre. Fa quello che fanno tutte le madri. Ride un sacco... James si interruppe; non avrebbe voluto dire cos, ma a quel punto rimase colpito dalla verit di quella frase. Sua madre rideva molto, forse troppo, e per la prima volta si chiese perch. A questa riflessione fece seguito una nuova, inquietante preoccupazione. Avrebbe continuato a ridere, ora che lui se n'era andato?
Uh, fece Reggie. Non sono sicuro, ma forse non ho mai visto mia madre ridere.
Abita qui? James lanci un altro sguardo alla stazione di servizio: i tetti dei camion arroventati dal sole, le scaglie di vernice che tremolavano al vento. Cio, vivi ancora con lei?
Reggie ci pens un istante, poi fece segno di s. Lavora al bar in fondo alla strada. Anche lei  pi vecchia.
Pi di quanto pensi.
La mente di James fu attraversata dalle immagini della madre di Reggie. La signora Fielder o Kay-diamoci-del-tu, come aveva detto a lui e a Willie era giovane e carina, e spesso addormentata; sorrideva molto, ma rideva solamente a colpi secchi e fasulli. Era impossibile immaginarla vecchia e piena di rughe, finalmente pronta a fare la madre.
Un furgoncino si ferm davanti all'altra pompa di benzina.
Due ragazzini sui dodici anni saltarono gi dal cassone e cominciarono a spingersi e a cadere, un momento rivali, quello dopo amici. Si lanciarono sul marciapiede, le ginocchia nere, e corsero via davanti a Reggie, James distolse lo sguardo: quei ragazzini, per quanto spacconi, erano troppo giovani, e ancora non avevano cominciato ad azzuffarsi per davvero. Si volt a guardare Reggie. Ti sei diplomato?
Reggie scoppi a ridere. Con suo grande stupore, anche James si mise a ridere. Aveva dimenticato quanto fosse contagioso quel riso, e provocatorio. Gli venne subito voglia di soffocarlo: l'altro stava cercando di farlo innervosire.
Agitando le unghie nere, gli lanci lo straccio bisunto;
troppo leggero, fin sul tettuccio dell'auto.
Che palle! disse Reggie, continuando a ridere. Si, mi sono diplomato. Tu non ci crederai, ma in confronto ai ragazzi di qui sembro quasi intelligente. Mi sono diplomato.
Cio, ho preso un pezzo di carta. Ma non mi sono mica esibito sul podio o roba del genere.
Io invece si, disse James come per sfida.
Certo. Magari hai tenuto pure il discorso; ci scommetto.
Reggie si avvicin di un altro passo, e mise una mano sull'auto come per valutarla. Cos' che vai a studiare?
Non lo so.
Vabbe', ma qual  la tua materia preferita?
Non ce l'ho.
Ah Reggie si mise a tamburellare sul tettuccio. Allora che ci vai a fare?
Sfoder un sorriso aperto e disarmante. Era una battuta amichevole, o la finta che precedeva il colpo finale?
James fece per rispondere, ma gli parve che nessuna delle repliche che gli venivano in mente potesse andare. Allora cerc di ricambiare il sorriso, ma non ci riusc. Che ci andava a fare? Per sfuggire all'album dei ricordi? O solo nella speranza di deviare le linee del destino che aveva rifinito durante le superiori?
Era assorto nei suoi pensieri quando ricomparvero i due ragazzini, che si fermarono di colpo all'altezza dell'auto, strattonandosi e spintonandosi. Il pi sfacciato guard James, poi Reggie, e sembr sul punto di dire qualcosa.
Ma in quel momento il padre lanci un urlo e tutti e due girarono sui tacchi per tornare di corsa alla zona franca del furgoncino, delusi ma felici. Andati via loro, prese consistenza il rumore: martelli in azione, grida di uomini, motori che soffocavano, musica sprigionata dai minuscoli fori della radio, battute mormorate mentre, attraverso i finestrini, mazzette di dollari passavano da un camion all'altro. Cose con cui James non aveva mai avuto nulla a che fare. Abbass gli occhi sull'auto.
Be', non sono affari miei. Reggie toss. Il pieno?
No, disse James. Ci penso io.
Reggie gli fece cenno di togliersi di mezzo, e in pochi energici passi gli fu accanto, fetido di benzina e di sudore, con la mano pronta ad afferrare la pistola del distributore.
James cerc di prenderla a sua volta e i loro pugni si scontrarono, scatenando improvvisamente i ricordi delle loro bravate nella casetta sull'albero, il fango del cimitero, le lame di coltello, cose mostruose. Ma in fin dei conti
fu una bella sensazione, e James sarebbe stato pronto a ricominciare: gli dolevano i muscoli per la smania, quel brivido di sangue e terra.
Levati, grugn Reggie, chinandosi in avanti e spostando James con una spallata. Quelle spalle, quella voce, quegli occhi fiammeggianti: James abbass gli occhi e si costrinse a rammentare che non aveva pi dodici anni, che quella non era l'estate in cui in troppi avevano perso la vita, e che Reggie non poteva pi comandarlo a bacchetta.
Quel che vide fu la propria camicia pulita, i pantaloni nuovi, le scarpe che in un posto come quello non sarebbero durate un giorno. Azzard uno sguardo verso Reggie, che aveva inserito la pistola nel serbatoio e avviato il distributore, bum bum bum. Pareva agitato e confuso, come se quel contatto avesse risvegliato anche in lui le immagini del passato: mani che spingevano, piedi oltre gli steccati, nasi sporchi di sangue, lividi spettacolari.
Entrambi sentirono la botta prima ancora che arrivasse.
Sei stato da Willie ultimamente? Il primo a colpire fu Reggie.
Eccole, le parole terribili che James aveva temuto e al tempo stesso desiderato di sentire. Non voleva ripensare a quell'estate: l'aveva tenuta lontana dalla sua mente fino a quel momento, e ora eccola l. Ma il buffo era che secondo lui nemmeno Reggie avrebbe voluto ripensarci.
Tuttavia aveva bisogno di concludere quella scazzottata, e non c'erano altri colpi da assestare.
Non ci vado da un sacco, ment, a una distanza tanto ravvicinata da sentire il calore della pelle di Reggie. E tu?
Reggie sbuff. E chi ha tempo? Non  certo il tipo pi allegro che conosco. Batt le palpebre e sferr un altro colpo. Ti ricordi quelle frasi assurde che ripeteva di continuo?
Come no.
Ti ricordi la casetta sull'albero? Ho ancora le gambe piene di cicatrici.
Anch'io.
Ti ricordi il Mostro?
James sent il proprio pugno stringersi; Reggie abbass lo sguardo e colse subito il movimento. La benzina continuava a scorrere, bum bum bum. Alle spalle di Reggie un'auto usc dal garage stridendo, e un furgone si ferm davanti all'altra pompa di benzina. Bum bum bum. James realizz che Reggie vedeva decine di furgoni ogni giorno, e non era da escludere che uno fosse proprio quello piombato sull'estate dei loro dodici anni, distruggendola, e distruggendo al contempo anche loro tre: James, Reggie e Willie. Adesso era il suo cuore a fare bum bum bum.
Reggie sapeva, come sempre, che cosa lui stesse pensando.
Abbass la voce, chiuse gli occhi e chiese: Ti ricordi il furgone?
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ALLORA.
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Io sento manzo.
...
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Il braccio di Willie Van Allen non c'era pi. Il furgone che l'aveva investito si era dileguato, argenteo e ronzante, producendo una folata di vento quasi fresca. Il ragazzino giaceva nella caligine; il volto inespressivo come sabbia, bianco come spuma.
Il braccio di Willie, o quel che ne restava, adagiato sul terreno, adesso era parte del vecchio asfalto, insieme a sassi, insetti, lattine di birra e sterpaglie. C'era del sangue, che mescolato al terriccio era diventato fango. C'era anche l'osso, conficcato nel fango come fosse la radice di un albero.
Il braccio sinistro non c'era pi, ma la spalla era ancora al suo posto, abbronzata per le ore passate a giocare a baseball che loro chiamavano palla bastarda su un campo il cui muro, sul lato destro, era costituito da montagne di dinosauri arrugginiti con nomi quali Chevrolet o Ford, mentre il muro davanti e quello sul lato sinistro appartenevano a edifici talmente fatiscenti che da anni, ormai, nessuno cercava pi nemmeno di occuparli. Era d'estate che si giocava davvero, mancavano solo otto brevissime settimane, ma i ragazzi erano stufi di aspettare e correvano sul campo quando ancora il respiro restava sospeso nell'aria e i passi incerti calpestavano la brina del mattino.
Willie era troppo esile e basso per giocare, ma andava bene lo stesso: a guardarli c'erano solo gli occhi quadrati e vacui di quegli edifici.
Ma forse l'estate e la palla bastarda non contavano pi.
Il braccio sinistro di Willie era scomparso, e la spalla sinistra era pi grossa di prima, come se il peso della ruota del furgone avesse spinto in su il muscolo, come si farebbe con un tubetto di dentifricio. Willie non si muoveva, ma sentiva l'ammasso di carne che pulsava a ogni battito del suo cuore.
Giaceva per met sulla strada e per met sul marciapiede nudo, e si sforzava di ricordare cosa fosse successo. Stava tornando a casa dal campo, di corsa perch il giorno dopo c'era scuola ancora due mesi prima dell'estate, un tempo infinito in compagnia di Reggie Fielder, James Wahl e di quel bulletto di Mel Herman. Suo padre, in teoria, sarebbe dovuto passare a prenderlo davanti al parco, ma non si era fatto vivo. Poco dopo aveva cominciato a calare il buio; James gli aveva fatto compagnia un altro po', ma alla fine se n'era andato anche lui. A quel punto Willie aveva iniziato il lungo tragitto verso casa. Si era accorto a malapena del furgone argentato che si avvicinava. Come ha fatto pap a scordarsi di venirmi a prendere? pensava.
Rammentava per di essersi spostato sul ciglio della strada per far passare il mezzo.
I tiepidi bagliori del crepuscolo di aprile lo sigillavano al catrame con la colla del suo stesso sangue, che gocciolava sull'asfalto formando una pozza. Il tessuto della maglietta si era indurito come una crosta. Non c'era alcun rumore, ma Willie sentiva un lieve sfrigolio.
Si stava riprendendo. Sbatt le palpebre sotto quel cielo cos rosso da sembrare insanguinato. L'erba intorno a lui rumoreggiava di insetti. Lasci andare piano la testa da una parte, finch la guancia calda non incontr la superficie del terreno. Scorse la sua mano sinistra. Era parecchio, parecchio in l, distante, troppo distante.
Pens di muovere le dita e le dita si mossero. Per via del vento, forse, perch quella mano non faceva pi parte del suo corpo.
Poi Willie ricominci a sentire, chiodi conficcati a martellate a uno a uno nel suo corpo, freddi e veloci, in posti impensabili: la fronte, la spina dorsale, la membrana tra il pollice e l'indice. La sensazione peggiore era alla spalla.
Pulsava e prudeva da impazzire. Sentiva anche qualcosa di umido che gli incollava i capelli alla nuca. Willie immagin che fosse gomma da masticare. Era capitato che Mel Herman gli mettesse la gomma nei capelli, e ogni volta sua madre aveva impiegato un'ora per toglierla.
La pressione alla spalla cresceva. La guard e fu colto dal terrore. Da quanto era gonfia, pareva che da un momento all'altro potesse uscirne uno scintillante esercito di scarafaggi euforici per essere stati liberati. Invece vide soltanto l'osso, che spuntava come una freccia. Willie fece una smorfia, la prima: arricci il naso, e una delicata nota acuta gli incresp leggermente la morbida pelle tra le sopracciglia.
Sentiva male-, ora la spalla gli faceva davvero male.
Decise di alzarsi. Risult la decisione pi difficile che avesse mai preso. Il dolore sarebbe aumentato? E le budella sarebbero venute fuori dal buco dove una volta era attaccato il braccio? Doveva provarci, doveva arrivare fino all'estate farsi male, persino morire, allora sarebbe stato lecito, ma non adesso, non a sole otto settimane dall'estate.
Corrug la fronte e irrigid il collo, cercando con uno slancio di far funzionare quello stretto cuneo che era il suo torace. Il corpo non si mosse. Willie ebbe l'impressione di essere fatto di quei rametti friabili di cui, l a terra, era circondato, e che se fosse riuscito a mettersi seduto forse la spina dorsale si sarebbe spezzata.
La paura gli ribolliva nella pancia, scivolava in un punto della gola e l si fermava. Mosse il collo in modo appena percettibile per vedere oltre la spalla gonfia: vide i resti del suo braccio, ormai poco pi di una macchia purpurea sulla strada.
Willie si fece prendere dal panico e scoppi a piangere.
Dove diamine era finito suo padre? Grid aiuto con una forza tale che l'acido che sentiva in gola gli schizz sulla lingua e sui denti. Gir spasmodicamente la testa per controllare se ci fosse qualcuno, o magari una casa, un cavo del telefono, qualunque cosa, e il movimento gli risvegli tutto il corpo rivelando altri dolori. L'altro braccio, il destro, era lussato. Un sassolino si era incastrato nell'orecchio destro; e un tappo di bottiglia si era conficcato nel polpaccio sinistro. Le scarpe, logore e deformate da centinaia di ore di pioggia, acqua di torrente, polvere di palla bastarda, gli erano volate via dai piedi. La testa, almeno quella, stava al suo posto, ma aveva un'escoriazione sul collo un solco ovale e profondo di carne dilaniata.
Poi la spalla gli si apr con il rumore della stoffa che si lacera. Willie Van Allen svenne con un solo pensiero nella mente: l'estate, per lui, non sarebbe mai arrivata.
E invece arriv. Le prove erano ovunque.
Il vento era cos forte che si vedeva. L'erba era cos verde che si sentiva. E si fiutavano le risate nell'aria, come coni di gelato sciolto, e c'era chi sfoggiava buffi berretti delle ditte di sementi, e abbronzature da contadini, e abiti nuovi con ancora i segni delle grucce sulle quali, nei negozi, per tutta la primavera avevano atteso l'estate.
Era estate, finalmente estate, otto settimane dopo Willie ce l'aveva fatta! e le giornate erano perfettamente afose. In giornate simili era praticamente una disgrazia essere femmine, mentre i maschi dodicenni erano entusiasti di essere liberi. Il sole, l'avrebbe giurato chiunque, quell'anno era pi vicino, e calava pi in basso, e faceva il solletico alle foglie e a loro tre, Willie, Reggie e James, gli arrostiva la pelle mentre correvano, cosa che non smettevano di fare mai sui campi coltivati, sulla miscela bituminosa dove si andava a giocare, in mezzo all'erba alta e ruvida dei fossati braccia a girandola e ginocchia spalancate; Willie vestito a strisce, il moncherino del braccio ancora bendato, James con una scomoda blusa munita di bottoni, e Reggie, come sempre, in coda.
Reggie era talmente sicuro di s da lasciare che i due andassero per primi, e spesso non aveva quasi niente addosso: aveva dato fuoco alla sua maglietta e l'aveva buttata nel laghetto, cos, per divertirsi; un'altra volta l'aveva usata per acchiappare una rana, e un'altra ancora per togliere la fuliggine incrostata dalle finestre della baracca tetra e abbandonata, cosa che aveva desiderato fare per tutto l'inverno cavolo, da pi tempo di quanto gli altri potessero ricordare. Willie aveva una teoria: la madre di Reggie la signora Fielder, Kay-diamoci-del-tu doveva aver parlato della baracca quando Reggie le dormiva ancora nella pancia. O di quella meravigliosa catasta di copertoni.
O di quella gigantesca tubatura fognaria in cui si poteva entrare stando in piedi. O di quel posto dietro la ferrovia dove ogni treno che passava ti faceva una doccia di terra e ruggine. La madre di Reggie doveva aver parlato di quei posti in continuazione, perch Reggie era come se li conoscesse, o fosse attratto da un segreto richiamo al quale Willie e James erano sordi. Reggie non si perdeva mai quando si trattava di raggiungere un luogo proibito, o almeno a Willie cos pareva, e non aveva mai paura.
I marziani ci invaderanno, assicurava certi pomeriggi.
E le nostre famiglie moriranno una dietro l'altra.
Il luna park arrivava nella cittadina la prima settimana
d'estate, subito dopo la fine della scuola, e allora sul prato verde si vedevano spuntare tendoni, chioschi di panini e giostre. I giostrai erano fuori misura in tutto: pi grassi dei padri dei ragazzini (Reggie escluso, perch lui il padre non l'aveva), con le barbe pi folte e i capelli pi lunghi.
Gli avambracci erano massicci, tatuati, e le mani puzzavano di kerosene. E malgrado Willie pensasse che il suo braccio mancante avrebbe fatto loro meno impressione che alla gente normale, non erano meno crudeli: se ne stavano l impalati con le braccia conserte, a contemplare quei ragazzini con un'espressione tra il divertito e l'omicida.
I ragazzini continuavano a correre.
Ci sposeremo tutti, prometteva Reggie. E le nostre mogli moriranno prima di noi.
Tentarono di far scoppiare due palloncini con tre freccette e fallirono. Tentarono di far passare una palla da basket dentro al cerchio e fallirono. Tentarono di centrare con un anello di plastica il collo di una bottiglietta qualunque bottiglietta, dai. La faccia di Willie era appiccicosa di zucchero filato perch il secondo braccio per pulirsi non ce l'aveva. James si svuot le tasche per comprare uno specchietto da un dollaro con incisa la sagoma di una bomba sexy, ma lo cedette subito a Reggie, consapevole che i suoi genitori non gli avrebbero mai permesso di tenere un oggetto tanto inutile e sconcio, in quella casa poi, in cui gi brillavano tre piani di specchi lindi e inoffensivi.
Louise, la donna delle pulizie dei Wahl, aveva il compito di lustrare settimanalmente gli specchi, e anche i pavimenti, le finestre e gli interruttori della luce. James diceva che trovava quella routine inutilmente rigida, ma Willie e Reggie l'avevano beccato a guardarsi allo specchio con intensit, come se stesse cercando di scovare qualche difetto malamente camuffato. A volte teneva premuta l'unghia
del pollice sul labbro superiore per un minuto buono, poi la toglieva e mostrava il temporaneo sfregio bianco a uno dei suoi amici. Guarda, gli diceva, ho una cicatrice qui, proprio come mia madre. Willie non capiva perch lo facesse, n la ragione di tutta quella fatica per qualche misero secondo di gloria.
Seduti in cima alla ruota panoramica, si misero a dondolare mentre chilometri pi sotto c'era qualcuno che scendeva.
Reggie indic le luci ai margini della cittadina e con un soffio potente finse di spegnerle, come fossero candele.
James annunci che da grande avrebbe voluto fare il giocatore di baseball, ma non ci sarebbe riuscito perch era troppo magro. Willie domand a James che macchina avevano i suoi genitori, perch sua madre ne voleva una identica ma diceva che costava troppo. Un giorno, predisse Reggie, sarebbe diventato un famoso ladro o un famoso poliziotto, gli andava bene sia l'uno che l'altro. James disse che lui sarebbe stato il poliziotto che avrebbe catturato il ladro, o il ladro che scappava dal poliziotto, e i loro scontri a fuoco sarebbero passati alla storia. Willie domand se sapevano di qualche buon posto di lavoro per il padre, perch l'avevano appena licenziato era bravo a vendere, avrebbe potuto occuparsi di giocattoli o articoli sportivi...
Reggie tamburell con un dito sul bordo della cabina e disse che quello, quel preciso momento, era perfetto, perch si trovavano cos in alto che nessuno riusciva a vederli, e ora in quella cabina avrebbe potuto esserci chiunque: uomini, leggende, fantasmi, mostri.
Quando il sole cal appena dietro gli alberi, Reggie e James si infiammarono di arancione e i loro occhi presero a scintillare come quelli delle tigri africane: Willie si chiese se fosse cos anche per lui, e rimpianse di non possedere lo specchietto con la bomba sexy per potersi guardare. I ragazzini sorrisero, a labbra strette. Valutavano le rispettive reazioni, e si mettevano alla prova dicendosi cattiverie sconcertanti.
Sputavano e si acquattavano a terra come i giostrai e si comportavano come se sapessero tutto della vita e della morte e forse Willie qualcosa della morte la sapeva.
Era stato in un'ora dorata come quella, tre settimane prima con Willie appena dimesso dall'ospedale e dalle gonne della madre e reintegrato nella terra dei vivi che Reggie aveva voluto stringere con loro un patto di sangue.
Si erano tagliati i palmi della mano con un vecchio temperino e li avevano uniti abbassando gli occhi, improvvisamente timidi.
Non so che darei per essere vecchio, aveva detto Reggie
quel giorno, con la voce roca, mentre guardava il liquido rosso scuro colare sul dito medio di Willie, l'unico rimasto.
Malgrado tutto, la notte scese. Un uomo raccoglieva rifiuti con un'asta appuntita. Le giostre persero le loro luci ammiccanti. Reggie scalciava la terra, infelice. James si lamentava dei genitori, che gli avevano ordinato di rincasare da parecchie ore, e probabilmente erano gi attaccati al telefono. Willie, nel frattempo, se ne stava seduto a guardare i due amici, pi alti e sfacciati e belli di lui, e con due braccia ciascuno. Ma invece di essere invidioso, era contento e basta. Era estate, in fin dei conti ce l'aveva fatta, e qualunque nuovo dolore, ne era certo, lo avrebbe potuto mandar gi senza fiatare.
...
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Forse chi ruzzola bene colpisce babau.
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Era morto un ragazzino. Uno che frequentava la scuola di James, Reggie e Willie, un cicciottello di prima media bianco e rosso che si chiamava Greg Johnson. Greg era stato investito da un furgone qualche sera prima, pi o meno alle otto e mezzo, subito dopo essersi comprato una bibita all'angolo. Nessuno dei testimoni ricordava marca, modello e nemmeno il colore del veicolo, ma tutti erano pronti a giurare che il guidatore non aveva rallentato neanche un po': aveva travolto Greg Johnson come fosse un pupazzo. Gli adulti dicevano che si trattava di un pirata della strada; ma la cosa davvero preoccupante era che non erano passate neanche nove settimane da quando Willie Van Allen aveva perso il braccio.
La sera c'era stata una grande assemblea. La cittadina era piccola, e dal momento che due ragazzini erano finiti sotto un furgone la conclusione era inevitabile. C'erano i signori Van Allen, naturalmente, ma anche i genitori di James; la madre di Reggie Fielder, invece, faceva la cameriera e quella sera era di turno; perci Reggie contava sul resoconto di James e Willie.
Secondo James il fatto veramente importante era uno: avrebbero imposto il coprifuoco. Nessun ragazzino in strada dopo le otto di sera, a partire da subito. Per quanto tempo? Reggie lo aveva chiesto a James, che a sua volta aveva rivolto la domanda a suo padre, implorante: Per
quanto tempo? Lui si era limitato a fare spallucce, poi aveva afferrato una penna dal taschino della camicia, tra le tante che perdevano inchiostro, e aveva cominciato a darsi da fare con le solite colonne di numeri. Per tutto il tempo necessario, aveva risposto.
I ragazzi convenivano che era una notizia terribile.
L'estate non era rovinata del tutto, ma quasi. Insomma: d'estate, alle otto di sera, non era nemmeno notte... sembrava giorno ma era ancora meglio un'atmosfera meno abbagliante, pi fresca e velata. Avrebbero dovuto sopportare l'aria pesante delle rispettive case, distanti diversi isolati tra loro, e solo perch c'era un tale che girava di qua e di l alla ricerca di dodicenni da mettere sotto?
Non  giusto, pens James mentre schiacciava la fronte contro il finestrino dell'auto. Il mondo era grigio come pietra e andava troppo veloce per essere capito. Tutto poteva significare tutto. C'era un vecchio che sgridava un cane: forse aveva fatto del male ai bambini. C'era un uomo alto che si pettinava davanti all'insegna a strisce bianche e rosse di un barbiere: forse era sbronzo, forse aveva battuto sua moglie con un cucchiaio di legno. C'era una donnetta simile a uno gnomo che avanzava sul marciapiede zoppicando: chiss, magari le piaceva investire i ragazzini con il suo furgone argentato.
Era un brutto giorno per andare da qualsiasi parte, e James stava andando a un funerale. La sera prima c'era stata la camera ardente: tutti, aveva scoperto, si mettevano in fila davanti alla bara per dare una sbirciatina al morto. Lui non aveva avuto il permesso di andarci, e comunque aveva troppa paura. Neanche i genitori di Willie gli avevano dato il permesso; dal secondo incidente, i Van Allen erano diventati ancora pi protettivi nei confronti del figlio. Reggie invece,  ovvio, alla veglia ci era andato,
e siccome sua madre di sera lavorava ci era andato da solo. James non capiva dove avesse trovato tutto quel coraggio, ma Reggie era deciso a vedere con i suoi occhi un piccolo morto; e se le pompe funebri avessero venduto i biglietti, lui sarebbe arrivato in anticipo per assicurarsi un buon posto. Non disponendo dell'abbigliamento adatto, aveva preso una camicetta bianca della madre, infilandosi cos tanto tessuto nei pantaloni che sembrava portasse un pannolino; poi, siccome aveva solo calzettoni bianchi, aveva trovato un pennarello nero e si era messo all'opera.
Dopo la veglia, Reggie era andato a bussare alla finestra della cameretta di James. Impresa non ardua: se l'auto dei suoi era parcheggiata nel vialetto, doveva solo montarci sopra, saltare sulla falda di tetto pi bassa della casa a tre piani, fare qualche passo sulle tegole e bussare al vetro di James. Prima dell'incidente lo faceva sempre anche Willie, ma adesso doveva usare la porta. Secondo Reggie, Greg Johnson era decisamente morto. Tre persone avevano fatto un discorso, c'erano venti grossi mazzi di fiori e un sacco di bicchieri di carta pieni di caff, pi di quanti Reggie avesse mai visto. Quattro persone se n'erano andate mentre il signor Johnson pronunciava un commovente appello perch si trovasse l'assassino. Undici avevano pianto; altre dodici avevano abbracciato lui, Reggie, anche se non ne aveva riconosciuta nessuna, a parte la signora Van Allen. Al termine della cerimonia i suoi calzettoni erano tornati quasi bianchi, e Reggie aveva dato la colpa a tutte quelle lacrime.
Lui, che aspetto aveva? gli aveva domandato James.
Niente male, era stata la risposta, ma per uno scaltro come Reggie guardare da lontano non poteva bastare.
Si era messo in fila per ultimo o almeno questo fu quello che raccont a James e, arrivato l, aveva appoggiato i gomiti sulla bara di Greg e adagiato il mento sul metallo freddo e pulito.
Aveva un non so che di strano negli occhi, aveva riferito.
Non scherzo. Qualcosa che non quadrava Alla richiesta di maggiori spiegazioni, Reggie si era limitato ad accennare che le palpebre sporgevano in modo innaturale, sembravano troppo piccole o troppo grandi, e forse nascondevano qualcosa che non erano gli occhi di Greg Johnson, ma dei bulbi di vetro che il becchino aveva inserito dopo aver estratto quelli veri; o forse, i bulbi oculari autentici erano stati sbalzati fuori quando il furgone aveva preso Greg di schiena. James si era immaginato una cosa mostruosa: un occhio di Greg schiacciato sotto una ruota del veicolo, e l'altro che veniva portato via da uno scoiattolo di passaggio. James avrebbe tanto voluto che il suo cervello la smettesse di fantasticare su certe cose, ma era pi forte di lui.
Non sono riuscito a toccarlo, aveva proseguito Reggie, -
ma c'era qualcosa di strano anche nei capelli, vicino alla nuca, qui dietro. Reggie si era toccato la testa nel punto in cui i pap di solito perdevano i capelli. Pensavo fossero delle perline, sai, tipo quelle dei rosari, ma perch avrebbe dovuto avere delle perline nei capelli? Poi ho pensato agli insetti. Forse erano le zecche che se lo mangiavano Reggie aveva parlato in tono pacato, per scioccare James: funzionava. Quindi aveva fatto spallucce. Ma alla fine, credo che fossero dei punti. Grossi, enormi. O forse delle graffette. Per tenergli insieme la testa.
Poi in casa di James si erano sentiti dei movimenti passi pesanti sulla scala a chiocciola, cassetti chiusi con violenza, il cigolio dell'armadietto dei medicinali. I genitori di James, tutti e due, stavano per entrare in camera sua, con in mano un paio di rigidi mocassini e una cravatta per il funerale, perci Reggie era schizzato via dalla finestra come un fulmine, calandosi sul tetto dell'auto prima di sparire in mezzo ai soffioni.
E adesso eccolo l, James, con i capelli opachi, il viso pallido e contratto, e la sensazione che nelle sue ossa si fosse annidato ogni singolo sassolino schiacciato dalle ruote dell'auto. Era diretto a un funerale, il primo della sua vita, e gli veniva da vomitare. Sperava di non trovarci Reggie, altrimenti avrebbe dovuto dissimulare il suo malessere; ma sapeva che si sarebbe fatto vivo anche senza la madre, che sicuramente era di turno Reggie non se lo sarebbe perso per nulla al mondo. Sei un fifone, avrebbe detto a James se non ci fosse andato, e avrebbe avuto ragione.
L'auto svolt a una curva, e d'improvviso si stagli nel cielo un monumento funebre, Ges in croce. Poi, come un esercito schierato, lapidi a centinaia. James si mise a leggere i nomi: Smith, Kaufman, Brown. Neppure un Johnson, e per un istante sper che fosse tutta un'invenzione.
Aguzz la vista: nonostante il grigiore della giornata, l'erba del cimitero era troppo verde. Si domand il perch, e la nausea crebbe.
Dal finestrino dell'auto scorse un telone azzurro steso sopra una ventina, o forse pi, di sedie pieghevoli in metallo.
Il telone sbatteva forte sotto le violente folate di vento.
James sollev lo sguardo: le nuvole parevano buste di carta, e la pioggia minacciava di bucare l'involucro. C'era gi un po' di gente e tutti guardavano il cielo, tenendo stretto l'ombrello nero e scambiandosi frasi sussurrate e strette di mano. James ebbe l'impressione che quelle persone si invitassero l'un l'altra a cadere nella fossa appena scavata.
Con lo sguardo fisso sulla bara, ecco Reggie, che accanto agli adulti vestiti di nero sembrava pi piccolo e pi pallido.
Willie non ci sarebbe stato. Mentre gli annodavano al collo la cravatta e gli infilavano nei pantaloni un lembo ribelle della camicia, i genitori avevano detto a James che il funerale sarebbe stata un'esperienza troppo forte per Willie, che gi era delicato prima di quell'orribile vicenda, prima di ritrovarsi quella brutta cicatrice sul collo, prima che quel che restava della sua spalla dovesse essere infilato ogni benedetta mattina dentro la manica della camicia fermata con una spilla da balia. Pi tardi James rifer a Reggie quei commenti, e sebbene non concordasse sull'eccessiva sensibilit di Willie, convenne che era stata una buona idea tenerlo lontano dal funerale. Secondo Reggie, vedendo il moncherino di Willie gli adulti avrebbero rivissuto la veglia, e anche peggio: avrebbero pianto senza ritegno.
L'auto si ferm. Le portiere si aprirono e James sent un soffio d'aria staccargli la fronte dal vetro. Adesso era fuori, seduto su una scomoda sedia di metallo accanto a Reggie. E c'era la bara di Greg Johnson: a misura di bambino, argentea come il furgone che probabilmente l'aveva investito, sigillata e gi striata di sterco di uccello. Il ragazzo era morto. La schiena spezzata come un bastone.
Gli occhi sbalzati fuori. La testa maciullata sul cemento.
Morto sul colpo. Almeno cos dicevano.
La cerimonia fu breve. Un uomo lesse un passo della Bibbia. Il sole emerse dalle nuvole e le ombre delle lapidi si allungarono fino ai presenti, ma nessuno se ne and.
Una delle ombre cadde su James e lui si sent il cuore in gola. Aveva ancora voglia di vomitare, ma quando gli pass, un secchio di lacrime gli riemp gli occhi. Cerc di reprimerle. Non voleva che Reggie se ne accorgesse. Non sapeva perch piangeva: quel ragazzino lo conosceva appena.
Fece un respiro profondo, sent l'odore della terra e si chiese se il necrologio di Greg sarebbe finito nell'album dei ricordi di sua madre, e se un giorno anche l'annuncio della sua morte james wahl, deceduto avrebbe trovato spazio in quelle pagine.
Quattro uomini si alzarono per deporre Greg Johnson nella terra. La bara fu calata con delle grosse cinghie fissate a delle specie di carrucole, e vibr come se fosse troppo pesante, piena di panni bagnati o di vecchi stracci.
James si asciug gli occhi infatti era piena di vecchi stracci, infatti. Un angolo della bara si inclin prima del previsto. Sotto quel peso le braccia degli uomini tremarono, e si dovettero piegare per correggere l'errore. James trattenne il fiato, certo che la bara si sarebbe rovesciata e Greg sarebbe balzato fuori, con le graffette saltate via e il cuoio capelluto penzoloni. Gli uomini riacquistarono faticosamente il controllo; le spalle s'incurvarono e i muscoli si contrassero. Ma il peso era troppo perch quella era la morte, che alla fine si portava via tutti.
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Ragazzini (poveri cari): ordiscono fandonie giocose stupidamente.
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Reggie rimase a lungo disteso sul tetto della casa di James. Pens alla sua, di casa, e al fatto che era grande quanto il soggiorno di quella; ciononostante era sempre meglio delle precedenti, due brevi esperimenti in cui si era ritrovato nell'angusta stanza degli ospiti in casa degli ex fidanzati di sua madre. Vide Louise, la domestica dei Wahl, andare via al termine della giornata, forse stanca di aspettare. Reggie la conosceva e amava il suo umorismo macabro e il suo contegno vivace ma sapeva aspettare pi di lei in qualsiasi occasione. Sent la vecchia pendola nello studio del signor Wahl battere le sei, poi le sette.
Era come trattenere il respiro sott'acqua: se avesse fatto respiri lenti e regolari, senza muoversi di un centimetro, avrebbe potuto resistere in quello stato per tutta la notte.
L'aveva fatto altre volte.
Finalmente sent i Wahl che rientravano. Continu a inspirare ed espirare; fiut l'odore della carne sul fuoco e quello del pane e delle verdure. Sent l'acciottolio dei piatti, lo strascinio e lo scricchiolio delle sedie attorno al tavolo. I bicchieri cantavano, l'argenteria tintinnava. Lui aspettava.
Reggie era figlio unico, e suo padre era in carcere. Sua madre lavorava quasi tutti i giorni e tutte le sere al ristorante ma secondo lei non poteva considerarsi tempo pieno, cosa che lo lasciava perplesso pertanto capitava
raramente che cenassero insieme. Lei portava a casa gli avanzi, Reggie li riscaldava e mangiava da solo davanti alla televisione, regolando l'antenna tra un boccone e l'altro per fermare l'immagine tremolante. Di norma invidiava l'ora di cena a casa di James i manicaretti di Louise disposti sul grande tavolo scintillante, sotto il lampadario luminoso cos come la conversazione, in cui si discuteva di cronaca internazionale e mercati finanziari, o si torchiava James riguardo ai compiti e agli amici, ripetendogli quanto fosse importante stabilire una sana routine che l'avrebbe accompagnato per tutto il college: Tieni gli occhi sulla ciambella, non sul buco. Ma non quella sera. Quella sera Reggie era contento di essere solo. Apr uno spiraglio della finestra per ascoltare lo scambio di battute del dopocena.
La voce del signor Wahl era troppo bassa per fendere il ronzio del condizionatore, e la madre di James non diceva niente. Si sentiva solo James. Reggie chiuse gli occhi e ascolt.
Sto bene.
Normale. Bene.
Gi.
Gi.
Lo so.
Lo so.
Non lo so. Non mi pare.
Un po'. Lo conoscevo poco.
Non so dove. Forse al campo.
S. Qualche volta. Ma di solito giocava da solo. Era solo un ragazzino.
Willie? Non lo so. Pu darsi. Non lo so. Dovreste chiederlo a lui.
Certo che lo so: Willie  stato investito da un furgone.
No, era un furgone. Un furgone color argento.
Perch Willie ha detto che era un furgone.
Perch ha detto che era color argento.
No, non lo faccio.
Non ci vado, su quelle strade.
Non vado su quelle strade comunque.
Pap, mi tengo sempre sulle strade principali.
No.
Non lo faccio.
Reggie? Perch?
Non lo fa.
Non lo fa.  stato solo quella volta. Di solito Reggie non picchia nessuno.
Sta bene.
Reggie sta bene, pap.
Non lo fa. Sul serio. Faccio quello che voglio. Reggie non mi costringe a fare un bel niente. Faccio quello che dico io.
Okay.
Okay.
Bene, glielo dir.
Gli dir quello che hai detto.
Bene.
Bene.
Bene.
No. Non ho fame.
No, grazie.
Seguirono un momento di silenzio e dei passi leggeri sulle scale. La porta della stanza di James si apr, poi si richiuse.
Reggie cont fino a cinquanta prima di introdursi nella stanza attraverso la finestra. Sfoggi un sorriso.
Ehi, disse James, lasciandosi cadere sul copriletto arruffato. Alla cieca, infil la mano sotto le lenzuola ammucchiate e tir fuori il berretto da baseball: se lo calc sui capelli ben pettinati e si rilass. Con una mano tormentava il bordo della visiera, sporca di terra, di sudore e di molte estati.
Mi hanno fatto un centinaio di domande, disse James. Pensavo che
non la finissero pi. Muoio di fame. Hai niente?
Io? Contavo su di te, disse Reggie.
Oh, no.
Uffa.
Tacquero per un istante, e il silenzio sembr diverso da tutte le altre volte.
Me lo dici? domand Reggie.
Cosa?
Hai detto a tuo padre che mi avresti detto qualcosa.
Ah, giusto.
James s'interruppe e gett un'occhiata alla stanza. Improvvisamente prov imbarazzo per le sue dimensioni al confronto, quella di Reggie era uno sgabuzzino e per la quantit di giocattoli sparsi dappertutto: soldatini e costruzioni, i suoi Reggie li aveva impegnati parecchio tempo prima in cambio di qualche soldo.
Dice che non dovremmo andare troppo in giro, disse James.
-Uh.
S, ma lo dice sempre.
Infatti.
Soprattutto di sera, dice. Soprattutto di sera, non dovremmo andarcene troppo in giro.
Giura.
Non  che non gli stai simpatico, disse James. Altroch.
Davvero. Solo che per qualche ragione... cio, non so cosa abbia in testa veramente. Ma tu non preoccuparti, va bene? Non importa cosa dice. Cio, lo sai.  estate.
James fece un'alzata di spalle e distolse lo sguardo: sotto gli occhi pazienti di Reggie si sentiva piccolo e irrequieto.
Senza smettere di tormentare il berretto, guard fuori della finestra.
Parl di nuovo. Ci hai pensato sul serio? Cio, a lui morto?
Reggie gli moll un pugno sulla spalla con un gesto veloce.
James rincul Reggie colpiva sempre un po' troppo forte e si ricord del commento fatto da suo padre riguardo all'aggressivit dell'amico. Certo, c'era stato quell'episodio a scuola in cui Reggie aveva preso a pugni un ragazzino. E allora? Era uno dei tanti. Un mucchio di ragazzini pigliano a pugni un mucchio di altri ragazzini, e James non capiva perch suo padre se la prendesse proprio con Reggie.
Non dire niente, fece Reggie mentre James serrava i pugni sulla difensiva.
Ahi.
Non possiamo parlare di morti senza Willie, disse Reggie.
Perch?
Reggie sorrise, ma nella sua espressione c'era qualcosa che a James non piaceva affatto. Disse: Lo vedrai.
Quando arrivarono da Willie erano quasi le sette. James non poteva crederci: tempo un'ora e trovarsi fuori casa sarebbe stato illegale.
Di solito i ragazzi si sarebbero incontrati nella casetta sull'albero di Willie. Era proprio accanto a casa sua, annidata tra i rami alti e forti. Gliel'aveva costruita suo padre ed era davvero fantastica, grande abbastanza per ospitare tre ragazzini nei loro sacchi a pelo,
cosa che avevano fatto molte volte nelle estati passate. Ma adesso, quando Reggie e James guardavano la casetta, niente era pi come prima, e James sapeva perch. Willie non avrebbe potuto salirci mai pi.
Per un istante prov una strana sensazione, come se stesse per piangere, ma poi toss e la sensazione svan.
Bussarono alla porta e dopo un po' apparve il signor Van Allen. Lanciata un'occhiata sopra le loro teste, neanche si aspettasse di vedere una torma di poliziotti anzich due dodicenni, abbass gli occhi su di loro e cambi espressione, mostrando una silenziosa sofferenza. Dal giorno dell'incidente di Willie il signor Van Allen aveva l'aria assente, come se non sapesse esattamente perch si trovasse l, sulla soglia di casa. In fatto di pap, James aveva sempre pensato che il signor Van Allen fosse uno a posto, bench trascorresse gran parte del tempo libero fra montagne di riviste, carte da gioco e programmi sportivi, talvolta offrendo a James una lattina di birra. Lui aveva sempre creduto che fosse uno scherzo, per la cosa lo metteva a disagio.
Ma quel signor Van Allen, per quanto gli incutesse soggezione, era di gran lunga preferibile all'automa che si trascinava trasandato e il cui viso, adesso, si vedeva sempre e soltanto alla porta. Gli erano rimasti pochi capelli sparsi sulle tempie, ora ispidi come fili ritorti. Gli occhi erano rossi, il contorno bluastro, e sembrava che le orbite stessero lentamente sprofondando nel cranio. Il signor Van Allen aveva sempre puzzato di birra, ma adesso era come se ci avesse fatto il bagno. Quando parlava sorrideva ancora, ma quei sorrisi mettevano James e Reggie in uno stato di grande agitazione.
Willie  di sopra, ragazzi, disse, sganciando il fermo della porta.
Grazie, signor Van Allen, dissero, superandolo il pi velocemente possibile.
La casa di Willie non era neanche lontanamente paragonabile
a quella di James nella cittadina, poche reggevano il confronto ma era pi grande di quella di Reggie, e meglio arredata. Ciononostante James ci trovava qualcosa di finto, come se fosse un'impalcatura addobbata con ricercate decorazioni che, viste da vicino, non erano affatto ricercate. C'era un odore pungente, di detersivi, e faceva sempre troppo caldo. James e Reggie si affrettarono a raggiungere la camera di Willie, dove avrebbero potuto aprire una finestra per non morire soffocati.
Era strano avere un amico con un braccio solo. Dopo l'incidente non avevano avuto il permesso di vederlo per due settimane. Come sempre, Reggie aveva fatto quello che sapeva tutto. Potrebbe morire da un momento all'altro, aveva ripetuto per una settimana. Ma le sue previsioni non si erano avverate, e allora aveva attaccato: Potrebbe avere riportato un danno permanente al cervello, sai. Potrebbe perdere l'uso della parola. Forse, quando prover a parlare, dalla bocca gli uscir solo bava.
Quando era tornato a casa dall'ospedale, per, Willie pareva stare bene. Era pi pallido, e aveva i capelli pi lunghi, ma sfoggiava un bel sorriso e un nuovo berretto da baseball. L'unica vera differenza era che adesso al posto del braccio sinistro c'era un moncherino, sempre nascosto dalla manica ben chiusa da due spille da balia. James e Reggie non l'avevano ancora visto.
Quella prima volta avevano avuto il permesso di fermarsi solo pochi minuti la signora Van Allen li aveva cacciati battendo le mani e ridendo. A differenza del marito, dopo l'incidente era diventata pi allegra, e anche questo infondeva a James una certa inquietudine. Perch si dava tanto da fare per convincerli che tutto andava benissimo, quando il moncherino di Willie era l'evidenza del contrario?
Un paio di settimane pi tardi Willie aveva ripreso a scorrazzare con James e Reggie, quasi come prima. Sembrava che la mancanza di un braccio gli provocasse solo un curioso squilibrio, e in certi momenti, apparentemente a casaccio, cacciava un urlo e cadeva di faccia. A palla bastarda non poteva pi giocare, ma la cosa capitava a fagiolo: i ragazzi avevano sempre desiderato un arbitro, e Willie era un pessimo giocatore. Non era tutta colpa sua, per; fra quelli di prima media era il pi basso, e anche il pi magro. Ma c'era dell'altro. Aveva le orecchie a sventola e il naso lungo, e anche i denti erano un problema era tra i pochi a portare l'apparecchio. Willie diceva che l'apparecchio gli avrebbe accartocciato i denti; e James la riteneva un'ottima idea, visto che i denti dell'amico distavano un chilometro l'uno dall'altro, e a volte fra gli interstizi restavano dei grossi grumi di cibo, finch Reggie non li vedeva, si metteva a fare strani versi e ordinava a Willie di andarsi a sciacquare la bocca.
Una volta di sopra, Willie premette perch gli raccontassero del funerale e stette a sentire con gli occhi sgranati, grattandosi distrattamente la cicatrice sul collo, che sembrava sempre umida anche se non lo era.
Che ci faranno coi disegni di Greg? chiese quindi.
Con che? domand James.
I disegni. Quelli appesi davanti all'aula di arte, con tutti gli altri. Li butteranno via o cosa?
Ma che ti frega dei disegni, disse Reggie. Io voglio le sue scarpe. Aveva delle scarpe da sballo. Secondo voi i genitori le daranno via, le sue cose? O faranno una svendita?
Continuo a pensare a quando si metteva in fila all'ora di ginnastica, disse piano Willie. Fece di s con la testa, come per approvare quel ricordo.
E il suo armadietto? chiese James. Scommetto che ci ha lasciato un quintale di roba.
Giusto, disse Reggie, illuminandosi in volto. Cavolo, potrebbero esserci le figurine del baseball.
A ginnastica, Greg Johnson, con i suoi calzoncini blu, disse Willie. James fece finta di non aver sentito.
Era abituato alle fantasticherie dell'amico, anzi. Si domand segretamente se Willie non fosse stato investito proprio per questo. Magari si era perso come sempre in un sogno a occhi aperti e si era ritrovato in mezzo alla strada.
A ginnastica era una vera schiappa, disse Reggie.
Nemmeno un rimbalzo. L'avete visto quando cercava di acchiappare la palla? Imbarazzante.
Tacquero per un momento. Stavano sulle spine.
Alla fine Reggie sospir. Devo dirvi una cosa, ragazzi.
James e Willie lo guardarono.
Fece una pausa, misterioso, poi parl. Questa potrebbe essere la nostra ultima estate.
James guard Willie, ma si pent subito di averlo fatto: aveva il viso rosso e vulnerabile, e il moncherino appariva piccolo e inutile. James sent un groppo allo stomaco e cap immediatamente di cosa stesse parlando Reggie. Forse la prossima volta sarebbe toccato a loro.
Ma c' il coprifuoco, protest.
Ma c' il coprifuoco, lo scimmiott Reggie. Quello stupido coprifuoco? Vogliamo davvero starcene in camera nostra tutte le sere, per tutta l'estate?
Era una sfida, forse una minaccia. James guard Willie; Willie guard Reggie.
No, giusto? fece Willie.
Esatto, disse Reggie. O almeno, io non lo far.
Gi, ma tua madre la sera non  in casa, per te  pi facile svignartela, disse James. Io ho un padre e una madre, e mi hanno messo alle costole anche Louise.
Reggie finse di non aver sentito. Willie  stato investito di giorno.
Tecnicamente era il crepuscolo, ribatt Willie. Reggie
lo fulmin con lo sguardo e lui diede un'alzata di spalle.
Va bene, d'accordo, prosegu Reggie. Ma c'era ancora luce. Greg Johnson, invece,  stato investito di sera.
Questo vuol dire che rincasare alle otto non servir a niente, perch una cosa del genere potrebbe succedere in qualsiasi momento della giornata, e non c' nulla che possiamo fare per evitarlo, a parte scappare a gambe levate se vediamo arrivare un furgone color argento. Volete invecchiare rintanati in casa? Io no di certo. Dobbiamo uscire tutte le sere, quest'estate pi che mai. Perch e non  che voglia mettervi paura perch questa potrebbe essere la nostra ultima occasione.
Nelle parole di Reggie c'era un fondo di verit, ma il tono, forse, era eccessivamente drammatico. Tuttavia James non riusc a trattenersi e si trov ad annuire anche lui.
Dovremmo fare tutto quello che abbiamo sempre desiderato fare, disse Reggie. Senza stupide regole. Dovremmo...
Correre il rischio, concluse Willie. James lo guard, allarmato.
Reggie annu e si concesse un lieve sorriso.
Volevamo fare tante cose, disse, ma poi abbiamo avuto paura. Ci ho pensato su tutto il giorno, James; tu dicevi che volevi scavalcare il recinto della vecchia piscina.
S, ma un secolo fa...
E tu, Willie, dicevi sempre di voler salire sul tetto del MacArthur Building per vedere fin dove arriva l'orizzonte.
Ricordi? Ne parlavi in continuazione.
Willie annu trasognato.
Reggie sorrise a trentadue denti e James si sent sorridere a sua volta. Ma poi si pent; era proprio ci che Reggie si aspettava. Era come fare a botte senza pugni, e James non sapeva in che modo rispondere. E, comunque, ormai era tardi sorrideva anche Willie, annuendo tra s, con il moncherino che si contraeva come una bestiolina appena nata.
James non ce la faceva pi, doveva saperlo.
E tu? Tu che cosa vuoi fare?
Reggie scoppi a ridere.
La scuola, scemo, disse. Voglio svignarmela e passare la notte dentro la scuola.
...
.
...
Essere gi lontani.
...
.
...
Era vero: da anni Reggie aveva il desiderio di nascondersi dentro la scuola. Tutto era cominciato un giorno, durante la ricreazione, mentre erano seduti sotto lo scivolo a mangiare dolci da un sacchetto di carta, con il freddo dei primi giorni d'autunno che strisciava sulla schiena, e Reggie aveva visto degli sbuffi di fumo uscire dal comignolo dell'edificio.
Non ci avevo mai fatto caso, al comignolo, aveva detto.
Qualche giorno dopo, mentre la classe procedeva in fila indiana verso l'aula di arte, Reggie aveva sentito qualcuno parlare della sala professori.
Mai saputo che ne esistesse una, aveva detto.
La settimana dopo, a pranzo, era stato attratto dalla conversazione del bidello con un insegnante. Il bidello teneva fra le mani uno scatolone, con il materiale per la recita che quelli di quarta avevano messo in scena in occasione del Columbus Day. Qualche istante dopo, Reggie aveva fatto scivolare il suo vassoio tra James e Willie, gli occhi illuminati e frenetici.
Da qualche parte in questa scuola c' un locale per i costumi, aveva detto.
E presto aveva tracciato l'incredibile piantina di una Polk Elementary alternativa, con passaggi segreti e stanze misteriose. Non sarebbe bello, aveva ripetuto Reggie in svariate occasioni, nascondersi dentro la scuola di sera, aspettare che gli insegnanti e i bidelli siano usciti e andare in perlustrazione? Avrebbero potuto strillare e fare chiasso quanto gli pareva. Leggere le note sugli studenti.
Lanciare la palla contro la porta del preside. Avrebbero potuto pattinare.
Era estate, e la scuola era chiusa. Ma a Reggie era rimasto il pensiero. L'anno precedente non aveva consegnato una decina di compiti, perci era stato costretto a frequentare le lezioni estive, uno strano rituale quotidiano che Reggie aveva descritto ai suoi due amici come esattamente uguale alla scuola normale, solo che non c' quasi nessuno, e puoi sbagliare tutte le risposte che vuoi perch l'insegnante non vede l'ora di tornare a casa. Le lezioni estive erano durate sei settimane e, sebbene Reggie le avesse odiate, gli avevano permesso di capire meglio la natura degli insegnanti. Sono come noi, aveva sentenziato.
Anche loro odiano la scuola.
James e Willie non odiavano la scuola, tuttavia si dichiararono d'accordo. Meglio non mettere i bastoni fra le ruote a Reggie quando era preso da uno dei suoi progetti.
Ti si poteva rivoltare contro dicendoti che eri uno smidollato, una femminuccia indegna di partecipare al suo piano.
Poteva odiarti per giorni, addirittura per settimane.
James lo assecond, pensando a quanto fosse strano tutto quell'entusiasmo per la scuola, bench per questioni non prettamente scolastiche.
Con un'energia mai infusa nel fare i compiti, Reggie stil un lungo e dettagliato elenco dell'occorrente. Quattro torce elettriche (una di riserva), batterie di scorta, una macchina fotografica, due rullini, un taccuino, matite, snack, bibite, una coperta, una palla da baseball, pattini, un frisbee, quattro o cinque libri da usare come fermaporte (per evitare di restare chiusi dentro), e un pennarello nel caso avessero voluto lasciare qualche misterioso messaggio, giusto per far venire un colpo agli insegnanti.
Sar un po' complicato, ammise, perch non  esattamente il posto dove dovremmo essere. Quindi, per prima cosa, entreremo di nascosto.
Usando il solito alibi, Willie avrebbe detto ai suoi genitori che si fermava a dormire da James. James avrebbe detto ai suoi genitori che si fermava a dormire da Willie.
Reggie, la cui madre lavorava fino a un'ora troppo tarda per accorgersi degli ospiti del figlio, poteva fare quel che voleva, quindi nessuna bugia.
Willie e James si ritrovarono invischiati nel piano prima ancora di protestare. Quando James cap che Reggie aveva gi speso la sua misera paghetta in batterie, sent nuovamente nello stomaco quella strana sensazione. Era tutto vero. Se li avessero beccati mentre si introducevano nella scuola, avrebbero rischiato l'espulsione? O magari l'arresto? James non lo sapeva ma, al solo pensiero di disobbedire, lo stomaco gli si chiudeva. Per quanto entusiasmanti potessero essere i piani di Reggie, era perfettamente conscio che facevano parte del buco e non della ciambella. Restava una speranza: forse i genitori di Willie non gli avrebbero permesso di dormire fuori, e James contava su questo per mandare a monte il piano di Reggie.
Purtroppo, per, i genitori di Willie avevano ritenuto scortese declinare l'invito di James Wahl: in fin dei conti i Wahl erano una famiglia rispettabile, e avevano quella bella casa grande. Anzi, la signora Van Allen aveva preso ago e filo e cucito la manica sinistra di un pigiama di Willie apposta per l'occasione.
Il tuo pigiama, disse Reggie impaziente, lo butteremo lungo la strada.
Naturalmente avrebbero anche dovuto infrangere il coprifuoco. Ma per qualche ragione di questo non fecero parola, nonostante la preoccupazione di James. Preoccupazione lontanissima da Reggie, invece, che si mangiava le unghie, spazzolava via i bruscoli rosa della gomma da cancellare, e rileggeva le sue due pagine di inventario con un mozzicone di matita fra le dita. Concentrato, cancell pattini.
L'azione era fissata per il venerd. Sabato mattina la scuola sarebbe stata deserta e loro avrebbero potuto svignarsela da una finestra il tiepido caldo estivo sul collo trionfanti all'idea di averli messi tutti nel sacco: genitori, scuola, coprifuoco e pirata della strada. Tutti.
Se questa  davvero la nostra ultima estate, ricord loro Reggie, non muoio senza aver scoperto cosa c' dietro quelle porte.
Venerd, nel tardo pomeriggio, James si incammin per andare a prendere Willie, tenendo sempre d'occhio i furgoni che sfrecciavano da una parte e dall'altra. Quando arriv, il cielo era arancione; la casetta sull'albero, deserta, svettava sopra di lui mentre saliva i gradini. James la fiss, vide i rami muoversi, sent le assi lamentarsi.
Quella casetta deve sparire.
James trasal. Dietro la porta a zanzariera c'era il signor Van Allen, anche lui con lo sguardo rivolto all'albero.
James si sent battere forte il cuore; non aveva ancora bussato. Il signor Van Allen non disse nulla e fiss a sua volta la casetta, ricordando probabilmente quando l'aveva costruita: il ruvido delle assi, la temperatura dei chiodi sotto i colpi del martello. James pos gli occhi sulle mani del signor Van Allen. Una folta foresta di peli ricciuti inghiottiva un enorme anello del college. Le unghie sporche e consumate. Le dita stringevano una lattina di birra, di cui certamente si era dimenticato era inclinata, e James temette che il liquido cominciasse a colare fuori.
Come stai, James? Lo disse a voce cos bassa che James pens di esserselo immaginato.
Mah, benino.
Il signor Van Allen annu vagamente, continuando a fissare le assi della casetta.
Lo sai che vi voglio bene, a voi ragazzi, sussurr.
James trattenne il respiro, e vide la birra raccogliersi sul bordo della lattina.
Si che lo sai. Lo so che lo sai. Il signor Van Allen inspir profondamente, facendo sporgere la mandibola nell'evidente tentativo di raccogliere le forze. Facciamo tutti degli errori, James. Tutti quanti. Ma questo non vuol dire che manchi l'affetto.
Poi guard James con occhi vacui; e un istante dopo si allontan. James rimase l, il petto che gli martellava, il sudore sul collo. E adesso cosa doveva fare?
Da dentro casa si sent la voce del signor Van Allen:
Willie,  arrivato il tuo amico.
Un momento dopo la signora Van Allen venne ad aprire la porta, esclamando ad alta voce: Ehil, qual buon vento? Gli si avvicin e gli mise una mano sulla spalla; fece per abbracciarlo, ma James rimase immobile. La signora Van Allen era un donnone con i capelli grigi tagliati corti; portava trucco e gioielli in abbondanza. Per anni James aveva pensato che quella roba la rendesse affascinante, ma ora non pi. Le guance erano imbrattate di una fangosa sostanza marroncina, e le ciglia invischiate in qualcosa di umido e nero. La bocca era di un rosso acceso, ma il rossetto tracimava dai contorni delle labbra, colorando la pelle circostante e facendola assomigliare a un clown.
Dopo l'incidente, la madre di Willie aveva decisamente cominciato a propendere per il troppo-, troppo vistosa, troppo felice, troppo energica, troppo loquace.
Entra, entra. Che bello vederti! Come stanno tua madre e tuo padre? Salutameli, eh? Che persone meravigliose, i signori Wahl.
Stanno bene.
Ah, che bellezza! grid lei prima ancora che James completasse la risposta. Lui lanci uno sguardo in direzione del signor Van Allen, che adesso sedeva al tavolo della cucina, girato di schiena, stringendo nel pugno peloso la birra bagnata. James ebbe la sensazione che la signora seguitasse a chiacchierare solo per compiacere in qualche modo il marito. Ma la cosa non sembrava funzionare. Davanti al padre di Willie c'era un giornale aperto. Parti del testo erano evidenziate. L'unico rumore che si sentiva era il vago ronzio di un ventilatore. Nell'aria c'era un tanfo terribile, come di carne guasta.
Ciao, James!
Willie si present con uno zaino ricolmo che gli dondolava dalla spalla buona.
Improvvisamente perse l'equilibrio e cadde, sbatacchiando il braccio come un uccello colpito, per poi rialzarsi con una risata. James era abituato a vedere il suo amico lottare ogni giorno contro la forza di gravit, ma il fatto che un oggetto innocuo come uno zaino potesse farlo cadere era davvero inquietante.
William, l'hai preso il tuo pigiama speciale?
S, mamma.
E lo spazzolino? Non dimenticarti di pulire l'apparecchio.
S, mamma.
E sei sicuro di non volerti portare... l'orsacchiotto?
Lo sapevano tutti che l'orsacchiotto di Willie si chiamava Softie, ma era chiaro che sua madre non voleva metterlo in imbarazzo. James la guard torvo non avrebbe dovuto neppure tirarlo in ballo. Sensazione subito rimpiazzata dalla frustrazione di sapere che Willie ancora si teneva un cavolo di orsacchiotto, come Reggie andava ripetendo da un paio d'anni: era imbarazzante, per uno della sua et.
No, mamma, rispose Willie con le orecchie che andavano a fuoco.
D'accordo, allora, giovanotto. Va' a dare un bacio a tuo padre.
Willie guard James, poi diligentemente attravers il soggiorno ingombro un tempo non cos ingombro, osserv James e si ferm accanto al padre. Era un rituale che James aveva visto mille volte, ed era felice di non doverne essere il protagonista: i baci di saluto a mamma e pap.
Questa volta Willie esit, per un istante, e James vide sul volto dell'amico l'espressione incerta di chi sta per posare le labbra su qualcosa di raccapricciante. Il ventilatore continuava a ronzare e i capelli di Willie svolazzarono.
Ciao, pap, disse Willie, dandogli un bacio veloce sulla guancia. Il signor Van Allen rimase impassibile.
Willie vuole tanto bene al suo pap, disse la signora Van Allen, sorridendo a James. Aveva una sbavatura di rosso sui denti, come se li avesse affondati in qualcosa di vivo. Ma quando abbracci e baci Willie sull'orecchio, il troppo della signora Van Allen si dissolse e James riconobbe solo la bont: nei suoi occhi e nelle rughe che si formavano quando li serrava forte, nei muscoli del braccio che si contraevano nell'intensit della stretta, e nel fatto che stringendo a s suo figlio mettesse a rischio l'acconciatura altrimenti perfetta senza preoccuparsene.
Willie si stacc e salut ancora, dopodich furono fuori.
Una volta che ebbero oltrepassato la casetta sull'albero, percorso tutto il vialetto e raggiunto il marciapiede, James si gett un'occhiata alle spalle. La signora Van Allen era sulla soglia, sorrideva e salutava con la mano, ma guardava dalla parte sbagliata, dove non c'era nessuno.
Poco prima delle cinque si appiattirono contro il muro di mattoni, dietro i cespugli, come tre ladri. I cancelli della scuola non erano ancora serrati i chiavistelli si potevano vedere da lontano cos continuarono ad aspettare, ansimando e sbattendo le palpebre per far gocciolare via il sudore. Rimasero fermi per un lasso di tempo interminabile, immobili nel posto in cui avevano sempre corso, zitti dove avevano sempre urlato, in attesa di un segnale che solo Reggie avrebbe riconosciuto.
E alla fine arriv: Reggie prese fiato, annu, si stacc dal muro e si sgranch le ossa.
Fate come se niente fosse, intim. Quindi abbass la testa e si mosse sicuro come un toro: vedendolo sprezzante del pericolo, James si sent improvvisamente pieno di coraggio. Si infil nella porta per primo e Willie gli trotterell dietro, urtando lo zaino contro lo stipite ed evitando un altro ruzzolone. Reggie, ultimo come al solito, si ferm un istante per accertarsi che la porta non facesse rumore chiudendosi. L'ingresso principale non era pi l'orchestra di suoni familiari a cui erano abituati. Adesso ricordava le fauci spalancate di una bestia addormentata.
Dopo neanche tre metri si fermarono, ma per alcuni secondi continuarono a sentire il rumore dei propri passi.
Guardarono il vuoto in lontananza, stando bene attenti a non incrociare gli sguardi per evitare di riconoscere il terrore l'uno negli occhi dell'altro. Trattennero il respiro: silenzio assordante. Finch non udirono dei tonfi lontani.
I bidelli, sussurr Reggie.
Si mossero. Giunti all'angolo dopo l'ingresso, Reggie si mise l'indice sulle labbra e si spost di lato. Al suo segnale si accovacciarono e si tolsero le scarpe, le legarono insieme e se le sistemarono sulle spalle. Ma, alzandosi, a Willie si sciolse il nodo e le scarpe caddero sul pavimento. James sussult. Reggie lanci un'occhiata feroce. Willie sorrise imbarazzato, facendo infuriare Reggie ancora di pi, e riprov ad annodare i lacci. Impossibile con una mano sola, quindi James si chin e lo fece per lui.
Quando passarono davanti all'armadietto che un tempo era stato di Greg Johnson, Reggie lo apr lentamente e tutti e tre si trovarono di fronte un vuoto nero e sconfinato.
Arrivarono nella stanza del latte, un piccolo locale adiacente alla mensa con una porta di legno che non si chiudeva bene da anni. All'interno, un'enorme cella frigorifera con dentro centinaia di cartoni di latte identici, tutti rosa.
In silenzio Reggie ne prese tre, li distribu, poi si mise ad accatastare le casse vuote da utilizzare come nascondiglio.
Quindi si sedettero sul cemento gelido a sorseggiare il loro latte, con le orecchie ben tese per captare eventuali brontolii del secchio per lavare i pavimenti del bidello.
La cella singhiozzava e ronzava. Presto si ritrovarono a battere i denti.
Si muore di freddo, sussurr Willie.
Chiudi il becco, disse Reggie.
Quando sentirono un tintinnio di chiavi, trattennero il fiato. Pochi minuti dopo, udirono dei rumori metallici. Poi altri ancora, ma pi distanti. Dopodich non si sent altro che il ronzio della cella e il rumore del loro cauto respiro.
Tutto bene, disse Reggie.
Raggiunsero il corridoio in punta di piedi. Le luci erano spente. Il bagliore del tramonto entrava dalle finestre e riverberava sulle mattonelle. I tre si mossero disegnando piccoli cerchi, con il sangue che pulsava nelle orecchie.
Ehi!
James fece un salto. Willie cacci uno strillo. Entrambi guardarono Reggie, che osservava deliziato le loro reazioni terrorizzate, con la gabbia toracica che si gonfiava e si sgonfiava.
James fece una prova. Ehi, tu!
Willie lo imit. Ehi, tu, bello!
E andarono avanti cos per un bel po', facendo rumore, quale che fosse, nel silenzio incommensurabile.
Non dur-a lungo. Cominciarono a comportarsi come fossero in chiesa, muti e rispettosi, col timore di toccare qualsiasi cosa.
Entrarono nella palestra, le cui dimensioni erano tre volte quelle del refettorio e dell'aula magna; allungarono il collo per scrutare quell'enorme spazio vuoto. Era buio e profondo e pieno di lampadine spente e canestri assopiti.
Distolsero lo sguardo e andarono oltre. Le assi del pavimento protestarono.
Il laboratorio di scienze era chiuso a chiave. Schiacciarono il naso contro il vetro. Dentro, i lavandini multipli brillavano al chiaro di luna. Guardarono verso la teca che custodiva farfalle, ragni e scarafaggi morti, tutti trafitti da spilloni colorati che ne scandivano le diverse parti, ma era troppo buio per vedere gli insetti. C'erano ancora? Willie abbass gli occhi e gli altri si bloccarono.
Io Sento Manzo, Io Sento Manzo, mormor Willie.
Gli altri risero nervosamente. Dopo un istante si rese conto di quello che aveva detto e rise anche lui.
Qualche anno prima Willie aveva scoperto un modo per ricordare le cose: bastava inventarsi una frase bizzarra,
le cui parole avessero le stesse iniziali di quelle che si volevano memorizzare. Per esempio, nell'ora di scienze proprio nell'aula in cui stavano dando una sbirciata in quel momento il professor Sharp gli aveva fatto mandare a memoria i tre diversi tipi di rocce: ignee, sedimentarie, metamorfiche, i-s-m. Cos Willie si era inventato la frase  Io Sento Manzo.
Ma non finiva l. Nell'ora di educazione civica della professoressa Janney, avevano dovuto imparare a memoria i nomi degli ultimi sei presidenti americani; e Forse Chi Ruzzola Bene Colpisce Babau stava per Ford, Carter, Reagan, Bush, Clinton, Bush. Persino Reggie se li ricordava ancora, e una volta li aveva snocciolati tutti e sei nell'ordine giusto per evitare di essere punito dal preside.
Anche James aveva beneficiato del talento di Willie, e si sentiva orgoglioso quando vedeva gli altri compagni pronunciare frasi strampalate a fior di labbra durante le interrogazioni.
Ragazzini (Poveri Cari): Ordiscono Fandonie Giocose Stupidamente serviva per i diversi livelli del mondo animale: Regno, Phylum, Classe, Ordine, Famiglia, Genere, Specie; mentre Essere Gi Lontani ricordava i tre poteri dello Stato: esecutivo, giudiziario, legislativo. Il sistema funzionava. Senn come faceva, un poveretto, a ricordarsi Precambriano-Paleozoico-Mesozoico-Cenozoico; oppure Dotto, Gongolo, Eolo, Cucciolo, Brontolo, Mammolo e Pisolo; o anche L, C, D, M, i numerali romani ascendenti?
Sar anche stato basso, timido, coi denti brutti, il naso lungo, una cicatrice sul collo e un braccio solo, ma nessuno riusciva a superare gli esami come Willie Van Allen.
C'era un solo problema: le frasi sopravvivevano alla loro funzione. Willie le ripeteva cos spesso che ormai erano diventate naturali come il respiro e accessibili come l'alfabeto.
Se tendevi l'orecchio, gliele sentivi mormorare piano quando toccava a lui battere, o quando Mel Herman, masticando la gomma, si avvicinava troppo.
Il corridoio che portava all'aula di arte era tappezzato dalle opere degli studenti. Puntarono le torce su ciascun disegno, abbandonandosi a esclamazioni ogni volta che ne trovavano uno dei loro. Era abbastanza divertente. Alla fine si accorsero che ne mancavano diversi: stando all'ordine alfabetico, quegli spazi erano stati occupati dai disegni di Greg Johnson. Qualcuno li aveva presi, e aveva preso tutto quello che c'era nel suo armadietto, ed era come se lui non fosse mai esistito.
Ragazzi, guardate qua, disse Reggie.
Si radunarono intorno a un acquerello. Era una voluta dai colori sgargianti: rosso, viola, arancio e verde, con spicchi di giallo. James e Willie restarono a guardare per un minuto, ma non c'era nulla di definito, solo contorni tormentati e sagome inquietanti.
La torcia di Reggie si pos sulla firma nell'angolo, uno scarabocchio a matita: mel Herman.
Figurati, disse.
Mel Herman era veramente strano. Era pi grande dei suoi compagni, e si ipotizzava che fosse ripetente di un anno, se non addirittura di due o tre. Sedeva nell'ultimo banco, sprofondato al suo posto; i professori non facevano che dirgli di smettere di guardare fuori dalla finestra e stare attento.
Ma ecco la cosa strana: pareva che tutti gli insegnanti lo trovassero simpatico. Forse perch andava bene nei compiti in classe, anche se non studiava mai. Risolveva un'intera pagina di problemi di matematica prima ancora che gli altri riuscissero a portarne a termine un paio; e si capiva subito quando aveva finito perch spezzava in due la matita, sospirava forte, incrociava le braccia e si rimetteva a guardare fuori dalla finestra, come se fosse disposto a tutto pur di potersene andare.
I capelli unti gli pendevano intorno alle orecchie. Portava occhiali spessi, sempre aggiustati con lo scotch. Si presentava ogni giorno con la stessa maglietta nera troppo grande.
C'era chi giurava che un tempo Mel consegnasse i giornali, prima di essere licenziato per aver malmenato un tale che si rifiutava di pagare. C'era anche chi diceva che fosse orfano e vivesse da solo. Poi, c'era chi sosteneva che un tempo Mel avesse un fratello pi grande, che per era morto in una sparatoria o quello, o che era in gattabuia a scontare un ergastolo. Forse per questo stava tanto simpatico ai professori, perch faceva pena.
Ma a James e Reggie non faceva nessuna pena. Lo odiavano.
Mel non aveva amici e non li meritava. Si presentava alle partite di palla bastarda con un tempismo perfetto, neanche fosse rimasto in agguato dallo sfasciacarrozze tutta la mattina. Era il miglior battitore in assoluto capace di realizzare un fuoricampo a ogni battuta ciononostante nessuno lo voleva in squadra perch, se sbagliavi, lui andava su tutte le furie. Si metteva a urlare e sbraitare finch non diventava paonazzo e cominciava a colargli il moccio dal naso. A volte ti prendeva a spintoni e alzava i pugni;
ma per fortuna, anzich tramortirti, di solito si inventava qualche parolaccia e cominciava ad andare su e gi per il campo. Nel frattempo la partita veniva sospesa, e tutti i giocatori restavano li a scacciare le zanzare desiderando di essere altrove.
E non succedeva solo al campo. Senza preavviso, Mel Herman piombava ovunque, di continuo, un grosso sbaffo nero che rovinava qualunque situazione in cui mettesse piede. Al parco: eccolo l che si aggira a
passo strascicato dalle parti del castello di tubi metallici. In
biblioteca: rieccolo a fare avanti e indietro tra gli scaffali freddi e immobili.
Per strada: in fondo a ogni isolato, dietro ogni angolo.Nonostante la paura e il disagio che suscitava in tutti i ragazzini, circolava praticamente invisibile agli occhi degli adulti, forse perch non era n abbastanza piccolo (un marmocchio smarrito) n abbastanza grande (un liceale delinquente) da generare preoccupazione. Gli adulti, naturalmente, si sbagliavano: quella furtiva sagoma nerovestita, quel misterioso Mel Herman era una minaccia, sempre in movimento, sempre pericoloso, e sempre sgradito.
Mel era di gran lunga anche il migliore artista della scuola, per quanto sembrasse detestare le lezioni di arte esattamente quanto gli altri. Generalmente i suoi disegni erano cos stupefacenti che era impossibile giudicarli al di l delle dimensioni. Nelle sue opere non c'erano arcobaleni, n gatti o cani, n figure che si tenevano per mano, e il colore arrivava sulla tela con una forza mortale. Mel elaborava grandi composizioni con pennellate di brutale sicurezza;
e quelle composizioni spesso si abbinavano a particolari di una tale bellezza da ferire l'occhio Mel Herman riusciva a terrorizzare persino con le sue opere. Di tanto in tanto un insegnante si arrischiava a lodare una di quelle immagini rabbiose, ma Mel si limitava a guardarlo con il disgusto dipinto sulla faccia tosta.
Altre volte, perlopi nei primi anni di scuola, Mel buttava gi qualcosa di incredibile un dinosauro con la bava alla bocca, o un vampiro che si disintegrava, o una chitarra che volava in alto con ali da Pegaso ma poi lo stracciava prima di mostrarlo all'insegnante. E quando l'insegnante gli chiedeva perch non avesse svolto il compito, lui rispondeva:
Era un compito stupido. A quel punto gli passava un lampo negli occhi, dietro le lenti sporche, e si puliva il
naso con la manica, mentre i compagni si concentravano sui loro disegni per non farsi sorprendere a fissarlo.
Per quel che ne capivano Reggie e James, a Mel piacevano i guai e basta. Impregnati di luce, isolati tra i primitivi scarabocchi degli alunni di seconda media, i suoi dipinti mozzavano il fiato quanto le sue inattese sortite al campo di palla bastarda. E per quanto spaventoso, ogni suo disegno era pi vero di qualunque cosa mai espressa a scuola, perch arrivava direttamente dal cervello di Mel, del tutto incontaminato da paure di cattivi giudizi, castighi o prese in giro: c'era dentro tutta la sincerit di chi ti sputa in faccia.
Ragazzi.
La voce di Reggie aveva un tono cupo. Le luci delle torce di James e Willie vorticarono selvaggiamente sulle pareti. Ecco un altro capolavoro di Mel Herman, questa volta davvero grandioso: quattro strisce di carta da pacchi frettolosamente spillate a creare un'enorme tela messa insieme alla bell'e meglio, e malgrado le dimensioni il contenuto strabordava dai quattro lati: sembrava una cartina stradale disegnata da un pazzo. L'intera superficie era popolata da persone, animali e paesaggi minuscoli e da figure geometriche indefinite. Mel aveva usato matite, pastelli, tempere e pennarelli di ogni colore possibile, tutti mescolati insieme. C'era anche una chiazza, probabilmente ketchup. Tuttavia James non capiva perch Reggie fosse cos scuro in volto.
Guardate qui, bisbigli Reggie, puntando il dito in basso a sinistra. I ragazzi si accalcarono davanti al disegno, e Willie per poco non lo sfior con il suo lungo naso.
James vide uno scarabocchio. Gli occhi di Willie si appuntarono sullo stesso scarabocchio. Poi Reggie sussurr la parola furgone e quel
suggerimento alline all'istante le loro visioni, gli intrappol il
respiro, fece battere all'unisono i loro cuori, perch segretamente
morivano tutti dalla voglia di trovare esattamente ci che avevano trovato.
Era il minuscolo disegno di un minuscolo veicolo che travolgeva una minuscola persona. Un particolare talmente minuscolo che forse nessuno ci aveva mai fatto caso.
Eppure eccolo l.
Si puntarono le torce in faccia a vicenda. La pelle sbianc, gli occhi divennero monetine, le bocche buchi neri.
Willie chiuse gli occhi e per un momento sembr Greg Johnson nella bara, pallido e sereno.
James gli diede un colpetto di torcia sulla spalla buona, e lui schiuse appena un occhio.
Pensate che... ? sussurr James.
Levami quella torcia dagli occhi, disse Willie.
Ma perch l'avrebbe fatto? chiese James.
E tu perch tenti di accecarmi? fece Willie.
No, aspetta un attimo, prosegu James scuotendo la testa. Mel Herman non ha la patente.
E quindi? grid Reggie. Era turbato, ma gli occhi gli brillavano.  abbastanza grande da guidare un furgone.
E abbastanza sveglio, scommetto.
Forse quello di suo padre, sugger Willie.
James sent un pugno nello stomaco. Era pi che plausibile.
Ero convinto che non ce l'avesse, un padre, disse speranzoso.
 questo il punto, nessuno lo sa, disse Reggie. James si accorse che Reggie era felice di avere un'altra ragione per odiare Mel Herman, e sent che la stava imponendo anche a lui e Willie, costringendoli ad accoglierla. Di lui nessuno sa un cavolo. Porta gli stessi vestiti tutti i giorni.
Viene a scuola a piedi da chiss dove. Porca miseria, va a
piedi ovunque e osserva tutti e sa esattamente quello che fanno. E poi, sbuca alle partite di palla bastarda dal nulla?
Il sottinteso era terrificante. Se Mel Herman seguiva i ragazzini fin dallo sfasciacarrozze, forse li seguiva anche quando se ne andavano? Magari a bordo di un furgone?
Reggie scatt e con un movimento fulmineo strapp il disegno dal muro. Lo pieg in quattro e se lo mise nello zaino, con le movenze brusche di chi maneggia qualcosa di inanimato.
Non si fermarono a dormire a scuola. Verso mezzanotte, sgattaiolarono fuori dalla finestra di un'aula e si allontanarono alla svelta, senza voltarsi indietro.
...
.
...
Portoni, porte, muri, cinte.
...
.
...
Non potevano certo rincasare all'una di notte, soprattutto avendo dichiarato che sarebbero andati a dormire l'uno dall'altro. Cos Reggie, James e Willie attraversarono furtivi la cittadina in direzione del parco, dove avrebbero dormito sotto gli alberi, lontani dalla vista dei poliziotti che pattugliavano le strade alla ricerca di persone sospette che non avevano rispettato il coprifuoco, o di furgoni.
Strada facendo, James pens che non aveva mai visto il centro della cittadina cos immobile.
Si svegliarono all'alba e si sgranchirono, ridendo degli strani tatuaggi che l'erba aveva lasciato loro sulla faccia e sulle braccia. Cercarono di rammentare cosa fosse successo, ma il ricordo era confuso come un sogno. Soltanto il crepitio del disegno di Mel Herman nello zaino di Reggie suggeriva ben altro.
Si mossero alla svelta, cercando di battere il sole nel cielo. Incrociarono una donna che veniva loro incontro sul marciapiede tenendo per mano due ragazzine, gemelle.
Quando le bambine si accorsero che a Willie mancava un braccio attaccarono a urlare all'unisono.
I ragazzini corsero via.
La prima tappa fu la casa dei Van Allen. Alla luce del mattino, la casetta sull'albero appariva piccola e fragile.
Senza parlare, James e Reggie salutarono Willie con un cenno del capo
e restarono a guardarlo mentre s'incamminava lungo il vialetto, con le
scarpe che tamburellavano sul selciato. Un passo lievissimo ma di
colpo si spalanc la porta ed ecco la signora Van Allen che cacci un grido, poi schizz fuori con il marito: lei con indosso un'elaborata camicia da notte che si spalanc rivelando la biancheria intima, lui con un pigiama leggero che sventolava.
Piombarono su Willie come se volessero divorarlo. Willie si butt ginocchioni per proteggersi. Due paia di braccia intorno alla schiena e due paia di labbra incollate alla testa.
Oh, tesoro, il mio piccolino! grid stridula sua madre, mentre il padre digrignava i denti e avvolgeva entrambi nel suo abbraccio, le mani che si agitavano come ragni sulle loro schiene. Willie serr gli occhi come se provasse dolore, e James e Reggie pensarono che fosse proprio cos: dopo un attimo non lo videro nemmeno pi; era scomparso nell'amorevole morsa dei suoi genitori. Pass un altro minuto e, visto che non erano stati elargiti rimproveri a nessuno, s'incamminarono lentamente. I Van Allen non si erano neppure accorti della loro presenza.
La madre di Willie lo port in fretta dentro casa, lo spogli e lo sollecit a infilarsi nella vasca da bagno. Certamente i suoi genitori sapevano che non aveva trascorso la notte da James, ma per qualche motivo non ne fecero parola. Willie sent suo padre comporre un numero al telefono e bisbigliare: Sospendete le ricerche, il piccolo mascalzone  tornato. Poi apparve sulla porta del bagno, ma sembrava a disagio di fronte alla nudit del figlio, cos rivolse la sua attenzione al giornale e alla penna rossa che stringeva nelle mani tremanti. Tutto bene, disse, forse a loro, forse a se stesso. Si torna al lavoro, allora, al lavoro. La signora Van Allen sorrise senza rispondere e continu a lavar via l'erba dai capelli del figlio farsi il bagno da solo era una cosa a cui Willie
aveva dovuto rinunciare dopo la perdita del braccio.
Mentre lo strofinava, sua madre chiacchierava di cose che a lui non interessavano affatto: il caldo, l'umidit, la spesa, la ripresa del mercato del lavoro. Willie era stanco, ma doveva stare seduto dritto per non bagnare la benda;
sull'ultimo argomento, per, si costrinse a dare un contributo.
Allora pap ha trovato lavoro? domand, sentendosi molto adulto nonostante fosse nudo nella vasca.
Sua madre rise a denti stretti e continu a strigliargli il collo, con le bolle di sapone sulle ciocche dei capelli come palle di Natale. No, no, no, lui non l'ha trovato, -
bisbigli. Ma il lavoro non  tutto, vero?
Poi la mamma prese a rifargli la fasciatura, e Willie prov a escluderne la voce e ad ascoltare il padre che si muoveva in un altro punto della casa. L'unico suono era quello del ventilatore. Come spesso capitava in quei giorni, Willie cominci a preoccuparsi, e una ruga gli incresp la morbida pelle tra le sopracciglia. Non conosceva la ragione per cui suo padre aveva perso il lavoro, ma sospettava che c'entrasse il pirata della strada: era come se, dal giorno in cui era stato investito, suo padre fosse stato contagiato da una malattia che lo stava uccidendo piano piano, l in casa sua.
Willie ricordava a malapena quel momento solo il furgone color argento, e la velocit con cui si era allontanato;
il dottore che gli aveva cucito il moncherino aveva detto che era un bene, che non ricordasse altro. Perlopi, Willie rammentava di aver aperto gli occhi sulla barella dell'ospedale e di aver visto il soffitto che gli passava sulla testa, e poi la faccia preoccupata di suo padre. Era stato allora che Willie aveva pronunciato le sue prime parole dopo l'incidente: Pap, ma come hai fatto a scordarti di venirmi a prendere?
Non voleva fargli venire i sensi di colpa, ma dopo che
Willie aveva pronunciato quelle parole dal volto del padre era sparito qualunque segno di vita, e non era mai pi riapparso.
Prima di perdere il lavoro, suo padre vendeva delle cose soprattutto assicurazioni e talvolta invitava Willie nella stanza della televisione, dove beveva birra e si rigirava tra le mani una vecchia palla da football autografata; indicava gli atleti sullo schermo e chiedeva al figlio di indovinare quanto avrebbe fatto sganciare a uno di quelli per una polizza, se l'avesse conosciuto.
Cento dollari? azzardava Willie.
Cento dollari! Stiamo parlando di uno sportivo! Uno che si guadagna da vivere trascinando il culo su e gi per il campo!
Mille? Allora Willie cominciava a sorridere. L'agitazione esagerata di suo padre faceva molto ridere.
Come, mille... ? Stai scherzando? O forse non sei mio figlio, con un cervello che pensa cos in piccolo: proprio no. E comunque ho sempre pensato che sembravi il figlio di qualcun altro. E cos, vero? Dimmelo chiaro e tondo.
No! Sono tuo figlio!
Dimostramelo. Perch io non ci credo. Mille dollari, ma tu dimmi! Dimostrami che sei figlio mio, perch questa, scusa tanto, io non la bevo.
Ma come faccio? A questo punto Willie cominciava a ridere sempre pi forte, per sovrastare le proteste del padre, e poco dopo la madre compariva sulla porta, incapace di resistere a quel gioioso baccano.
Te lo dimostro io, aveva detto una volta facendogli l'occhiolino, e suo padre aveva emesso una specie di miagolio;
e anche se Willie non aveva capito, erano scoppiati a ridere tutti e tre, poi suo padre lo aveva bloccato a terra e si era messo a fargli il solletico, chiedendogli quanto fosse disposto a pagare per assicurarsi contro quello... eh? Che ne pensava?
Era tanto che in casa non si sentiva pi quel baccano.
Un giorno, dopo aver dato un bacio sulla guancia a suo padre prima di uscire, Willie si era sentito afferrare il polso da una mano gelida, che lo aveva attirato con forza verso il tavolo della cucina. Senza l'altro braccio con cui reggersi, era quasi caduto, ma suo padre lo aveva tenuto in piedi tirandogli il braccio verso l'alto, troppo forte. Poi i suoi occhi strabici e arrossati avevano incrociato quelli di Willie.
Ascoltami, gli aveva sussurrato. Il tanfo di birra era penetrato nella bocca aperta di Willie e gli aveva mozzato il fiato. Suo padre aveva serrato la morsa sul polso e glielo aveva scosso energicamente. Questa non  vita per un ragazzo, lo so. Ti manca un pezzo. Guardati. Non  giusto.
Ma io che posso farci?
Willie lo aveva guardato, con il polso che gli doleva.
Non posso farci niente. Se avessi qualche informazione da fornire, qualche fatto che potesse essere davvero, realmente utile, pensi che terrei la bocca chiusa?
Barry. Era sua madre, spaventata.
Quale informazione...
Barry.
La stretta al polso aument, diventando insopportabile.
Che fatti sei riuscito a mettere insieme, tu? I fatti non significano niente.  una cosa che ho imparato molto bene.
Un giorno, Willie, ti chiederanno i fatti. Suo padre annu tristemente, con il viso cereo irritato dal rasoio che, per via dei movimenti rigidi e lenti, assomigliava ancor di pi alla morte. Tu diglielo. I fatti non raccontano tutta la storia.
A quel punto sua madre gli aveva svincolato il polso, con tanta facilit che pareva possedesse una chiave, e lui era tornato libero, lontano, fuori. Dopo quella volta era cambiata anche lei: gli occhi sgranati, la bocca aperta, lo
sguardo sempre all'erta come a dover parare un colpo. C'erano dei momenti in cui i suoi genitori sembravano persone normali: il sabato prima, Willie e la madre avevano riso insieme guardando i cartoni animati, e lei gli aveva preso il piede come faceva quando lui tentava di scansarsi, e per un istante era ridiventata la mamma che lui ricordava. E
la settimana prima, suo padre l'aveva aiutato a catturare una salamandra che zigzagava sotto il portico dietro casa.
L, ai piedi delle scale, con il fango su una guancia e sul mento, il padre di Willie era sembrato quello di una volta
spiritoso, ridanciano, pronto a tutto. Ma ultimamente il pi delle volte gironzolava per casa con il pigiama sgualcito, spargendo quel tanfo di birra quel fetore di pane raffermo che proveniva dall'alito, dai vestiti, dai capelli, dalla pelle.
Talvolta Willie dimenticava di non avere pi il braccio sinistro. Prima di dimetterlo dall'ospedale, il dottore gli aveva detto che con il tempo avrebbe pianto il suo braccio mancante. In seguito, Willie aveva sentito dire che la cittadina aveva pianto Greg Johnson al suo funerale; e aveva cominciato a chiedersi se il suo braccio sinistro non fosse seppellito da qualche parte nello stesso cimitero, e se un giorno si sarebbe trovato sulla tomba del suo braccio a piangere un po', a leggere qualche versetto della Bibbia, e a sentirsi molto meglio perch aveva finalmente elaborato il lutto come si deve.
Ma non era un sentimento luttuoso quello che provava per il braccio perso, non in quel momento. Suo padre tendeva a evitare il bendaggio quotidiano, guardando il moncherino nudo come se fosse un neonato indesiderato che non la smetteva di frignare. Willie, invece, amava quel rituale; era l'unica cosa che condivideva con sua madre: il quotidiano svolgere le bende, le sue dita delicate,
l'applicazione della pomata, il soffio leggero sulla pelle sensibile, la nuova fasciatura aderente ma non troppo.
Le faccende che un tempo lei gli assegnava adesso erano troppo difficili da svolgere con un braccio solo, e sebbene lui provasse coraggiosamente a lavare i piatti, a piegare i vestiti, a ritagliare buoni sconto, tutto ci che avrebbe normalmente richiesto pochi minuti richiedeva invece delle ore. Era chiaro che dentro casa lui fosse di poca utilit, ma lei non voleva neanche che se ne andasse fuori a scorrazzare.
Spesso le porte venivano chiuse a chiave, e quelle sprovviste di serratura alla fine ne erano state dotate.
Secondo Willie i suoi genitori temevano che il pirata della strada tornasse per dargli il colpo di grazia, anche se non avevano mai osato dare voce a quelle paure. Persino dopo la morte di Greg Johnson, e dopo essere rincasati dall'assemblea civica, i Van Allen si voltavano nauseati se Willie esagerava con le domande.
Perci Willie non passava troppo tempo a rimpiangere il suo braccio. Ne passava molto di pi a cercare di tenere in ordine la sua stanza (cosa che, senza il braccio sinistro, richiedeva pi tempo), a farsi il letto (anche quello richiedeva pi tempo), e poi sorrideva un sacco, e in generale era un bravissimo ragazzo; in questo modo, sperava di far contenti i genitori e risvegliarli dal loro sonnambulismo.
Ogni volta che poteva, si portava appresso Softie. Ormai non aveva pi una grande passione per gli orsacchiotti, ma sua madre sembrava felice di vederlo insieme al suo pupazzo, cos lui l'aveva conservato nonostante tutte le cattiverie di Reggie. E poi cercava di evitare Mel Herman, non perch lo odiasse come gli altri, ma perch temeva la strana e disperata reazione di sua madre ogni volta che tornava a casa con la gomma nei capelli. Era sfiancante tutto quello che doveva fare ogni giorno perch i genitori
fossero il pi possibile felici; era normale che un ragazzino dovesse preoccuparsi che i genitori non scoppiassero in lacrime da un momento all'altro? Non sarebbe dovuto essere il contrario?
Willie non ne era certo. Cos continuava a sorridere, a ridere, a fare il bravo, mentre dentro di s si domandava perch i suoi genitori si comportassero come se fossero stati loro a perdere qualcosa.
La signora Van Allen ha chiamato all'alba per chiedere di suo figlio, disse la madre di James mettendogli davanti la sua tazza di latte e i cereali. Era rientrato proprio nel momento in cui lei stava terminando la sua colazione a base di pompelmo, pane tostato, marmellata e t; non avendo avuto tempo di rifarsi il trucco, la cicatrice sul labbro superiore era pi visibile del solito. James si costrinse a non guardare. Era un grosso cruccio per sua madre, quella cicatrice; e faceva ogni sorta di sforzi per mascherarla, pi di quanti non ne facesse Willie per mascherare il suo moncherino: cosmetici, rossetto, un calice di vino alzato per brindare, una nocca poggiata proprio l sopra come se stesse riflettendo. James non riusciva davvero a capire come quella minuscola striscia di carne potesse essere tanto infamante; ma era un difetto, una cosa che sua madre non sapeva affrontare.
Il signor Wahl era in piedi all'altro capo del tavolo, trascinato li da sua moglie perch fosse presente all'interrogatorio.
Ma si era portato appresso il lavoro, quelle migliaia di microscopici numeri, e torreggiava sulle sue carte dopo averci piantato sopra i palmi delle mani. C'erano fogli, penne e una calcolatrice, e nulla di tutto questo era un buon segno.
James apr la scatola dei cereali, ma di mangiare non aveva alcuna voglia: aveva disobbedito ai suoi, e loro l'avevano preso in castagna. Aveva lo stomaco in subbuglio e doveva assolutamente andare in bagno. Ma non era pronto ad arrendersi, non ancora.
Sono rimasta molto sorpresa dalla telefonata, continu sua madre, perch, naturalmente, pensavo che voi due foste da Willie.
Tieni gli occhi sulla ciambella, gli disse secco il padre, senza mai abbandonare con lo sguardo i suoi numeri.
Estrasse una penna dal taschino macchiato di inchiostro.
Hai buttato tutto all'aria, e questo ti metter sulla cattiva strada per le superiori, il trampolino di lancio per il college.  cos che stanno le cose. Tutto qui.
James sospir, premurandosi di sembrare sincero. Lo so.
Sua madre si rabbui, mentre lui si dava da fare per trovare il giusto equilibrio fra latte e cereali senza Louise, era facile esagerare. Il padre continu a esaminare i suoi elenchi di numeri; James vedeva la fatica nei suoi occhi. Il fine settimana era quasi sempre cos dai Wahl: il padre divorato dal lavoro e la madre che faticava a riempire il vuoto lasciato da Louise a casa propria in quei giorni. James si ricord di quando, piccolissimo, guardava la mamma che cercava di stendere il bucato nei giorni di vento. Era una faccenda che da ragazza non le avevano mai chiesto di sbrigare, e da giovane moglie le creava qualche difficolt. James si ricord del vento dispettoso, e delle lenzuola che lottavano impetuose contro le mani aperte di sua madre, volteggiando e arrotolandosi finch lei non si fermava sconfitta davanti ai fili attorcigliati.
Non molto tempo dopo, i Wahl avevano assunto Louise, un'infermiera diplomata che guarda caso era anche un'ottima cuoca e domestica.
Il fine settimana significava anche silenzio sul pirata della strada, l'argomento preferito di Louise. L'ex infermiera era loquace di natura e felicemente incurante del disagio altrui, e cos durante la settimana, all'ora di cena, si discuteva della caccia all'assassino; ma in assenza di Louise l'argomento era verboten: James pensava che i suoi lo trovassero troppo volgare per il loro desco. A meno che non dovessero lamentarsi del fatto che nella cittadina nessuno parlava d'altro, e allora diventava lecito. James cercava di capire. Sapeva che sua madre e suo padre avevano perso i genitori, e si era anche fatto l'idea che prima della sua nascita ci fossero stati altri bambini morti nella pancia della madre. Loro avevano solo lui, questo era chiaro. Non era rimasto nessun altro di cui essere orgogliosi.
Allora, ti va di dirmi dove siete stati? gli domand sua madre.
James fece un altro sospiro. Lui e Reggie si erano inventati una scusa tornando a casa, ed era giunto il momento di vedere se funzionava. -Willie e me...
Io e Willie, lo corresse sua madre.
Io e Willie alla fine siamo rimasti da Reggie, disse mettendocela tutta per sembrare sincero. Sua madre si rabbui ancora di pi. Tranquilla, disse lui, eravamo in casa prima del coprifuoco.
James guard il padre e rimase stupito nel vedere che i suoi occhi avevano smesso di muoversi. A dire il vero, si erano irrigiditi anche il viso e il corpo. Preoccupante. Per quanto fosse serissimo quando accennava alla storia della ciambella, spesso si compiaceva delle malefatte del figlio, paragonandole alle proprie sfrenate scorribande, perlopi ai tempi del college, prima di cambiare tono e aggiungere il regolamentare Da' retta a tua madre. Di norma suo padre avrebbe preso alla leggera un'infrazione come quella della sera precedente, ma stavolta c'era qualcosa di diverso.
Gli aveva dato sui nervi l'accenno alla casa di Reggie.
Sua madre lo scrut. James abbass gli occhi e inghiott un'altra cucchiaiata di cereali, con lo stomaco sempre pi in subbuglio.
Puoi telefonare alla madre di Reggie e chiederglielo, -
disse mentre masticava. Era la sua arma segreta: sapeva che sua madre detestava chiamare la madre di Reggie. Non solo riteneva che Reggie Fielder fosse una cattiva compagnia per suo figlio, ma sembrava anche avere una pessima opinione di quella donna. Una volta James l'aveva sentita dire che non c'era uomo in citt che non avesse fatto la conoscenza di Kay Fielder; e sapeva che il motivo andava ben oltre il fatto che lavorasse in un ristorante. Lui stesso aveva assistito a un bel viavai di fidanzati nella vita della signora Fielder, compresi i due abbastanza importanti da farla trasferire con Reggie a casa loro, per poi tornare sui suoi passi pochi mesi dopo.
James non era sicuro che la sua mossa d'azzardo sarebbe riuscita. Sua madre sembrava sospettosa. Forse c'entrava il fatto che fosse il fine settimana in assenza di Louise, sua madre si faceva pi audace ma improvvisamente James ebbe la chiara visione di lei che chiamava la signora Fielder, senza preoccuparsi un istante di doverla svegliare.
Prov il familiare terrore che la mappa della propria vita, cos minuziosamente tracciata dai suoi genitori, fosse in pericolo. Pens tristemente all'album dei ricordi di sua madre. Se i primi anni di vita di James erano densi di biglietti che ne annunciavano la nascita, e poi il battesimo, i programmi del coro scolastico, i brevetti di tennis, verso i dieci anni subentrava una sorta di ristagno. Negli ultimi due anni ben poco aveva trovato spazio su quelle pagine, lasciando troppi vuoti in vista delle superiori e del college, pi di quanti lui non ne potesse riempire. James pens che fosse colpa sua stava mandando tutto all'aria, stava perdendo la presa, stava precipitando in quel maledetto buco.
Doveva impedire a sua madre di telefonare, cos fece una cosa terribile. La guard negli occhi, aspett di catturare la sua attenzione, quindi spost gli occhi sulla cicatrice.
Lei si copr subito con la mano e distolse lo sguardo, emettendo un suono simile a una risata ma non proprio. Lo stesso suono che emetteva quando il padre commentava ironicamente il suo aspetto, bench senza malizia. James non era sicuro di volersi alleare con il padre in quel modo.
Tutti i maschi desideravano sentirsi forti, pens, ma era davvero necessario comportarsi cos?
No, non la chiamer, disse sua madre. Aveva un'espressione sorpresa, confusa, e come per giustificarsi aggiunse: -
Lavora fino a tardi.
Diede un pizzicotto sulla spalla di James.
Ma tu sai bene come la penso riguardo al fermarsi l, disse.
S, mamma, ribatt James.
Non  un ambiente adatto a dei ragazzini.
S, mamma, ribatt James.
Adesso non lo capisci, ma ci sono cose da cui  meglio stare lontani...
Maledizione. Era la voce di suo padre, acuta e inaspettata.
Da' retta a tua madre, senn giuro che saranno dolori.
La mano di sua madre gli scivol via dalla spalla.
E tu perch ti copri la faccia? domand alla moglie.
Perch lo fai? Sono cos terribile?
Si sent un rumore di gomma, il piede di sua madre sul pavimento tirato a cera. Poi lei si dilegu, veloce attraverso la casa. Scale salite a passi pesanti, il cigolio del corrimano. James continu a sgranocchiare i suoi cereali, con lo sguardo fisso sul bagliore latteo del cucchiaio.
Nessuno avrebbe chiamato nessuno, era salvo, ma non
si era mai sentito cos poco al sicuro. Azzard un'occhiata a suo padre.
Lui lo guard fisso di rimando. Aveva ancora le mani appoggiate sui suoi fogli. Il corpo non si era mosso di un millimetro.
Tu stanotte eri da Reggie, disse con un tono di voce calmo ma deciso.
James mastic. S.
Da Reggie Fielder, disse suo padre.
I cereali gli si gonfiarono in bocca.
Stanotte, disse suo padre.
Sapeva che aveva mentito. James se ne stava l, con i cereali mezzo masticati che gli si impastavano sulla lingua, cercando di capire dove avesse sbagliato in attesa che cominciassero i guai.
Ma il padre non disse niente. Anzi, chin di nuovo il capo sulle sue cifre. Poi, di scatto prese la penna e la punt sul foglio. L'inchiostro correva troppo rapidamente: era il rumore di un serpente a sonagli in arrivo.
Quando James os riprendere a masticare, il fracasso divent assordante.
Arrivando a casa, Reggie trov sua madre distesa sul divano, con i piccoli piedi bianchi che penzolavano fuori.
Aveva un cuscino sulla faccia e la divisa ancora indosso;
Reggie vide i resti della cena di altra gente. Sul piatto appoggiato sul pavimento c'era una sigaretta quasi spenta.
Reg? La voce giungeva smorzata. A lei piaceva dormire cos. A volte Reggie non la vedeva in faccia per giorni interi.
Che c'?
Lei sbadigli e fece sprofondare ancora di pi il corpo tra i cuscini.
C' una cotoletta di pollo nel frigo.
Reggie guard con vivo desiderio la televisione e lo stereo. Non aveva il permesso di accenderli finch sua madre non fosse tornata al lavoro, alle undici: un'eternit.
Lasci cadere lo zaino sulla moquette sudicia senza nemmeno fare caso al fruscio del disegno di Mel Herman che c'era dentro e si sedette sulla sedia a dondolo senza cuscini. Con la punta del piede spost il posacenere di terracotta che aveva fabbricato per lei parecchio tempo prima, nell'ora di arte, e appoggi i piedi sulla vecchia stufetta che fungeva da tavolino in salotto. Guard il corpo di sua madre.
Ho dormito da James, nel caso te lo stessi chiedendo.
Lei non rispose. Il fumo era sospeso sopra la sua testa come la nuvoletta di un fumetto.
Cio no, da Willie, disse, e aspett di vedere se quel cambio di versione suscitasse in lei qualche reazione.
Lei ritrasse i piedi, poi li distese di nuovo.
Povero ragazzino, biascic attraverso il cuscino.
Reggie non capiva se si riferisse a lui o a Willie. Nel corso degli ultimi anni si era sobbarcata sempre pi turni e pi responsabilit al lavoro, e il suo interesse per la vita del figlio si era come perso. Aveva recuperato una momentanea attenzione dopo l'incidente di Willie, e per qualche settimana non aveva fatto altro che parlare del pirata della strada, soffocando il figlio di domande alle quali lui era felicissimo di rispondere. All'inizio dell'estate, Reggie aveva persino portato Willie a casa in modo che sua madre, tra sospiri ed esclamazioni, potesse porgli un'infinita serie di quesiti inopportuni. Com' stato risvegliarsi senza un braccio?, Ti sembra di averlo ancora?, Ma un braccio quanto pesa? Cio, quanto peso hai perso dopo che ti si  staccato?
Per Reggie era stato imbarazzantissimo, ma Willie era sembrato non dispiacersene troppo. Poi lei era uscita per andare al lavoro, e da quel momento non aveva pi parlato del pirata della strada, forse perch ne sentiva continuamente discutere dai clienti al ristorante. Probabilmente non ne poteva pi.
Reggie si alz e le si mise accanto. Si sofferm a guardarle il petto che andava su e gi, su e gi. Era pi minuta di quasi tutte le mamme che Reggie avesse mai conosciuto, e anche pi giovane. Aveva appena diciassette anni quando lui era nato, quindi adesso non arrivava nemmeno a trenta. Per essere una madre, a Reggie sembrava abbastanza carina, il che spiegava perch James e Willie ne fossero attratti, ma lui avrebbe voluto che mangiasse di pi. Non faceva che dimagrire, una cosa senza senso: lavorava in un ristorante! Se ci avesse lavorato lui, in quel posto, avrebbe passato tutto il giorno a mangiare hamburger, patatine e frapp.
Da sotto il cuscino si vedevano le volute bionde dei suoi capelli: si dava sempre un gran daffare per sistemarseli davanti allo specchio. Ci metteva della roba sopra e se li appuntava in cima alla testa; poi li scioglieva e li scuoteva lasciandoli liberi sulle spalle. Svolazzavano in aria di continuo, forse perch aveva un passo elastico e portava dei gran tacchi. Quando Reggie era pi piccolo e non riusciva a trovare una baby-sitter, lo portava al ristorante e lo piazzava in un separ d'angolo con una pila di album da colorare. Reggie, per, passava tutta la sera a guardarla saltellare per il ristorante facendo oscillare le sue bionde ciocche. Era incredibile quanto sembrasse felice, quanto sorridesse a quegli estranei, quanto ridesse di gusto alle loro battute; tanto che dopo un po' cominciava a ridere anche
lui. Ma in macchina, tornando a casa, non rideva pi.
Seduta al posto di guida, contava le mance.
Devo essere una pessima cameriera, mormorava.
Io ti trovo bravissima, si era azzardato a dire Reggie una volta.
E tu che ne sai di questo mestiere? aveva replicato lei brusca, infilando i soldi nella borsa. Non era stato per niente facile essere assunta in uno dei migliori ristoranti della cittadina; Reggie sapeva che si faceva il mazzo per ottenere dei turni migliori. Trascorreva il tempo libero a studiare manuali sul vino che prendeva in biblioteca; cercava persino di convincere il suo capo ad alzare il livello del locale sostituendo quelle uniformi cos poco eleganti.
Ma Reggie aveva l'impressione che ogni mese ci fosse qualche contrattempo: il capo le faceva balenare davanti la prospettiva di un posto da vicedirettrice, che poi per assegnava a qualcun altro; e il responsabile dei turni le dava una pacca sul sedere ma non il posto di addetta al ricevimento clienti, nonostante le sue suppliche.
Dallo scollo a V dell'uniforme, Reggie le vedeva il petto.
Sullo sterno c'era un medaglione dorato a forma di cuore.
Che per in alcuni punti era diventato verde. Lei aveva una mano proprio li vicino e le unghie erano smaltate di rosa, con lo smalto scheggiato. Portava tre anelli, nessuno dei quali era una fede nuziale. Aveva lasciato il padre di Reggie prima che lui avesse l'et per ricordare. Reggie sapeva soltanto che era in carcere e che non doveva parlare di lui con nessuno, men che meno con i fidanzati della mamma, che lei cambiava avendo rallentato il ritmo
circa una volta l'anno. Li portava a casa sempre pi di rado, cosa che Reggie apprezzava bench gli mettesse una certa inquietudine addosso: non sapeva pi se lei facesse sul serio, con loro. Ormai la sua paura era che annunciasse da un momento all'altro che stavano per trasferire tutte le loro cianfrusaglie a casa di qualche sconosciuto; e si era solennemente ripromesso che la prossima volta, a una richiesta tanto ingiusta, avrebbe risposto di no. Sarebbe stato facile: in caso, avrebbe potuto vivere benissimo per conto suo. Poteva dormire nella casetta sull'albero, e James e Willie gli avrebbero portato da mangiare. Poteva funzionare.
I suoi due amici gli chiedevano continuamente di sua madre, come uno chiederebbe di un vecchio amico che si  trasferito. Per James e Willie, sua madre era una specie di celebrit sin da quando erano piccoli, perch li aveva sempre trattati alla pari e non da marmocchi. Chiedeva loro dei compagni di classe e delle insegnanti, e non esitava a chiamare patetici bastardi gli uni o grandissime stronze le altre. Potevano starla a guardare mentre si pettinava o sceglieva come truccarsi; prima di accovacciarsi con loro sulla moquette per smaltarsi le dita dei piedi, chiedeva che colore preferivano. Aveva detto a James e Willie che potevano darle del tu, e tutte le volte che loro la chiamavano signora Fielder, lei spalancava gli occhi e faceva finta di vomitare.
Era una cosa che Reggie detestava. Detestava vedere sua madre appena uscita dalla doccia e avvolta nell'asciugamano, o mentre si agghindava e si pettinava come una diva del cinema. Le altre mamme non si comportavano cos. Trovava umilianti tutti quei comportamenti, ma ci che lo turbava maggiormente era la faccenda del tu. Lei era una madre, era mamma, ed era tutto ci che Reggie aveva, e dandole del tu James e Willie gli portavano via pure quello. Se lei si faceva chiamare Kay anzich signora Fielder, allora mamma era morta e sepolta. James e Willie non capivano l'avevano persino soprannominata Kay-diamoci-del-tu, cosa che lei trovava adorabile cos Reggie non aveva altre soluzioni, se non tenere il pi lontano possibile da casa i suoi amici. La casa di James, la casetta sull'albero di Willie, lo sfasciacarrozze: erano tutte alternative migliori, perch li non c'era Kay-diamoci-del-tu.
Ormai, per, poco importava, perch lei a casa ci stava pochissimo. Tutto a un tratto, Reggie trov molto spiacevole vedere quel cuscino sulla faccia di sua madre. Gli ricordava il coperchio della bara. Con un certo nervosismo addosso, tese una mano e lo sollev lentamente.
Ed eccola li, mamma, con gli occhi truccati e serrati, le labbra imbellettate e dischiuse, un rivolo di saliva all'angolo della bocca. Le ciglia si mossero veloci e apparve uno squarcio dei suoi occhi verdi, e lei guard Reggie come se non l'avesse mai visto prima.
Dopo un istante, parl con voce roca. Che succede?
Reggie fece spallucce.
Ti si vedevano solo i capelli.
Lei aggrott la fronte, richiuse gli occhi e si rannicchi contro lo schienale del divano.
Forse dovrei tagliarmeli, mormor.
Reggie se la immagin in piedi davanti allo specchio del bagno, a tagliarsi quei bei capelli con un paio di forbici arrugginite, e improvvisamente si sent un tremito alle gambe.
Avrebbe voluto stendersi accanto a lei, in quel preciso momento: non gli importava di sporcarsi con il cibo altrui.
Fammi dormire, Reg, disse sua madre. Allung la mano e la mosse per aria.
Un attimo e Reggie le porse il cuscino; lei glielo strapp di mano. Se lo rimise sulla faccia. Poco dopo russava gi.
...
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...
Mamme, certi bambini devono gemere, piangere, elemosinare.
...
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...
Perlopi le chiacchiere sul conto di Mel Herman non sono vere. Non ha legato un bambino dell'asilo. Non ha dato fuoco a una mucca per guardarla dibattersi sul campo prima di accasciarsi in un cumulo fumante. Non ha squarciato le gomme dell'auto del professore di ginnastica.
Non ha mai mangiato un topo vivo, ossa e tutto il resto.
Non ha rifiutato l'offerta di entrare nelle giovanili di una squadra di baseball professionista.
Una delle tante voci, per,  vera: un tempo, effettivamente, Mel consegnava i giornali. Tre anni fa: tutte le mattine, un furgoncino bianco deposita uno spesso pacco di carta stampata sul prato davanti a casa di Mel Herman, e lui si sveglia prima dell'alba per arrotolare e raccogliere con l'elastico i giornali arrotola, schioc, arrotola, schioc per poi infilarli, con le dita sporche d'inchiostro, dentro un sacco che si getta sulle spalle prima di mettersi in cammino sul marciapiede.
Il lavoro termina a poco pi di un anno dal suo inizio: il giorno in cui Mel lancia un giornale arrotolato con tale forza da fare un buco nella finestra di una casa. Incuriosito dal quel risultato, e affascinato dalla forma quasi perfetta di quella ferita nel vetro, Mel ci riprova un paio di case pi in l. Stavolta il vetro di un soggiorno si disintegra, lasciando un'ipnotica combinazione di schegge appese all'infisso una giustapposizione di triangoli simile a una catena montuosa, curve a strapiombo come le onde dell'oceano, fusi aguzzi come i denti di uno squalo. Come per magia, la finestra  diventata un oggetto che lui potrebbe stare a guardare tutto il giorno, anche se ovviamente non pu gi si sente uno scalpiccio di pantofole e uno strillo di donna, e Mel se la d a gambe, conscio che quella sar la sua ultima consegna: un vero peccato, proprio adesso che cominciava a divertirsi.
Quella sera, dopo essere stato convocato negli uffici del giornale e licenziato, Mel torna a casa, chiude la porta della sua camera, tira fuori una scatola ammaccata piena di tubetti di colori e pennelli, e si mette a dipingere quel che ricorda delle due finestre distrutte. Scopre che, una volta rotta, la finestra si pu ricostruire in un milione di modi diversi, e le punte di vetro della finestra fanno proprio quello: puntano verso altre destinazioni di vitrea perfezione e frantumata devastazione. Quel gioco per Mel Herman  arte, anche se lui non la chiama cos. La fa e basta, rapido e per la cronaca, come un altro ragazzino terrebbe un diario.
A partire da quell'ultimo giorno di consegne, Mel Herman dipinge ci che vede, e vede quando cammina, perci  semplice: non smette pi di camminare. Di questi tempi dipinge con un tale vigore che a volte il pennello si spacca e gli restano i pezzi in mano. Una volta era diverso; una volta disegnava quello che disegnano tutti i bambini, cose di fantasia, cose normali, cose che non c'era bisogno di girare tutta la cittadina per poterle notare. Prima di sparire in citt, pochi anni prima, nel cuore di una notte, il fratello di Mel, di cinque anni pi grande, spuntava fuori dalla sua stanza chiusa con il lucchetto, fatta di fumo, odori e musica, per prendersi gioco dei suoi disegni. Femminuccia, frocetto, ragazzina. Ma Mel continuava, e dietro quella montagna di sigarette suo fratello aveva cominciato a dargli tregua o a gettargli copertine di dischi sul letto.
Disegna una cosa cos, gli diceva. Presto mi servir una bella copertina per un LP. Mel obbediva. E quando sentiva la chitarra del fratello dietro la porta chiusa, trasformava quel chiasso in pittura.
Poi il fratello aveva lasciato la scuola ed era scappato.
Mel aveva continuato a dipingere; sarebbe tornato, ne era sicuro. E infatti qualche settimana dopo era tornato, con il volto cinereo, le braccia scheletriche, le dita tremule, il sorriso da lanterna di Halloween pi largo e famelico che mai. Tra una boccata di nicotina e una sorsata di birra, gli aveva raccontato che in citt la sua band provava tutto il tempo, che erano fortissimi, e presto gli sarebbe servita una bella copertina per un LP, Mel, perci tu non smettere, eh, non smettere. E se ne era andato di nuovo, e Mel non aveva smesso.
Quando suo fratello era tornato, la volta dopo, era passato quasi un anno, ed era tutto bacino e vertebre e mandibole, con la pelle secca e ruvida come la carta da pacchi che davano a Mel a scuola per dipingerci sopra. Puzzava di rancido, aveva i denti grigi, e i capelli lunghi che erano stati il suo orgoglio adesso erano radi e appiccicaticci, a ciuffi untuosi. Aveva ustioni su quasi tutti i polpastrelli, tanto gravi da avergli lasciato dei buchi neri sulla pelle.
Mel glielo aveva detto: temeva che questo gli impedisse di suonare la chitarra. Suo fratello aveva risposto soltanto: Fiammiferi, mentre tossiva e scatarrava e si massaggiava i gomiti in cerca di tepore. Quella volta non aveva parlato molto della band; pi che altro, aveva bisogno di soldi. Il loro padre, come al solito, non gli avrebbe dato nulla, specialmente se pensava di rovinarsi con i suoi orrendi vizi.
Dopo uno scontro notturno sull'argomento era scappato di nuovo sotto le stelle, senza prendersi nemmeno un disegno tra le decine che Mel aveva fatto per la sua band.
Cos lui smette di disegnare le copertine degli LP e comincia a dipingere ci che vede. Le due finestre sono un lampo nella sua mente: Mel aspetta che gli si ripresenti un'occasione simile, cos comincia a portarsi nel taschino un sasso grosso come un pugno, e a ogni passo che fa, il sasso dondola e gli sbatacchia sul cuore, bum, bum, bum, bum, e alla fine della giornata in quel punto la pelle si  fatta dolente e bluastra, finch dopo un po' al livido si sostituisce come una toppa di pelle pi spessa e dura.
Quest'arma sul cuore lo rende pi forte passo dopo passo.
Mel ha il cuore di pietra.
Un giorno tira il sasso al cane strabico con la bava alla bocca che si aggira furtivo davanti al deposito ferroviario abbandonato. Mel ormai  cresciuto e il sasso gli sembra comunque un po' infantile, cos lo sostituisce con qualcosa di meglio: il lucchetto che ancora penzola sulla porta della stanza del fratello. Mel scopre che la mano avvolge piacevolmente il metallo freddo, e prova una bella sensazione nell'agganciarci il dito medio: stretto nel palmo chiuso della mano, quell'oggetto trasforma il pugno in ferro. Nascosto sotto la camicia, anche il cuore di Mel diventa di ferro; la nuova arma gli sbatte addosso spietata a ognuno dei mille passi che lo portano in giro per la cittadina: sdong, sdong, sdong, sdong. Per nasconderla trova una vecchia maglietta nera del fratello, che comincia a mettere quasi ogni giorno sopra i vestiti.
Arriva la vigilia di Natale, Mel attraversa la piazza della cittadina con il mento infilato nella maglietta e raggiunge una scenetta familiare: Maria, Giuseppe, gli angeli, i pastori, un bambinello. Sceglie uno dei re magi. Infila la mano sotto la maglietta del fratello e si toglie il cuore: in
mano, il lucchetto  talmente gelido che sembra pesare dieci volte tanto, e prima che quella sensazione di pesantezza lo abbandoni Mel comincia a sferrare pugni, perdendo in quel furore addirittura il lucchetto, ed ecco una nuova distruzione, a tutto tondo, se solo riuscisse a ricordarsene pi tardi: lineamenti pallidi e minuscoli, frammenti dorati di abiti, due mani ancora giunte in preghiera. Quella sera Mel dipinge, ma il re magio smembrato assomiglia troppo a suo fratello. Mel si sente stupido e solo, e dopo un po' si agita. Scopre che gli manca il peso consueto sul torace, cos si mette a rovistare in camera del fratello finch non trova un altro oggetto, perfino pi grosso e pericoloso. Se lo mette sotto la maglietta nera accanto al cuore.
 estate l'estate insanguinata di Greg Johnson e Willie Van Allen e Mel Herman cammina, e guarda, e ascolta. Continua a uscire di casa ogni giorno all'alba, e lo fa in punta di piedi per non svegliare suo padre proprio non sopporta l'idea di vedere il vecchio alla luce del giorno e rincasa poco dopo che ha fatto buio, quando la voce catarrosa del padre gli urla di avvicinarsi. Fino a quel momento, per, Mel non ci pensa; scaccia via tutto.
Anche senza il sacco dei giornali continua a fare ogni giorno la stessa strada. L'estate  calda e il naso gli suda; si spinge indietro gli occhiali incerottati e accelera il passo.
 contento che sia estate. I professori gli fanno schifo, in particolare quello nuovo di arte, il professor Camper, con quella barba, i capelli lunghi, la camicia di flanella con le maniche arrotolate, e quel modo di insistere perch gli alunni gli diano del tu e lo chiamino Bud... per non parlare di quando si mette a elogiare i lavori di Mel e poi lo guarda, in attesa di una reazione, reazione che Mel fa di tutto per negargli. Gli insegnanti, il professor Camper compreso
Bud hanno sempre detto che le cose di Mel sono bellissime, ma non le hanno mai guardate per pi di dieci secondi. L dentro c' tutto, vorrebbe gridare lui mentre continuano a blaterare del suo talento e ad appendere i suoi grandi disegni nel corridoio della scuola insieme a tutta quell'altra robaccia. Se solo guardaste, vedreste tuttovoi stessi, me, questa cittadina, mio fratello scomparso, mio padre furibondo, e tutte le orribili cose che accadono e nessuno vuole vedere. Questi pensieri gli sfrecciano nel cervello.
Ma quando apre bocca gli escono solo parolacce, e a quel punto persino il professor Bud Camper lo guarda deluso ed esasperato.
I suoi compagni sono addirittura peggio. Mel li detesta.
Spesso passa sopra al suo odio e fa qualche lancio bastardo insieme a loro e si diverte, convincendoli persino a provare schemi da giocatori esperti, tipo la volata di sacrificio e i batti-e-corri, finch non scorge nei loro occhi la paura animale. Mel  contento che gli altri ragazzini abbiano paura. Finch avranno paura non potranno scoprire i suoi segreti, come la nuova arma che gli pesa sul petto, o il fatto che suo fratello era magro come un cadavere prima di sparire in citt, o il segreto pi grande di tutti: la verit su suo padre.
Se Mel deve spaventarli, o prenderli a pugni, va bene, perfetto, ottimo.
Cos passa quasi tutto il suo tempo con i grandi. Tutte le estati Mel fa qualche lavoretto per le stesse persone a cui consegnava il giornale; ecco perch sembra onnipresente, a girovagare, ad assorbire, a registrare tutto per poi tradurlo in pittura. Al principio si rifiutava di passare il tempo a lavorare, ma suo padre non lavora ed  affamato di soldi come sono affamati di cibo gli animali che muoiono di fame, e cos Mel accetta i lavori, e scrosta una piscina, raschia
via il fango secco dai camion, spinge il tosaerba nell'immenso prato di qualcuno. Inizialmente Mel si preoccupa di ci che la gente dice di lui (Sei troppo grande per stare in prima media), di suo fratello (Pareva un bravo ragazzo prima di incontrare quei poco di buono), e a volte persino di suo padre.
Poi per, quando capisce che sono pochi gli adulti che lo notano, si tranquillizza. Parlano in sua presenza come se non ci fosse. Dopo un po' registra un fatto curioso. Al mattino i grandi adorano la loro cittadina, e a stento credono alla fortuna di esservi approdati. Ma poi la mattina si dissangua nel giorno, e a mano a mano che la temperatura sale il godimento si perde e si consuma, e al secondo caff il posto non  pi bellissimo, niente affatto, anzi  un posto pericoloso dove nessun sano di mente vorrebbe vivere. Questi adulti attraversano Mel con lo sguardo e si scrutano a vicenda il camionista del cementificio guarda il vigile, il vigile guarda il commesso del farmacista e via dicendo e poi sorridono e si salutano con un cenno del capo, ma dentro sono pieni di sospetto e risentimento. Non puoi fidarti,  quello che i loro sguardi dicono a Mel. Non di questi tempi, proprio no.
Lui tiene la bocca chiusa, riceve la sua misera paga e si allontana con il passo strascicato e un ghigno che gli increspa le labbra, perch per una volta hanno ragione. Prosegue lungo la strada, con il peso letale sotto la maglietta nera di suo fratello che gli batte nel cuore, bam, bam, bam, bam.
Gli adulti hanno paura di quel che  capitato a Greg Johnson.
Mel Herman un paio di cosucce su Greg Johnson le sa. Sa che i ragazzini hanno praticamente smesso di pensare a lui; quando attraversa il campo, Mel non sente mai fare il nome di Greg, non pi. Ma gli adulti non riescono a parlare d'altro, e cos quel nome ronza sulle loro teste come una zanzara molesta: Greg Johnson, Greg Johnson, Greg Johnson.
Fra gli altri, Mel lavora per una donna, la signorina Bosch.  vecchia, e sembra anche pi vecchia di quanto non sia. Giace immobile tutto il giorno sotto le lenzuola umide, davanti a un rumoroso ventilatore, con delle ciocche di capelli incollate alla faccia: Mel passa una volta al giorno per controllarla; cio, per controllare la situazione e vedere se sta bene. Pensa che il suo vero lavoro, per, consista nell'accertarsi che la signorina Bosch non sia morta. Ogni tanto lei gli chiede qualcosa, un boccone di cibo o un altro bicchiere d'acqua, e dopo pu fare tanto un sorriso quanto una boccaccia. A volte parla anche, e se sta abbastanza bene gli fa delle domande. Gli chiede se hanno trovato il pirata della strada: Mel risponde di no. Gli chiede se  vero che gli adulti pattugliano i vari quartieri, notte e giorno, e si riuniscono settimanalmente per parlare degli estranei sospetti. Mel risponde di s, l'ha visto con i suoi occhi. Lei sospira sdegnata e lo guarda, e gli chiede se secondo lui quelle ronde sono un modo proficuo di utilizzare il tempo.
Mel vuole saperlo, perci si intrufola in una di quelle assemblee. Trova il gruppo in una casa con la veranda sul retro e un prato recintato, con tanto spazio per le sedie da giardino, le bibite e i bambini. I grandi siedono tutti insieme, perlopi in silenzio, mentre i piccoli scorrazzano sul prato, gridano e cercano di acchiappare le lucciole, e ruzzolano e si sbucciano gomiti e ginocchia. Mel  cos vicino agli adulti che sente l'odore dell'alcol e del barbecue sulle loro parole, ma non ha paura, perch ha quel peso sul petto, e se necessario lo user.
Gli adulti si lamentano della polizia, che non ha nessun indizio per trovare il colpevole. Parlano dei Van Allen, solo brevemente, e solo a voce bassa. I Van Allen, dicono, non se la stanno passando bene, proprio per niente. Ma le loro
voci si rianimano quando parlano dei Johnson, che nonostante la dolorosa perdita stanno dando un meraviglioso esempio con le loro
ronde notturne per le strade del quartiere. Gli adulti dicono che un
giorno li inviteranno. Non ora, perch  troppo presto. Ma un giorno s, senza dubbio.
Mel racconta tutto questo alla signorina Bosch. Le dice quanto sia facile individuare coloro che sono di ronda: guidano con assurda lentezza, gli occhi sgranati, le teste che oscillano, con lo scricchiolio languido e glaciale delle ruote che avanzano piano sulla ghiaia. La signorina Bosch ride con una faccia un po' perfida, e questo a Mel piace.
Ma Mel sente anche altre cose dagli adulti presso i quali lavora. Mel  in casa loro a togliere il linoleum dalla sala da pranzo quando i signori Huron rientrano da una di quelle assemblee sul coprifuoco, pi furibondi di prima. La signora sale di sopra come una furia, il signor Huron esce sul retro, e i bambini restano soli con l'unica cosa che gli interessa: una montagna di giocattoli di plastica.
Mel sta asciugando l'acqua nella cucina allagata della signorina Daisy, mentre lei si prepara per il turno di ronda, calcandosi in testa un grosso cappello a fiori, srotolando dei guanti lunghi e morbidi, e lisciandosi il vestito prima di prendere la borsa e le chiavi dell'auto. Quando lei scorge il suo riflesso nello specchio, anche Mel vede la stessa cosa: l'elaborata, ridicola tenuta, completamente inadeguata alla caccia all'assassino.
Mel  in cima alla scala a levare le ragnatele dalla grondaia quando
da una finestra aperta sente il signor Coleman che, sventolando la tabella dei turni di ronda, urla al telefono: Allora, Dave, tocca a
te o tocca a me? Qualche settimana pi tardi, dopo che, stando a quel che si dice, uno degli adulti si  addormentato durante la ronda andando a sbattere contro una cassetta della posta, Mel vede il signor Coleman strappare la tabella dalla bacheca e appallottolarla contro la cornetta. Non lascer che un cretino qualsiasi metta sotto mio figlio!
Sono tutti del posto, e tutti debitamente incorporati nei grandi dipinti che Mel esegue sulla ruvida carta da pacchi che il professor Bud Camper, per qualche motivo, continua a regalargli. Alcuni di quei disegni sono appesi nei corridoi della scuola, ma la maggior parte  arrotolata e chiusa nell'armadio di Mel. La presenza di ciascuno di loro, per,  lampante. Guardateli con attenzione: i signori Huron sono tubature color ruggine che corrono in direzioni opposte. La signorina Daisy  una stella bronzea fatta di scintille brillantissime, e sfumata con il carboncino. Il signor Coleman  un'iraconda spirale rossa che vortica verso l'interno fino a inghiottirsi la coda ardente. Naturalmente c' anche la signorina Bosch, una gialla figura scheletrica con gli arti talmente lunghi da potersi aggrappare a vie, vicoli e strade fino a diventarne parte, garantendosi una miracolosa fuga nonostante sia inchiodata al letto.
Su quelle mappe si trova ogni cosa. I ragazzini che Mel conosce. I posti in cui  stato. Le cose che ha visto. Le litigate.
Le feste. Suo padre. Le macchie di sangue sul marciapiede.
Come ha quasi detto a Bud e in effetti glielo direbbe, se non diffidasse cos fortemente di quell'insegnante barbuto, capellone e con le maniche arrotolate i fatti sono tutti li in bella vista, basta solo darsi la pena di guardare.
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La condizione di mostro.
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James e Willie non nutrivano grande interesse per i ragazzi delle superiori, a parte uno. Si chiamava Tom, e per mesi si era detto che fosse proprietario di un Mostro. I
racconti erano vaghi e le fonti inattendibili, ma tutti concordavano sul fatto che il Mostro fosse morto. Non si era per capito che razza di mostro fosse, e dove Tom l'avesse trovato. Molti ragazzini che avevano fratelli pi grandi dichiaravano di averne visto le foto (immagini scure, sgranate, sfocate), e uno diceva che sua sorella, dopo averlo toccato, si era svegliata con uno sfogo sulla pelle.
Anche Reggie era interessato a Tom, ma in modo diverso.
Reggie subiva il fascino degli adolescenti, con i quali cercava di parlare tutte le volte che poteva; capitava che abbandonasse gli amici non appena vedeva un gruppetto di ragazzi pi grandi dall'altra parte della strada. Pi di una partita a palla bastarda era stata interrotta dall'arrivo di ragazzi con la sigaretta accesa e roba da bere in mano, il che induceva Reggie a mettersi il guantone sottobraccio e correre a salutarli.
Reggie usava il Mostro solo come scusa per poter sciorinare informazioni sui ragazzi pi grandi: cosa facevano, che genere di cose dicevano, banali descrizioni dei loro capelli, della pelle, dei vestiti. Nel frattempo gli altri, James e Willie compresi, cercavano di riportare la conversazione al punto di partenza. Ho sentito dire
che  un Mostro neonato, diceva James. E Willie aggiungeva: A che
phylum o specie appartiene, secondo voi?
La primavera cedeva il passo all'estate, le aule deliranti alla quieta immensit cittadina, e del Mostro non si parlava pi. Ma poi arriv il pirata della strada. Le giornate accorciate dal coprifuoco andavano pianificate e trascorse con giudizio; e il Mostro era una cosa concreta, pertanto si poteva progettare di vederlo andare a vederlo e vederlo.
Fu James il primo a dire: Andiamo a vedere il Mostro!
Dopo la notte passata a scuola e una serie di altre sortite, Reggie cominciava ad avere l'aria annoiata e impaziente.
Uno stato d'animo assai pericoloso per lui, che a sua volta rendeva nervoso James, il quale intravedeva nelle labbra serrate dell'amico le sue brevi e improvvise esplosioni di rabbia, il modo in cui avrebbe preso a sassate qualsiasi cosa. Era ci che stava per capitare, James se lo sentiva, perci propose di andare a vedere il Mostro solo per dare a Reggie materiale per un nuovo piano. E infatti Reggie si butt nell'impresa senza pensarci due volte e propose di farlo l'indomani, un giorno valeva l'altro; poi si gir verso Willie in attesa di conferma. Era un trucco che James conosceva bene: Willie, consultato per primo, si sarebbe sentito lusingato e avrebbe accolto qualunque proposta di Reggie. All'imbeccata, Willie sorrise, annu e continu a giocherellare con gli steli dei soffioni. A vedere il Mostro, a vedere il Mostro, canticchiava tra s, come se fossero solo parole.
Di quei tempi, ottenere il permesso di uscire di casa era per Willie sempre pi difficile una o due volte alla settimana si sentiva parlare di un furgone che passava a tutta velocit davanti al cortile della scuola o di fronte al parco
ma i ragazzi riuscirono a strappare l'autorizzazione con la promessa di riaccompagnarlo entro l'ora di pranzo. Il
giorno dopo i tre si misero in marcia al mattino, portando a turno lo zaino pieno di panini preparati in fretta e furia nella cucina di James, senza l'aiuto di Louise. Reggie ne mangi uno prima ancora di aver percorso due isolati, ma lo sput quasi tutto quando Willie, nel lanciare una ghianda a uno scoiattolo, perse l'equilibrio e cadde. Quindi Willie si risollev, si diede una pulita con la mano, sorrise imbarazzato e chiese anche lui un panino; James si inginocchi per tirarlo fuori dallo zaino, e quando alz gli occhi vide l'amico che, con una smorfia, si accarezzava il moncherino.
Si fermarono a comprare delle aranciate a Buchanan Street, e quando uscirono si misero una mano sugli occhi.
Era incredibile, ma l'estate era diventata pi calda.
Tom abitava in fondo a un lungo sentiero in terra battuta, cos pieno di curve da sparire alla vista in mezzo alle erbacce. Quando la vecchia fattoria apparve, il loro unico desiderio ormai era di raggiungerla e prendere un po' di fresco all'ombra. Ma quando furono l, sotto la finestra della cucina, col sudore che si raffreddava sulle gambe e le ragnatele a fargli il solletico sul collo, videro un sacco di gente ferma davanti alla vecchia stalla. Erano tutti ragazzi pi grandi, a gruppetti sparsi, seduti sui cofani delle macchine a specchiarsi nelle cromature, a battere i piedi a tempo di musica, ad accarezzare il pelo arruffato di un gatto, a lanciare sassi contro il silo e a schivarli quando rimbalzavano. C'era anche un altro gruppetto: tre fumatori, in semicerchio, fianco a fianco, con gli occhi bassi su qualcosa.
James si fece strada attraverso un nugolo di moscerini e sent che gli altri due gli andavano dietro.
Il loro arrivo fu accolto con indifferenza: vennero ignorati, degnati neanche del rispetto che si tributa a un gatto.
James prosegu con gli occhi sulla scia di mozziconi. Un ragazzo
delle superiori si stacc dagli altri e li raggiunse poco prima che arrivassero alla cosa per terra. Il tipo era basso e tarchiato: i capelli neri gli crescevano in testa come muschio, l'attaccatura quasi unita alle sopracciglia, e gli ricadevano sugli zigomi. Sul mento, una chiazza rosata di brufoli.
Lo sguardo, mite, era leggermente strabico, e passava dal cielo ai ragazzi, al suolo e di nuovo in alto. Era Tom.
Un dollaro, disse. E anzich tendere la mano, si cacci entrambi i pugni nelle tasche. James lo fiss per un istante, poi spost lo sguardo su Reggie e Willie. Un che?
Un dollaro? Ma cosa voleva dire?
Ehi, forza, continu Tom, gettando un'occhiata ai tre fumatori che si dondolavano sulle gambe. Sospir e fece guizzare gli occhi male assortiti prima sui ragazzi, poi di nuovo a terra.  tutto il giorno che vado avanti a omaggi. Non lo faccio mica per sport.
James faticava ad afferrare il senso di quelle parole. Come faceva, una cosa unica come il Mostro, a esistere in quel mondo di dollari e centesimi? Abbiamo portato le aranciate, mormor.
Tom sembr convincersi. Fece una smorfia e si pass una mano sul collo, poi annu come se se lo fosse aspettato, come se avesse gi sentito la stessa cosa un milione di volte.
Vabbe', andate a vederlo, disse. Ma non lo faccio mica per sport. Bisogna pur fare qualche soldo, no? Che ne dite se la prossima volta pagate doppio? Non chiedo mica tanto, per  estate. James cominci a capire. Forse per far parte di quel mondo, guidare un'auto, indossare quei vestiti, frequentare le ragazze, ci volevano dei soldi.
Forse c'erano costi, legati al diventare grandi, che lui non aveva ancora preso in considerazione. Prov l'impulso di discuterne con Reggie: possibile che ne fosse al corrente e avesse magari anche iniziato a pagare.
Ma ormai avevano posato gli occhi sul Mostro, tutti e tre, e per un istante non parlarono. Dopo un po', i ragazzi li accanto cominciarono ad allontanarsi, ma loro non ci fecero caso. Guardavano, socchiudevano gli occhi, guardavano di nuovo, cercando di capire.
Fu Willie a parlare per primo. Da dove  venuto?
Tom si trascin un po' pi vicino, guardando il Mostro con sufficienza. Quindi sbuff, sput e spost gli occhi verso un appezzamento di terra irregolare, popolato da parecchi cavalli magri e immobili. Poi parl rapidamente, come se avesse imparato una lezioncina a memoria.
Mio nonno  morto l'inverno scorso e questa terra era sua, tutta quanta, fin dove arriva l'occhio. Allevava cavalli,perlopi. Quando  morto abbiamo tirato fuori le sue cose dalla soffitta: roba incredibile, roba che per vederla paghereste dieci dollari. Poi li guard e disse, in tono minaccioso: Il nonno aveva fatto la guerra.
Continu. Questo stava dentro un grosso baule. Non so dire bene cos', n dove l'ha preso, ma mio nonno aveva girato il mondo, aveva visto di tutto, quindi non si pu sapere. Secondo me viene dall'Africa. O dall'Asia. Ma poco importa.
Dai ragazzi venne uno strano brusio, e James si volt a guardare si era dimenticato che fossero l. I maschi si scambiarono delle occhiate, soffocarono quella che sembrava una risata, e le femmine li fulminarono con un cupo sguardo di rimprovero. Anche Tom sent quel tramestio e si accorse di quegli sguardi: abbass gli occhi sghembi a terra, poi li rivolse nuovamente ai cavalli sulla linea dell'orizzonte.
James torn a guardare il Mostro.
Una cosa era chiara. Era morto. Buttato sulla paglia, nello spazio angusto di una cassetta di mele senza coperchio, a James fece
quasi pena. Niente a che vedere con la bara che il corpo di Greg Johnson aveva meritato, n con la terra e l'erba delle tombe di animali domestici che James aveva visto. C'era qualcosa di frettoloso e improvvisato, e cerc di convincersi che per il Mostro fosse giusto cos.
Ha le ali, disse Willie.
Guardate i denti, fece Reggie.
Tom emise un altro sospiro, e guard i cavalli con un misto apparente di odio e desiderio negli occhi. James non stentava a immaginarsi Tom mentre saltava su uno degli animali e galoppava via. Ma nemmeno mentre li faceva fuori con un coltello, con una mazza o una pistola.
Era come se neppure Tom sapesse decidere sul da farsi, cos restava li impalato, a sudare, con i pugni in tasca, in qualche modo diverso dai coetanei indifferenti, radunati a pochi metri di distanza.
C' mai venuto, qui, uno che si chiama Mel Herman?
domand Reggie. Tom fece spallucce e annu, e i ragazzi non rimasero affatto sorpresi. I suoi passi inquieti l'avevano sicuramente portato da Tom gi mesi addietro.
James si acquatt, avvicin il viso al Mostro, lo annus.
Cosa ci farai? chiese.
Lo impaglio, rispose Tom. Sai, tipo testa di cervo.
Lo attacco su un pezzo di legno venato, una cosa molto elegante, forse da appendere nella stalla... Poi faccio un cartello da mettere in strada. E magari anche un annuncio sul giornale di Monroeville. Certo, toccher dare una pulita alla stalla; mi ci vorr un bel po'. L dentro fa un caldo che manca l'aria. Ma se mai vi andasse di tirare su un paio di dollari, ragazzi, fatemelo sapere. I forconi non mancano, potreste venire a levare tutto quel fieno, eh?
A questo punto la voce di Tom si era riempita di orgoglio;
e anche se parlava con i tre ragazzini, in realt si rivolgeva
ai grandi. Dopo un attimo moll un calcio a un ciuffo di erbacce. Devo fare qualcosa, mormor. Comunque, questo coso non  normale.  fantastico. Scommetto che nessuno ha mai visto niente del genere.
I ragazzi trascorsero un quarto d'ora a fissare quel coso e a indicarne i vari attributi. Poi Tom si spost verso la stalla, dove sei o sette gatti rognosi gli strofinarono il muso sulle caviglie. Willie si allontan e and a sedersi da solo all'ombra del silo. Reggie vir verso i ragazzi e attacc a parlare con loro con un tono di voce stranamente basso.
Solo James rimase chino sul Mostro, con le ginocchia che gli tremavano, la fronte corrugata, la schiena dolente. Cerc di immaginarselo vivo, con le ossa fragili sotto i muscoli e il manto di pelo, squame o piume, o tutt'e tre insieme;
ma per quanto si sforzasse, non ci riusc. Era come se il Mostro fosse sempre stato una cosa morta, una cosa nata morta in una cassetta delle mele, impacchettato senza troppe cerimonie l dentro e lasciato soffocare in una soffitta per cent'anni. Non c'era traccia di vita.
Quando fu il momento di andarsene, James dovette chiamare Reggie cinque o sei volte prima che salutasse gli altri alzando gli occhi al cielo. Poi si scambiarono una spallata all'imbocco del sentiero.
James pens che qualcuno dovesse pur dire qualcosa.
Io non saprei proprio che razza di cosa pu avere quel genere di denti, esord.
O quel genere di ali, aggiunse Willie.
Voi non ci crederete, disse Reggie, con la voce carica di quell'elettricit che gli dava ogni volta incontrare i ragazzi pi grandi. Sai cosa stanno pensando di fare?
I ragazzi? Non ci arriverete mai.
James non lo guard, n diede una risposta. E sper che anche Willie non dicesse niente.
Cosa? chiese invece Willie.
Reggie si lecc le labbra e le lasci luccicanti di saliva.
Vogliono rubarlo.
James preg che l'altro non rispondesse.
Davvero? disse Willie.
S, disse Reggie. Ma indovinate un po' chi lo ruber per primo?
...
.
...
Caderci dentro.
...
.
...
Il giorno seguente i tre amici avevano deciso di costruire una carrucola per issare Willie nella casetta sull'albero, ma furono distratti da una cagna che continuava a gironzolare intorno a un albero dietro casa. Li guardava con i suoi occhi neri e raspava la terra, fingendo di avvicinarsi per poi tornare all'ombra.
Willie spar in casa e torn con un binocolo, informando i ragazzi che la cagna era grassa. Reggie gli strapp il binocolo di mano e se lo port agli occhi. Tanto con una mano sola non puoi usarlo, borbott mentre cercava di localizzare il cane; ritrovata la bestia, ruot le lenti per la messa a fuoco.
Deve fare i cuccioli, disse.
Si rimisero all'opera. L'attrezzatura comprendeva un martello, una serie di chiodi, una fune e una carrucola di metallo rosso, che Reggie aveva miracolosamente recuperato da un cassonetto in fondo alla strada. Non era sua abitudine mettersi a rovistare nell'immondizia come gran parte dei ragazzini, preferiva l'epica solitudine dello
sfasciacarrozze ma per ignote ragioni era stato spinto ad aprire quel cassonetto: e quando Reggie aveva tirato fuori l'arnese di metallo arrugginito, James aveva subito capito cosa farne.
C' un ramo proprio sopra il tetto, disse. Non si vede, ma so che c'.
Cos lui e Reggie si inerpicarono per la scala a pioli, poi su per la fiancata della casetta, impressionati dalla propria abilit e sfidandosi a ogni salto e presa. Reggie arriv in cima per primo e quando James lo raggiunse, pochi istanti dopo, si scambiarono un sorriso, ansanti, spazzolando via i frammenti di corteccia dai gomiti e dalle ginocchia.
Reggie si compliment con James per il notevole lavoro di gambe, e James disse che proprio non capiva come avesse fatto Reggie ad arrivare in cima cos in fretta.
Non lo so nemmeno io, disse Reggie. E scoppiarono a ridere.
Passarono qualche minuto a guardare in lontananza, vedendo in ogni furgone un possibile assassino. Poi si ricordarono il motivo per cui erano lass, si misero pancia a terra e presero a strisciare lungo il tetto finch non arrivarono con il mento oltre il bordo. Willie era l sotto, che vorticava nell'erba. Reggie cominci a sparare una serie di sputi, facendo attenzione dapprincipio a non colpire Willie, poi andandogli sempre pi vicino. Ma visto che i due colpi messi a segno erano passati inosservati, grid: Ehi, deficiente!
Willie smise di prodursi in giravolte e inizi a dondolare sul posto in preda alle vertigini, colpendo l'aria con la mano superstite. Alz gli occhi verso gli amici e sorrise. Poi abbass la mano tra l'erba e tir su la carrucola. Avete dimenticato questa, disse.
La discesa fu pi semplice Reggie e James si lasciarono
cadere attraverso l'apertura rettangolare nel tetto, poi fecero i gradini due a due e un salto di oltre un metro e mezzo. Si riempirono le tasche di chiodi e cercarono il modo di portare su martello, carrucola e fune.
La cagna  tornata, disse Willie.
Adesso era pi vicina, sull'altro lato del prato, che scalpitava da ferma e annusava l'erba, senza mai staccare gli
occhi dai ragazzi. Era bianca e nera, irsuta, con la coda pelosa che spazzava per terra. Le zampe erano incrostate di fango secco, e il ventre teso mostrava sei mammelle penzoloni, lucide e rosse.
Forse ha sete, poverina, disse Willie, allungando la mano e schioccando la lingua.
Lascia stare quella stupida bestia! grid Reggie. Willie e James lo guardarono sorpresi. Lui abbass gli occhi, prese alcuni chiodi e se li fece scivolare in tasca. Quella cagna avr presto dei cuccioli e, fidati, non sar simpatico se te li scodeller qui.
Willie sorrise. I cuccioli sono carini.
Reggie prese in mano il martello e lo soppes.
Mia madre  cresciuta in una fattoria e dice che a volte i vitellini, mentre stanno nascendo, rimangono incastrati, e allora restano due cose da fare, disse Reggie. Squartare il vitellino mentre  ancora dentro e poi tirarlo fuori un pezzo alla volta, o tagliare la madre in due e salvare il piccolo. O l'una o l'altra.
Reggie arretr di colpo, sollev il braccio e un chiodo and a colpire l'albero accanto alla cagna. La bestia sobbalz, diede un'annusata, ma non scapp. Reggie ne lanci un altro, che stavolta rimbalz sul dorso dell'animale. Le zampe posteriori slittarono, fece una piroetta e si guard intorno abbassando le orecchie.
Che fai? grid Willie. Piantala!  una cattiveria!
Reggie lanci un altro chiodo, che cadde non troppo lontano e si perse nell'erba.
Non vorrai mica che quei cuccioli nascano qui, disse Reggie senza guardarlo, prendendo nuovamente la mira con un altro chiodo.
Ehi! disse Willie. Poi avanz verso Reggie. Vol ancora un chiodo, che rimbalz sonoro sullo steccato.
Se li fa qui, i cuccioli non se ne andranno mai, disse Reggie. Si pieg all'indietro per lanciare, ma Willie si era messo in mezzo, con la faccia rossa e le labbra tese che scoprivano il metallo sui denti.
Falla finita, disse Willie.
Ti sto facendo un favore, ribatt Reggie.
Lo so, replic Willie.
Non con la casetta, scemo, disse Reggie, girando intorno a Willie e trasferendo l'ennesimo chiodo nella mano pronta a lanciare.
Willie si gir di scatto e prese a correre verso la cagna.
Vattene, bella! Vattene! Vattene! L'animale si irrigid, i muscoli gli si disegnarono sotto il pelo. Reggie lanci il chiodo. Manc la testa di Willie di qualche centimetro, e James rest a bocca aperta non faticava a immaginare un chiodo conficcato nell'occhio di Willie, tanto per non smentire la sfortuna della sua vita.
Ma riusc soltanto a dire Ehi, rimanendo sorpreso dal proprio tono fiacco. Perch non stava andando in soccorso dell'amico? Perch se ne stava l impalato? Per qualche ragione, riusciva solo a pensare ai propri genitori.
La cagna si fece sempre pi piccola, finch non se la svign di corsa, con il ventre che sfiorava l'erba. Willie smise di inseguirla e a quel punto si ferm anche Reggie.
Poi ci fu un lungo momento pieno di suoni: uccelli, insetti, automobili, irrigatori, falciatrici. Alla fine Reggie raccolse la carrucola, se la agganci a un passante della cintura, oltrepass James con una spallata e ricominci la scalata all'albero.
Ho un piano per prenderci il Mostro, disse mentre saliva, prima che se lo prendano quelli pi grandi, o Mel Herman, o chiunque altro. Se chiudete il becco per un secondo, ve lo spiego Ma gli altri due non
risposero, e la proposta mor. L'unico rumore che si sent di l a poco fu una martellata di Reggie su un chiodo, dentro il legno vivo.
Solo che adesso era troppo tardi. L'ispirazione si era dileguata fra le erbacce insieme a una cagna assetata e gravida.
Restava solo la fatica, nient'altro, perci il progetto era compromesso.
Non per mancanza d'impegno. Sia Reggie che James si arrampicarono almeno una trentina di volte. Fecero a turno per cercare di fissare la carrucola al primo ramo, rinunciarono, tentarono con altri rami pi alti, pi forti.
E quando alla fine riuscirono a fissarla, la fune cominci a cedere, scivolando ogni volta fuori dalla carrucola.
Dopo un po' il signor Van Allen usc sulla soglia di casa, attratto forse dall'assenza di voci, e rimase con le mani sulla ringhiera, la vestaglia morbidamente legata intorno alla vita.
La sua presenza esigeva una dimostrazione di abilit, ma la scena risult goffa e umiliante. La carrucola vibr, la fune scivol via per l'ennesima volta, e a James torn in mente il funerale di Greg Johnson le carrucole non avevano funzionato nemmeno allora. I ragazzi fissarono l'asse che doveva fungere da sedile, ma quando Willie prov a sedercisi sopra non pot che rannicchiarsi contraendo i muscoli della gamba, mentre il sedile vorticava inutilmente.
Le mani degli amici erano dappertutto: gli tenevano ferma la schiena, lo spingevano gi, gli rimettevano a posto la mano, ferendogliela con dei movimenti troppo bruschi. Willie era a disagio per s e per loro, e pi si urtavano, pi si trovavano implicati in quel monumentale e stravagante fallimento.
Il signor Van Allen non disse nulla mentre il figlio perdeva l'equilibrio e precipitava a terra, con la fune che veniva
gi dall'albero e cadendo si depositava sulle ginocchia di Willie, e i due amici che si accasciavano accanto a lui, i gomiti arrossati, le ginocchia macchiate d'erba, gli occhi alla disperata ricerca di qualcosa su cui scaricare la colpa.
...
.
...
Io adesso accumulo paure.
...
.
...
Piovve per tre giorni, e tutti erano euforici finch non misero piede fuori di casa. La pioggia era calda.
A dispetto dell'ora tarda e del diluvio, Willie fu mandato a comprare latte, burro e uova: s'incammin piano, godendosi quella rara avventura solitaria. Gli era capitata inaspettatamente.
Sua madre si era messa le scarpe prima la destra e poi, parecchio dopo, la sinistra e la borsa a tracolla, dichiarando che sarebbe andata al negozio. Poi era rimasta a lungo davanti alla porta, con le mani sui fianchi, respirando adagio e contemplando le gocce di pioggia che esplodevano di tanto in tanto sul marciapiede. Era una scena a cui Willie aveva assistito molto spesso: preparativi frenetici e chiassosi per un'incombenza da sbrigare fuori casa, che infine si arenavano davanti alla porta, come se sua madre non sapesse girare la maniglia, o temesse quel che avrebbe potuto trovare dall'altra parte, o magari quel che avrebbe trovato lei.
Alla fine si volt e chiese a Willie di uscire a comprare latte, burro e uova, per favore.
Lui salt su e spinse il moncherino in fuori, in modo da lasciarsi spillare la manica della camicia ed evitare che la pioggia bagnasse la fasciatura. Sua madre gli apr il palmo della mano e ci mise alcune banconote. Fa' attenzione, -
disse con un sussurro stentato, gli occhi colmi di lacrime, e lo abbracci con forza mentre lui cercava di divincolarsi.
Si infil i soldi in tasca e con passi lunghi e decisi usc
di casa, la mazzetta di banconote contro l'anca, spessa e importante. Scendendo i gradini di corsa, sent il sospiro di sua madre: come se anche lei fosse meravigliata e felice alla vista della sua rapidit.
Willie stentava a ricordare la sua ultima uscita da solo senza incidenti. Una volta si era scheggiato un dente sul parchimetro; un'altra era rimasto bloccato in un mucchio di neve finch un postino non aveva sentito le sue grida.
Un'altra volta ancora era stato investito da un furgone e aveva perso il braccio sinistro.
Ma ora si sarebbe tenuto sulle strade che conosceva, senza perdere di vista i punti di riferimento: l'altalena di pneumatici degli Harper, i campi da tennis, la cabina elettrica con il cartello che ammoniva: vietato avvicinarsi, alta tensione. E poi eccolo che varcava la soglia del negozio, con la pelle d'oca davanti al banco frigo, e agitava le bottiglie di latte per saggiarne la qualit. Il burro era facile afferr il primo panetto che vide. Le uova, invece, richiesero una riflessione ben pi lunga, perch Willie non era soddisfatto se prima non le aveva controllate, un uovo per volta, rigirandoselo fra le mani alla ricerca di crepe anche sottilissime.
Si era accaparrato un carrello, ma nel percorso verso la cassa ebbe mille difficolt. Poteva spingerlo con un braccio solo, quindi andava tutto a sinistra, cos si ritrov a tracciare un cerchio, poi due, poi tre sempre pi ampi, e a ogni orbita si sentiva gli occhi della gente addosso. Continu a strattonare e a spingere e a scalciare, sforzandosi di farlo andare nella direzione giusta, finch un uomo con il grembiule non gli si avvicin e prelev i tre articoli dal carrello. L'uomo gli sorrise per confermargli che il suo sforzo era stato encomiabile, ma Willie sapeva di aver fallito: evit il suo sguardo, tenendo gli occhi fissi sulla spesa.
Usc dal negozio con il resto che gli tintinnava nella tasca, e bench appesantito dal sacchetto si sentiva pi leggero e veloce, entusiasta di essersi lasciato alle spalle il negozio, quello stronzissimo carrello, gli impiccioni in grembiule e le signore che guardavano lui anzich la lista della spesa.
Il sacchetto di carta che teneva ben stretto testimoniava che lui, a differenza di Mel Herman, non vagava a casaccio per le strade: no, Willie Van Allen aiutava. Si sent al settimo cielo, e sbagli strada di proposito.
Rimase affascinato dal modo in cui la pioggia scuriva la carta marrone del sacchetto e dalle sagome che vi si allargavano
facce striminzite che diventavano enormi, rami che mettevano radici, stelle che si univano a creare galassie
e quando finalmente si ricord di alzare gli occhi era troppo tardi. Si era perso. La pioggia gli scendeva gi per il collo e se ne stava ferma l, a impregnarsi del suo ennesimo fallimento.
Davanti a lui una via con case dall'aria accogliente: imbocc quella. Un irrigatore ruotava senza scopo sotto la pioggia e Willie si scans dal getto, scendendo per un attimo dal marciapiede; poi sent uno slittare di ruote sul bagnato e risal immediatamente, stringendo a s la busta umida della spesa.
Pass un furgone, e Willie lo guard diffidente.
In fondo alla strada, il furgone svolt a destra; Willie, raggiunto l'incrocio, svolt a sinistra. Stava succedendo qualcosa al sacchetto di carta; sembrava diventato di gomma.
Willie sent un'ondata di panico e se lo strinse ancor di pi sotto l'ascella; poi guard una casa e vide, dietro una finestra, il viso di un bambino: consapevole del proprio moncherino come non mai, distolse gli occhi. L'acqua gocciolava dal lungo naso e sciabordava nei calzini; poi sent che anche il bendaggio si stava bagnando, e si domand
che cosa avrebbe potuto comportare sua madre l'aveva messo in guardia parecchie volte. Cerc di orientarsi guardando di qua e di l, ma era tutto una macchia indistinta, come nei dipinti di Mel Herman, e per un istante Willie si chiese se il mondo, visto dagli occhi di Mel, fosse sempre cos tenebroso e inquietante.
Con la coda dell'occhio scorse nuovamente il furgone: lo stesso di prima, ne era certo. Stava fermo in mezzo alla strada, con il motore al minimo e il fumo grigio che usciva tra le ruote posteriori. Strinse forte la busta della spesa e con le unghie apr uno squarcio nella carta. La bottiglia di latte era calda e bagnata. Sua madre non sarebbe stata contenta.
Il furgone si mosse, poi gli stop sul retro si fecero rossi e il veicolo si ferm di nuovo, incerto come la cagna gravida che si era aggirata intorno a casa sua. Willie guard dritto davanti a s e senti il furgone scivolare via. Avrebbe rifatto il giro per poi tornare, ne era certo.
Willie svolt a sinistra. Il fondo del sacchetto si ruppe e il latte fin sul marciapiede. Anche le uova e il burro cercarono di sgusciare fuori, ma piegandosi in avanti Willie riusc a bloccarli. Pos tutto a terra e apr la confezione delle uova per controllare i danni: gli pareva se ne fossero rotte soltanto due. Si raddrizz e si mise a contemplare la pioggia che, paziente, martellava sulle uova schiuse, sulla bottiglia di latte rovesciata, sul panetto di burro. Era uno spettacolo insolito, e per un istante rimase paralizzato.
Che riuscisse a riportare tutto a casa senza la busta era fuori questione. Prese il burro bagnato e se lo infil nelle mutande; poi afferr la pesante bottiglia di latte per il manico.
Le uova non c'erano, avrebbe detto. Al negozio avevano finito le uova. E allora che hai fatto con il resto
dei soldi? Willie aggrott la fronte e sent che la pioggia gli segnava nuove strade sulle tempie.
Torn indietro, sembrava la cosa migliore. Arriv all'irrigatore che aveva schivato poco prima, ma questa volta ci pass in mezzo. Pens di andare dritto all'incrocio. Si domand fin dove arrivasse la strada. Ripens al lungo sentiero tortuoso che portava da Tom e alla cosa nella cassetta delle mele. Forse anche in fondo a quella via c'era un punto dove potersi riposare.
Nascose la bottiglia di latte tra i rami bagnati di un cespuglio.
Magari pi tardi sarebbe riuscito a ritrovarla, a consegnarla alla mamma, a rimediare.
Non si rese conto che la pioggia era aumentata finch non infil un piede dentro una pozzanghera, con tutta la scarpa da ginnastica, sollevando una sventagliata d'acqua.
Vacill si era fatto male all'alluce. Super un incrocio, poi un altro. Da l vicino proveniva il ronzio di un motore, e Willie affrett il passo per attraversare un altro incrocio, con l'alluce che gli pulsava. Cominci a zoppicare. Il panetto di burro gli scivol fuori dalla gamba dei calzoni, ma non lo raccolse. Si rese conto che aveva preso a borbottare e cerc di smettere, ma le parole continuavano a uscire e a formare le strane frasi che si era inventato per i compiti, frasi assurde che stavano per conifera-decidua, o Indiano-Artico-Atlantico-Pacifico, o Mercurio-Venere-Terra-Marte-Giove-Saturno-Urano-Nettuno-Plutone.
All'incrocio successivo vide un furgone, forse del colore di quello che aveva appena visto, forse del colore di quello che lo aveva investito, ma non ricordava, non ora, non con quelle frasi in testa. Prosegu barcollando, e quell'andatura zoppicante gli fece tornare in mente il modo in cui ormai camminava suo padre, sempre in pigiama, come se non facesse altro che urtare invisibili ostacoli con le
ginocchia. Ogni tanto faceva persino delle smorfie, come se provasse dolore per quelle collisioni.
E camminava cos anche quando usciva di casa, stringendo la sua birra con entrambe le mani, come se la cosa
lo aiutasse a mantenere l'equilibrio, e a volte succedeva.
Altre volte invece l'alcol peggiorava le cose, e lui finiva nel prato dietro casa reggendosi allo steccato. Altre volte ancora, s'infilava la birra dentro la cintura e spingeva
il tosaerba tracciando ovali sinuosi finch il passo non si raddrizzava. Ma, a furia di tosarlo, di prato non ce n'era pi, a parte la zona intorno all'albero sotto la casetta, dove l'erba cresceva soffice e abbondante non veniva tagliata da mesi.
Willie pesticci una pozzanghera, poi prese a saltellare cercando di proteggere l'alluce dolorante. Superbia-avarizia-lussuria-invidia-gola-ira-accidia.
Si ramment di quel che dicevano i ragazzini al campo, e cio che suo padre, cos si vociferava, di notte se ne andava in giro, a volte in vestaglia, a volte con le ginocchia sporche, a volte addirittura insanguinate. Willie si chiese se non fosse vero. In fin dei conti l c'era lui, in giro sotto la pioggia lungo una via che non aveva mai visto prima, vestito in maniera inadeguata e per giunta claudicante; tale padre, tale figlio. Si sent travolgere da un moto d'orgoglio nei confronti di suo padre: s'immagin la vestaglia, la birra, le ginocchia forse sporche, il corpo forse insanguinato e si mise subito a zoppicare allo stesso modo, cos come lo aveva memorizzato.
Cuori-quadri-fiori-picche.
Adesso per, quando da una strada limitrofa sent delle ruote che dividevano la pioggia in due, prov un autentico terrore. Europa-Asia-Africa-America-Oceania-. prese a zoppicare pi veloce. E suo padre faceva lo stesso accanto a lui, o almeno cos fantasticava Willie, ma
anzich protetto si sent esposto e sezionato come un insetto alla lezione di scienze, immobilizzato ed etichettato: Braccio Mancante, Denti Storti, Orecchie Elefantine, Naso Lungo. Perci prosegu,
perch in fondo a quella via poteva esserci qualcosa, qualunque cosa, e fosse anche stata una cassetta delle mele o una cassa da imballaggio, bene, lui era pi che pronto a farsi imballare e riporre nell'angolo caldo di una soffitta, lontano dagli occhi altrui, al riparo dalla pioggia.
Cominci a correre pi forte, facendo pi rumore, e anche il furgone: pi veloce, pi rumoroso. Willie si costrinse ad andare avanti, a voce alta e con le frasi strane per ricordare le note della chiave di violino e di basso, o i primi cinque libri della Bibbia, e il suono stridulo della sua voce in preda al panico lo rivelava: era un ragazzino basso, fragile, indegno. Forse quello che gli stava arrivando alle spalle era il furgone assassino, o forse no; forse erano quei cretini dei Johnson che facevano la loro stupidissima ronda. Questa era l'eventualit pi atroce, perch se a bordo del veicolo ci fosse stata una coppia di genitori preoccupati, vedendolo correre avrebbero accostato al ciglio della strada per chiedergli: cos' successo, tesoro? Quindi doveva continuare a correre, perch voltandosi avrebbe visto il suo riflesso sul finestrino: un ragazzino con un braccio solo, senza la spesa in mano, zuppo fino alle ossa, tremante e piccolo non piccolo, minuscolo! e, volente o nolente, loro lo avrebbero preso tra le braccia, trascinato nell'abitacolo bench scalciasse, e portato dritto a casa, toccandolo dappertutto come Reggie e James quando era crollata la carrucola. E Willie quel contatto non lo voleva, n ora, n ancora, n mai.
Quando vide l'altalena degli Harper, quindi la strada di casa, cominci a sputar fuori altre parole: Io Sento Manzo. Eccola l,
casa sua, e adesso gli toccava spiegare perch era senza spesa e senza
soldi. Ma la verit non l'avrebbe detta. La verit era una delle cose cadute a terra insieme al latte, al burro, alle uova. La verit era una cosa per piccoli indifesi, e da quel momento in poi gli sarebbe stata estranea, non se ne sarebbe preoccupato pi, era una promessa. La cosa appena successa, quell'incombenza fallita, quel presunto inseguimento: era roba sua e l'avrebbe tenuta per s. Nessuno avrebbe saputo nulla.
...
.
...
Presto patir inevitabili contraccolpi.
...
.
...
Reggie...
Cosa?
Pensi che si arrabbier?
Chi, Willie?
S.
Reggie ci pens. Non  un problema, credo. Tanto non lo sapr mai, che siamo quass.
S, ma la casetta sull'albero  sua.
Era sua. Non pu pi possederla, James, e sai perch?
Perch non puoi possedere ci che non puoi toccare. Cos come tu non puoi possedere il sole e io non posso possedere la luna. Senti, ci abbiamo provato: la tua idea della carrucola era fantastica. Ma diciamocelo: lui in questa casetta non ci entrer pi. Magari non si ricorda nemmeno com'.
Forse dovremmo fare un altro tentativo. Potremmo caricarcelo in spalla. Tutti e due insieme, che dici?
Impossibile. Ti ricordi quanto  stato difficile farlo passare attraverso la finestra della scuola? Credevo si ammazzasse.
Scordati di riuscire a farlo arrivare fin quass.
Cadrebbe e si romperebbe l'osso del collo. E noi finiremmo nei guai.
Restarono un attimo in silenzio. Era tardi, l'ora del coprifuoco era passata da un pezzo, e James era agitato al pensiero dei suoi genitori che ascoltavano i rintocchi della pendola, cosa che sarebbe successa
da un minuto all'altro, da un secondo all'altro, mentre lui e Reggie se ne stavano sdraiati sul pavimento di legno della casetta sull'albero di Willie Van Allen. Le loro teste quasi si sfioravano, ed entrambi potevano guardare attraverso il rettangolo che il signor Van Allen aveva ritagliato tempo prima nel tetto. Si vedevano le foglie degli alberi, ancor pi nere della notte, e al di l delle foglie, stelle come spilli luminosi.
Sulla parete che avevano di fronte campeggiava il gigantesco disegno di Mel Herman rubato a scuola. Era l da settimane, e i due ragazzi avevano trascorso molto tempo, insieme o ciascuno per conto proprio, a studiarne gli innumerevoli dettagli. Reggie diceva che sembrava un progetto; mentre James continuava a tornare al minuscolo veicolo che travolgeva una minuscola persona, e insisteva che invece, proprio per quella ragione, doveva trattarsi di una mappa. Se fossero riusciti a decifrarla, li avrebbe sicuramente portati lontano. A casa di Mel, disse Reggie con un lampo negli occhi, ma James non stava pensando a quello. Sempre sdraiato sul pavimento, spost gli occhi dal disegno al cielo nero sopra di lui, e fece un respiro profondo.
Reggie aveva ragione. La casetta sull'albero era in alto: di notte, persino lui e Reggie dovevano fare attenzione quando salivano.
Be', avremmo almeno dovuto dirgli che ci venivamo,
insistette.
E perch? Per farlo sentire da schifo? ribatt Reggie.
 meglio cos. E meglio venirci di nascosto dopo che i suoi genitori hanno chiuso le porte e gli hanno rimboccato le coperte.
 ancora sveglio, non  cos tardi, disse James.
Certo che  sveglio, sospir Reggie. Sar seduto l a guardare le sue costruzioni, o a raccontare a Softie quanto si soffre con un braccio solo.
Ssst.
Smettila di preoccuparti, disse Reggie. Tanto non ci sente. Quei deficienti hanno i ventilatori a palla, perch tengono tutte le finestre chiuse. Secondo me, hanno paura che...
Le parole gli morirono sulle labbra.
Paura di cosa? domand James.
Nel buio, percep l'alzata di spalle di Reggie.
Non crederai mica che venga il furgone a sfondargli la casa, eh? chiese Reggie.
James ci pens un momento. Un pensiero sgradevole.
No, rispose James. Credo di no. S'interruppe.
O almeno spero.
Gi, disse Reggie. Figuriamoci.
Per strada pass un veicolo rumoroso. Le assi del pavimento vibrarono. Il dipinto di Mel Herman tremol, caricandosi di nuovi, fulminei significati, per poi tornare immobile. James rabbrivid.
Insomma, disse Reggie, ammettilo. E un bene che Willie stia chiuso in casa. Almeno  al sicuro. Dentro, voglio dire. Il suo posto non  pi qui, ormai.
James aggrott le sopracciglia, guardando il buio della notte. Senza di lui non  la stessa cosa.
Certo che no, disse Reggie, ma nemmeno lui  pi lo stesso, James. I ragazzini crescono. I ragazzini cambiano.
Alcuni hanno un incidente e perdono un braccio.
Cosa vorresti fare, metterti a piangere? Puoi solo tirare avanti e crescere.
James immagin Willie, in un punto imprecisato sotto di loro, disteso sul suo letto, che con un braccio solo si teneva Softie contro la guancia. Quindi inspir e trattenne il fiato, e sent la gabbia toracica che si espandeva, lasciando che l'aria della notte lo riempisse fino a farlo sentire
solido e potente. Si allung sulle assi di legno e scopr che con la punta dei piedi arrivava a toccare l'altra estremit: stava diventando pi alto.
Possiamo continuare a vederlo, disse Reggie. Questo s. Per ci sono cose che dobbiamo fare senza di lui. E
volte in cui dovremo lasciarlo a casa.
James butt fuori l'aria e sent un formicolio nei muscoli del petto. Socchiuse gli occhi e pens che la notte era uno specchio scuro, e quelle due stelle lass erano il riflesso dei suoi stessi occhi che lo guardavano. Si sent vasto come il cielo.
Per qualche ragione, l'idea di lasciare Willie a casa gli metteva addosso una certa euforia. E gli faceva venire in mente la formazione delle squadre nell'ora di ginnastica: per vincere, bisognava scegliere i giocatori migliori.
Certo, capiva che escludere Willie era crudele, e si sentiva come un adulto costretto a compiere scelte difficili con cui convivere. Era un po' a disagio mentre formulava quei pensieri sdraiato nella casetta di Willie, nel posto in cui tutti e tre avevano trascorso ore e ore a leggere fumetti, a lanciare nel vuoto minuscoli paracadutisti verdi, e a parlare sottovoce nel cuore della notte, stretti nei sacchi a pelo.
Prendi per esempio il mio piano per fregare il Mostro,
diceva intanto Reggie. Willie non pu mica venire con noi. Per un milione di ragioni. Ma te lo vedi?
James esit. Aveva pensato di convincere Reggie che rubare il Mostro fosse una pessima idea. Ma ora non pi un coraggio nuovo ed elettrizzante lo pervadeva.
Rubare il Mostro? E perch no? Una parte di lui godeva nell'immaginare i suoi genitori a casa, a camminare avanti e indietro, preoccupati. Ogni tanto era bello disobbedire, e lui aveva intenzione di
abbandonarsi a quella sensazione, di diventare una persona sprezzante del pericolo che respirava il rischio come Reggie Fielder.
Cosa pensi che gli faranno? domand Reggie.
James sbatt le ciglia.
A chi?
Al tipo. Quello del furgone color argento. Cosa gli faranno se lo prendono?
James tacque. E tu che pensi? domand.
Galera. Forse per tanto tempo. Anzi, se riescono a dimostrare che  stato lui, se riescono a dimostrare che aveva un furgone argento uguale a quello che ha investito Willie e Greg... allora, forse, anche la pena di morte.
Prima di ribattere, James rimase per un po' ad ascoltare il loro respiro. Con quel buio il disegno di Mel si vedeva appena, ma James lo conosceva abbastanza da sapere che il mondo di Mel Herman non era fatto di linee dritte e colori vivaci: era spigoloso, funesto, sconcertante.
Penso che potrebbe anche capitargli qualcosa di peggio della pena di morte, aggiunse piano. Ho sentito dire che a volte, quando gli adulti si inferociscono, in gruppo, commettono azioni illegali e la fanno franca, perch i poliziotti non possono sbatterli tutti in prigione,  impossibile.
Cos penso che, se lo acciuffano, ci sono buone probabilit che gli adulti si uniscano per andare a prenderlo in carcere o quel che  e trascinarlo fuori di l. Lui cercher di svignarsela, ma loro saranno in troppi. Lo porteranno in un posto dove nessuno possa vederli, forse in un bosco o in un campo. E gli faranno qualcosa di brutto.
Brutto quanto? chiese Reggie. Tipo che lo ammazzano?
James non riusciva a tenere lontani i brutti pensieri.
Gli bruciava dentro una fiamma alimentata dalle tele di Mel Herman e attizzata dal vento del coprifuoco violato.
Forse peggio, disse. Forse qualcosa di peggio della morte, perch quello ha mutilato e ucciso dei ragazzini.
Quando si tratta di ragazzini, gli adulti vanno fuori di testa.
Magari gli mozzano un braccio, invece. Sai, per fare giustizia. Per pareggiare i conti. Perch Willie ha perso un braccio. Magari gli strappano via un braccio.
Cristo, disse Reggie.
E poi magari continuano. Perch ho sentito dire che, quando cominciano a fare cose del genere, i grandi non si fermano pi. Diventano come un branco di lupi, lupi che dilaniano un... un...
Carib?
Esatto, disse James. E una volta assaggiata la carne, non si fermano pi. Ai grandi non piace la polizia, i giudici e via dicendo. Non vogliono sentirsi dire cosa devono fare.
Insomma, sai sono adulti. E cos, forse, continuano.
Reggie deglut. Continuano come?
James fece spallucce.
Dopo che gli hanno strappato un braccio, disse James, forse gli strappano anche l'altro. Poi forse prendono un'ascia e gli mozzano le gambe. Poi lo guardano, lungo disteso per terra, senza braccia e senza gambe, e ridono mentre lui cerca di rotolare via. Ma forse non si fermano neppure l.
Cristo.
Forse vogliono che il tipo non li guardi pi, i ragazzini.
Perci gli cavano gli occhi. E poi non vogliono che senta pi il buon sapore del cibo, cos gli tagliano la lingua.
E poi qualcuno dice che  meglio tagliargli anche il naso, perch il mondo  pieno di buoni odori, come quello della cioccolata calda e dell'erba falciata.
Cristo.
E poi forse lo lasciano l, senza braccia, n gambe, n
occhi, n faccia, che dondola di qua e di l in mezzo all'erba come la culla di un neonato. Per non lo ammazzano, perch vogliono che ci pensi, al fatto che ha ucciso un ragazzino e mozzato il braccio a un altro quei poveretti.
E quello se ne sta per terra, coperto di insetti e con i topi che gli divorano la pelle. Non pu piangere, perch non ha pi gli occhi, e non pu urlare, perch non ha pi la lingua.
Sai quanto tempo passa prima che uno muoia di fame?
No-oh.
Un sacco di tempo, credimi.
Le stelle sopra di loro non erano pi cos amichevoli, erano solo le punte di milioni di coltelli pronti a colpire.
Immersi nel terrore, guardarono ancora una volta la mappa distorta di Mel Herman: il minuscolo veicolo, la minuscola persona morta, le centinaia di altre scene di possibile violenza; e pensarono all'assassino, magari anche lui in un punto della piantina di Mel, sbudellato, solo, in fin di vita. Alla fine Reggie parl, facendo prendere uno spavento a James.
Gli sta bene, ringhi.
...
.
...
Molti vuotano tutto, molti giacciono soli, unici nella pena.
...
.
...
Willie non poteva pi uscire. Da quando aveva perso per strada il latte, il burro e le uova, ed era rincasato con due ore di ritardo dopo la visita al Mostro, aveva il permesso di parlare con gli amici solo attraverso la porta a zanzariera chiusa, borbottando dei suoi genitori, e del fatto che ultimamente stessero cercando di passare pi tempo con lui. A James sembrava una frottola; vedeva la signora Van Allen maneggiare gli elettrodomestici, le sedie e le tende come aveva sempre fatto, e il signor Van Allen, con il medesimo pigiama sgualcito indosso, intento a leggere un giornale spiegazzato che forse era sempre lo stesso.
James aveva capito la vera ragione: i Van Allen non si fidavano pi dei ragazzi, di nessuno di loro n di James, n di Reggie, e neppure di Willie.
Ma Willie aveva dodici anni; non poteva restare chiuso in casa in eterno, e lo sapevano tutti. Le uscite, quindi, venivano programmate con una settimana di anticipo, e dopo una serie di ansiose telefonate tra genitori. James sent una nuova e travolgente agitazione, salendo le scale dei Van Allen e bussando alla loro porta.
Dall'interno la voce della signora cantilen: Avanti, James, e metti il paletto.
Era una novit: la porta non veniva mai chiusa con il paletto. James l'apr lentamente ed entr. Poi ebbe l'improvvisa sensazione che il
signor Van Allen gli stesse dietro, perci si volt aspettandosi di
vedere due occhi iniettati di sangue, la pelle color stucco, un rivolo di bava, ma a parte i ganci alla parete con appeso un feltro floscio e un mazzo di chiavi, non c'era nulla.
Non hai messo il paletto.
S, era la voce del signor Van Allen, che per arrivava da una distanza rassicurante, e cio dalla cucina: esattamente dove doveva essere. Il rumore dal quale si capiva che la porta non era stata chiusa, not James, il padrone di casa
lo conosceva bene: quindi si sbrig a tornare indietro, e armeggiando con le dita nervose riusc a mettere il paletto.
Di qua! grid Willie.
Felice di sottrarsi alla presenza del signor Van Allen, James si affrett a entrare nel soggiorno. In pochi secondi svolt l'angolo, ma alla vista della carne a nudo si ferm.
Willie era senza camicia, con il moncherino all'aria. Era di un bianco mai visto, persino pi bianco del petto e della parte alta del braccio, e l'estremit era di un rosa acceso.
La pelle intorno alla protuberanza faceva una smorfia, come se il chirurgo avesse chiuso la ferita torcendola al pari di un sacchetto del pane.
La signora Van Allen teneva un braccio dietro la schiena di Willie, e con una pezza nell'altra mano tamponava allegra il moncherino che si contraeva. Per un istante James rimase impietrito: le risate, l'intimit fisica tra madre e figlio, quel genere di contatto che lui da anni non aveva pi con i suoi genitori. Ma il desiderio si dilegu subito.
Quel grumo di carne deforme, l dove prima c'era stato un braccio, non aveva niente di buffo, quindi perch ridevano?
Un giorno Willie sarebbe cresciuto, diventando
il signor William Van Allen, pur sempre sprovvisto del braccio sinistro. Guardare sua madre che gli appuntava la manica era come
guardare una mamma che sistema il pannolino al suo piccolo. James
trov lo spettacolo irritante, e pens che forse Reggie non aveva torto, riguardo a Willie.
Non potevano passare l'estate a fargli da balia, se di quello si trattava.
Reggie era abituato alle cicatrici sui volti dei giostrai, sulle mani dei pescatori e gli era sempre parso di desiderarle, in quanto simbolo di virilit. James, dal canto suo, conosceva il segno sul labbro di sua madre; sapeva quindi che a volte erano la prova di un corpo che si rifiuta di guarire.
Poi gli torn in mente uno strano momento, parecchi anni prima, in cui Kay-diamoci-del-tu si era sollevata l'orlo della camicetta e si era abbassata la cinta della gonna per mostrare ai ragazzi una sottile cicatrice bianca, legata chiss come alla nascita di Reggie. Lui le aveva subito chiesto di coprirsi, con l'espressione di chi su quella ferita avrebbe voluto mettere le mani e riaprirla. Non avrebbe fatto molta differenza, dato che quella era solo una delle tante cicatrici della signora Fielder: ustioni di sigaretta, fori trascurati ai lobi, un semicerchio bianco sulla tempia dove un medico incompetente aveva cucito dei punti. Con tutte quelle cicatrici, la madre di Reggie era pi tosta di loro tre messi insieme. La cosa aveva comunque messo in imbarazzo anche James; perci, quando lei si era nuovamente offerta di scoprire la cicatrice sul ventre, si era unito a Reggie nel dire di no.
Guardando la signora Van Allen che terminava di sistemare la manica di Willie, e sentendo il ronzio del ventilatore che girava a pochi centimetri dalla faccia del marito, James si rese conto che i Van Allen non erano altro che una sola cicatrice, e vivevano in una ferita talmente profonda che neanche si vedeva pi. Questo pensiero lo spavent: se la vita era un cumulo di cicatrici che raccontavano la tua storia meglio di qualsiasi stupido album dei
ricordi, Willie doveva andarci piano. Le sue cicatrici erano gi troppe per uno della sua et, e alla fine dell'album mancavano poche pagine.
James si sent a disagio; ebbe voglia di andar via. Si gir e prese a guardare la prima cosa che si trov davanti agli occhi, un acquario vuoto.
Mi sto esercitando, disse Willie. Vuoi sentire?
James arricci il naso per l'odore acre della patina di sporcizia che ricopriva il vetro dell'acquario. Certo, -
disse, rimpiangendo che il signor Van Allen non l'avesse chiuso fuori. Vai pure.
Willie contrasse il viso in una specie di nodo, simile all'estremit del suo moncherino, lanciando uno strillo acuto: TEEERZO STRIKE! EEELIMINATOOO!
Bisognava fargli i complimenti, a Willie: anzich avvilirsi, come avrebbe fatto lui se fosse stato il suo braccio a finire maciullato sotto un furgone, si era gettato a capofitto nel suo nuovo ruolo di arbitro a vita. Per tutto il tragitto fino al campo, continu a strillare cavolate tipo:
Quaaarto ball! e Gioooco! Reggie, che li aveva raggiunti senza dire una parola, guard James sopra la testa di Willie. Non disse una parola, ma James afferr: Reggie sopportava Willie a malapena.
Al campo trovarono altri cinque ragazzini; si divisero in squadre e cominciarono. Non era ancora finito il primo inning che gi avevano le magliette madide di sudore: si leccarono il mento salato e infilarono i pugni nei guantoni di pelle tutti screpolati. Fra un lancio e l'altro, i difensori in campo urlavano per disturbare il battitore; ma quando lui roteava la mazza, l'unico suono che si sentiva era lo stridio dei grilli nell'erba.
Erano tutti d'accordo sul fatto che un arbitro fosse necessario.
Purtroppo, per, Willie non era n bravo n imparziale. Per quanto
buoni fossero i lanci verso James o Reggie, Willie si rifiutava di chiamare gli strike; per compensare, James e Reggie si buttavano su qualunque lancio arrivasse, buono o meno che fosse.
Mel Herman arriv all'inizio del secondo inning. Malgrado la temperatura, portava ancora quella enorme maglietta nera, ma una concessione al caldo l'aveva fatta: aveva tagliato i calzoni all'altezza del ginocchio. Il chiacchiericcio dei ragazzini sul campo mor, e per un istante sudarono in silenzio.
Eccomi qui, mentecatti, disse Mel.
La partita  gi cominciata, fece Reggie, lanciando un'occhiata a James e Willie.
Mel Herman cont i giocatori, con il sole che gli brillava sugli occhiali spessi e incerottati.
Deficienti, siete dispari! disse. Signore benedetto, meno male che sono arrivato.
Reggie non poteva certo controbattere: era vero. Cos Mel si un all'altra squadra e cominci a suonarle alla palla: una gran seccatura per tutti, costretti a interrompere il gioco in continuazione per cercare di recuperarla in mezzo ai rottami delle auto sull'esterno destro o sotto la rete metallica sul centro-sinistro. Ogni volta che pestava la casa base per segnare il punto dopo il fuoricampo, Mel si fermava a guardare i poveri esterni che aveva scavalcato con la palla, n felice, n arrabbiato, n propenso a dare il suo aiuto, niente.
Al quinto inning uno dei ragazzini si mise a lanciare palle puntando a terra, in modo che Mel non potesse colpirle;
dopo quattro lanci consecutivi Mel divent tutto rosso, con i muscoli della mascella che gli pulsavano sotto la pelle.
And sulla prima base, ma da l in avanti il lanciatore non riusc a concentrarsi: doveva tenere d'occhio Mel
perch non lo aggredisse, con gli artigli sfoderati, pronto a uccidere. Fu la prima e ultima volta che qualcuno cerc di dare a Mel Herman una base su ball per non farlo battere.
Quando Reggie and in battuta, sussurr a Willie: Dobbiamo andargli dietro.
Willie si accigli. A chi? Dove?
A Mel. Vedere dove abita.
Perch?
Reggie si asciug il sudore sulla fronte con la manica.
Per vedere che tipo di furgone hanno i suoi, stupido.
Ah, fece Willie, accovacciandosi nella posizione dell'arbitro. Lanci un'occhiata furtiva a Mel, che si stava scaccolando vicino alla seconda base. Aveva gli occhiali pieni di sole e gli occhi erano due chiazze luminose. Willie si morse il labbro. Forse Mel non era solo un pittore mezzo matto che ogni tanto gli ficcava la gomma tra i capelli.
E se fosse stato qualcosa di peggio?
La partita termin nel primo pomeriggio. Un paio di loro stavano facendo tardi al corso di nuoto, e cominciava a essere davvero troppo caldo. Inoltre, il punteggio era gi
16-2, e comunque Mel era l'unico a segnare.
Perch volete smettere, teste di cazzo? domand Mel ai tre che radunavano le loro cose. Come se non lo sapesse.
Dobbiamo andare a casa, rispose Reggie raccogliendo il guanto e la mazza. James e Willie rimasero vicini e iniziarono a darsi delle pacche l'un l'altro per scrollarsi la polvere dai vestiti.
Io voto per continuare a giocare, disse Mel.
S, be', noi non possiamo, disse Reggie.
Mi stavo divertendo, con voi paralitici.
Si vedeva, disse Reggie.
La faccia di Mel era vuota e pulita come una lavagna.
Fiss i ragazzi.
Che altro vi piace fare a voi paralitici?
Non ci piace far niente, disse Reggie. Su, ragazzi, andiamo.
Si avviarono, lasciando Mel che prendeva a calci il copriruota utilizzato come terza base. James sentiva la sua presenza, e al rumore del copriruota sobbalzava ogni volta.
Erano gi parecchio distanti quando Mel grid: Siete fortunati che non vi prendo a botte su quelle teste paralitiche, disse.
A Reggie brillarono gli occhi. Eccolo l. Il vecchio temperamento di Mel. Vedi come si infiamma? Vedi? Quell'essere ripugnante era capace di tutto. James e Willie si scambiarono uno sguardo e accelerarono il passo.
Dopo aver svoltato l'angolo, Reggie li trascin dentro un'auto sventrata e capovolta. Si misero a quattro zampe e si rannicchiarono all'interno, con la fronte schiacciata sui sedili di pelle e le cinture di sicurezza che penzolavano e gli sbattevano sul naso.
Nascondiamoci qui, sussurr Reggie. Zitti. Quando se ne sar andato, gli andremo dietro.
Reggie strinse la mazza da baseball.
Seguirono Mel Herman per quasi un'ora. Si accovacciavano dietro alle edicole e alle auto parcheggiate e, quando uno di loro si fermava di botto, si urtavano comicamente.
Il sole era talmente forte che, a furia di socchiuderli, cominciavano ad avere gli occhi indolenziti.
Non possiamo fermarci per un'aranciata? domand Willie. Bibite fresche. All'arancia. Vi volete fermare o no?
Reggie si ferm, tenendo un occhio su Mel Herman che avanzava pesante come un orso a forse un isolato di distanza.
Con il suo unico braccio, Willie indic un cartello scritto a mano: bibite fresche.
Reggie continu a tenere d'occhio Mel, che gradualmente rimpiccoliva.
No, disse Reggie.  un'occasione unica. Non possiamo perderlo di vista.
E riprese a camminare. Dopo un attimo di disappunto, James e Willie gli andarono dietro.
Si trovavano in una parte della cittadina mai vista prima
oltre la piscina pubblica abbandonata, lontano dalla vista del MacArthur Building, dall'altra parte della ferrovia, dall'altra parte della distesa di case prefabbricate di Leisure Estates, in fondo a un vicolo che pullulava di cassonetti tracimanti, stufe arrugginite, pericolosi grovigli metallici. James percep una somiglianza tra quel paesaggio e la mappa di Mel Herman appesa nella casa sull'albero: erano entrati nel suo mondo, e lui aveva paura.
Che facciamo se ci vede? domand.
Reggie fece spallucce e il suo volto sudato assunse l'espressione ostinata di un bulldog. Far quello che devo fare.
S, ma cosa sarebbe? chiese James.
Reggie fece spallucce un'altra volta. Quello che va fatto.
James ebbe paura che potesse ripetersi l'episodio di Leon Heller. Un paio di anni prima, a scuola era arrivato un ragazzo nuovo. Si chiamava Leon. Magro, un ciuffo biondo che gli ricadeva sulla fronte, il viso lungo e un largo sorriso ammiccante. Sembrava un tipo a posto.
Ma Leon Heller aveva un difetto fatale: le sue ciglia erano troppo lunghe, nere e ricurve, come quelle di una femmina. Pur di metterlo in mezzo, gli altri ragazzini si inventavano ogni genere di scusa Mi ha rubato il pranzo o Mi guarda strano, ma James sapeva il vero motivo per cui gli davano il tormento. Era per via di quelle ciglia.
Un giorno, sulla scala della scuola, Leon aveva dato una
spinta a un certo Jesse Dratch, che era ruzzolato fino in fondo. Atterrato con un rumore di ossa, si era piegato su se stesso e aveva cominciato a urlare. Leon se ne era andato come se niente fosse, lasciandolo a contorcersi dal dolore fin quando il riverbero di quel baccano non aveva attratto l'attenzione degli insegnanti.
O almeno cos si diceva che fossero andate le cose. James non conosceva nessuno che avesse effettivamente assistito alla scena. Tuttavia erano stati attuati dei piani per punire Leon. A James era sembrato un po' strano, visto che fino a quel momento nessuno aveva mai riservato troppe attenzioni a Jesse. Ma ormai il nome di Jesse Dratch era sulla bocca di tutti: dovevano vendicare ci che quel mascalzone di Leon Heller aveva fatto al loro caro, caro amico Jesse Dratch.
Reggie capeggiava il complotto. Aveva fatto circolare un foglietto per convocare tutti i maschi della classe dietro il campo di kickball durante la ricreazione: e all'incontro era stato lui a tener banco. Dovevano inchiodare Leon Heller, diceva. Dovevano portarsi appresso delle cose, tipo le mazze da baseball, quelle da hockey, o le racchette da tennis. Non potevano permettere a quel teppistello di farla franca.
Reggie aveva organizzato diversi incontri di quel tipo, e mentre parlava lanciava occhiate di fuoco a Leon, che stava dall'altra parte del cortile, seduto da solo contro il muro della scuola, a parlare tra s e a sorridere all'erba.
James non aveva mai visto Reggie tanto gasato e perch mai era cos gasato all'idea di suonarle a quello nuovo?
Si era immaginato la scena: tutti che accerchiavano Leon Heller con in mano le loro armi improvvisate; e pensava che Leon si sarebbe difeso, ma alla fine avrebbe perso. Si chiedeva per quanto tempo sarebbero
andati avanti a picchiarlo, e quanto forte, e quanto sangue sarebbe stato versato.
Perlopi, si chiedeva se Reggie avrebbe mai smesso di picchiarlo dopotutto era stato lui a ideare l'impresa, e forse gli sarebbe dispiaciuto concluderla troppo presto.
Si era deciso per un luned di novembre, dopo la scuola.
Con grande sorpresa di tutti Jesse Dratch era tornato a scuola proprio quel giorno, con la spalla ingessata; ovviamente felice dell'accoglienza da eroe che aveva ricevuto.
Gli si erano fatti tutti intorno esultanti, dandogli pacche sulla schiena come se fosse l'amico pi caro che avessero mai avuto. Jesse sembrava confuso, ma contento.
Quando qualcuno gli aveva chiesto di raccontare in che modo Leon l'avesse spinto gi dalle scale, Jesse si era limitato a sorridere con un'alzata di spalle. Aveva afferrato lo zaino di Leon, spiegava, dopodich, quando l'altro si era voltato, aveva perso l'equilibrio; pochi secondi dopo si era rotto la clavicola.
James aveva sentito il suo corpo rilassarsi, un muscolo alla volta. Non ci sarebbe stata nessuna scazzottata, nessuna vendetta, niente sangue, nessuna sospensione; quindi aveva guardato Reggie, aspettandosi in lui la stessa sensazione di sollievo. Invece Reggie era rosso in volto e tutto tremante: era arrabbiato per l'innocenza di Leon. Era furioso perch il suo brutale progetto stava andando in fumo.
Ma forse la sua rabbia riguardava pi gli altri compagni, che subito avevano ripreso a ignorarlo.
Adesso, mentre seguivano Mel Herman su quel tratto di marciapiede pieno di buche che sprigionava calore come una stufa, Reggie esibiva la stessa espressione di caparbia determinazione. Ancora una volta James si sentiva spinto verso una violenza che non gli era propria, tuttavia non riusciva a impedire ai suoi piedi di seguire Reggie.
Se gli facciamo del male, finiamo nei guai, disse.
Reggie rimase impassibile. Vi copro io, ragazzi. Dir che ho fatto tutto da solo. Chi volete che mi punisca?
Mia madre?
Sotto le loro scarpe da ginnastica si sentiva uno scricchiolio di vetri rotti.
Guarda che possono anche sospenderti, insistette James.
Reggie fece spallucce. Ne dubito. Ma se anche tu avessi ragione, non m'interessa. Tra qualche anno lascio la scuola.
Si fecero largo tra una schiera di piccioni che non si presero nemmeno il disturbo di scansarsi.
Non so proprio cosa stiamo facendo, disse James, forse a se stesso, n dove stiamo andando.
Io s, ribatt bruscamente Reggie, mettendo fine alla conversazione. Indic un punto davanti a s. Andiamo l.
...
.
...
Seguiamo accorti lunghi itinerari, girando infiniti angoli.
...
.
...
I luoghi familiari cominciarono ad allontanarsi; a quel punto erano in grado di riconoscere solo alcuni boschetti, ma poco dopo sparirono anche gli alberi. Attraversarono Oleander Avenue, poi un tratto di ferrovia che squarciava il paesaggio come una chiusura lampo, divorando tutto ci a cui erano abituati erba, foglie, uccelli, scoiattoli, giardinetti e lasciando il posto ai resti del mondo adulto: canali di scolo pieni di rifiuti, pompe di benzina coperte di ruggine, fabbriche dalle finestre mute e nere. James e Willie si augurarono che Reggie sapesse ritrovare la strada di casa, ed erano tutti sempre all'erta per non farsi sorprendere dai furgoni.
Non scambiavano una parola da un'eternit. In lontananza, a passo
costante, Mel Herman restava un nero puntino indistinto: ogni tanto James si stropicciava gli occhi, per essere certo che Mel non fosse soltanto un bruscolo.
Quando vide il motel, gli parve soltanto l'ennesimo squallido edificio decadente con l'intonaco scrostato: tuttavia non ci avrebbe neppure fatto caso, se non avesse sentito Willie biascicare qualcosa sottovoce.
Porco vivido?
Eh? fece James a voce bassa.
Willie fissava l'insegna del motel, che recitava PO o i o. Mancavano sei lettere, e Willie non seppe resistere alla sfida.
Timido? continu Willie tra s. Biforo?
Passando davanti al motel, James arricci il naso. Tutti gli anni, lui e i suoi andavano in vacanza un paio di settimane
James aveva visto le montagne, l'oceano, il deserto, e anche citt pi grandi della sua e alloggiavano sempre in stanze eleganti, con grandi vasche da bagno e caramelle sopra montagne di cuscini; in un posto come quello non erano mai stati. James si immagin i letti sporchi, che puzzavano di piedi; ma al tempo stesso, guardando il motel, vide qualcosa di familiare.
Posto libero! sbott Willie, sorridendo vittorioso.
In quel momento, James ebbe una rivelazione. L'auto nel parcheggio sembrava proprio quella di suo padre. Passando, aguzz la vista. Era la loro targa? Non ci avrebbe giurato. E quell'ammaccatura sul parafango posteriore?
Non poteva dirlo.
Oltre l'auto, dietro una delle finestre del motel, qualcuno scans le tende e alz gli occhi al cielo. James si sforz di vedere. Era suo padre? No fumava. Ed era una donna.
James continu a fissarla, ma al passo successivo il sole rovesci una secchiata di luce proprio su quella finestra, accecandolo e costringendolo a distogliere lo sguardo. Eppure era sicuro di aver riconosciuto quella donna.
Gli era parso che somigliasse a Kay-diamoci-del-tu, la madre di Reggie.
Lanci un'occhiata furtiva a Reggie, che camminava rapido sul marciapiede, concentrato a non perdere di vista Mel Herman. Poi guard Willie, che ancora stava sussurrando le parole posto libero, con l'apparecchio che sotto il sole scintillava. Nessun altro l'aveva vista.
Era davvero la madre di Reggie? E l'auto era davvero quella di suo padre? Un'improvvisa fitta di panico gli pugnal la schiena gli torn in mente il mattino dopo la
loro avventura a scuola, il fatto che suo padre non avesse creduto che si era fermato a dormire da Reggie. Forse era andata cos: suo padre e la madre di Reggie si erano messi d'accordo per smascherare i ragazzi, e li avrebbero puniti.
Il motivo per cui si incontravano in un motel era che la madre di James non sopportava la signora Fielder; dove avrebbero potuto incontrarsi altrimenti, due adulti, per parlare a quattr'occhi? Cerc di convincersi che quella era la verit, ma si sentiva male come non mai. C'erano anche altre ragioni per cui due adulti si vedevano in un motel.
La casa di Mel Herman era piccola, bassa, e aggrappata a una veranda decisamente malconcia. Accanto al prato c'era un garage anche pi piccolo, per un'auto sola. I due fabbricati ostentavano una tinteggiatura insolita: predominava il marrone, ma i bordi erano un'accozzaglia di colori accesi e inaspettati, tali da far pensare a uno stormo di uccelli esotici pronti a spiccare il volo.
I tre ragazzi si radunarono dietro un magazzino, dall'altro lato della strada. L'afa era insopportabile e loro avevano le orecchie in fiamme. Sfiniti, cominciarono a riflettere a voce alta: Mel Herman faceva tutta quella strada per venire a scuola? Ogni giorno? A piedi? Non ce l'aveva una bici? E d'inverno come faceva? Scarpinava tutto quel tempo anche con un metro di neve?
Improvvisamente James si vergogn dei loro tentativi di escludere Mel dalle partite. Se si faceva un'ora di strada a piedi per raggiungere il campo, significava che giocare gli piaceva davvero. A lui, invece, non piaceva per niente provare piet per Mel Herman: prese a sperare che la sua famiglia possedesse veramente un furgone color argento, con lo sportello ammaccato e sporco del sangue di Willie, o il parafango sfondato con tracce dei capelli di Greg
Johnson. Perch a quel punto lontano da casa, sudati, sfiancati dalla minaccia della mazza da baseball di Reggie
sarebbe stato pi facile continuare a odiarlo.
Mel varc la porta di casa, ma per un po' non successe nulla. Poi Reggie attravers la strada e James e Willie gli andarono dietro, sussultando per il rimbombo delle scarpe sul marciapiede. Col fiatone, raggiunsero Reggie davanti al garage. James scrut in fondo al giardinetto, aspettandosi di vedere una grossa sagoma scura balzare fuori della porta di casa da un momento all'altro.
Reggie si mise in equilibrio sulla punta dei piedi, cercando di guardare dalla finestra all'interno del garage.
Cosa c'? domand James. Un furgone?
Reggie digrign i denti e si allung un po' di pi. Prov a saltare, ma non ci arrivava. Allora pos la mazza da baseball, si inginocchi e allarg le braccia. Willie si fece avanti con un grugnito. Reggie gli cinse le gambe e lo sollev, facendolo ruotare piano fino a metterlo con la faccia davanti alla finestra. James assisteva alla scena terrorizzato.
Adesso s che poteva mettersi male: non solo l'avevano seguito, stavano addirittura spiando dentro il suo garage!
All'improvviso Mel sarebbe uscito come una furia e loro sarebbero scappati in preda al terrore. Correndo a gambe levate forse sarebbero riusciti a raggiungere il motel, dove i loro due genitori, a meno che non fossero troppo arrabbiati, li avrebbero protetti.
Oh, wow! esclam Willie guardando nel garage.
Cosa vedi? gli domand Reggie, affaticato dal peso dell'amico.
Wowww, ripet Willie.
Ansimando, Reggie lo rimise a terra.
Allora? bisbigli.
Che c' di tanto interessante? domand James.
Willie sbatt le ciglia, come se fosse sorpreso di vederli.
Poi sfoder un sorriso.
C' un monopattino. Ne ho sempre voluto uno.
James sbuff e si sent prudere le mani; senza pensarci, rise fragorosamente.
Reggie invece divent rosso, e gli lanci uno sguardo fulminante. Poi guard Willie.
Non potresti andare in monopattino nemmeno se ne avessi uno, disse. Come fai a sterzare? Con un braccio solo? Sei penoso.
Il sorriso di Willie svan.
In che senso? domand.
Reggie sorrise beffardo. In che senso, in che senso ?
Nel senso che per fare certe cose ci vogliono due braccia.
Senn fai solo un gran casino e ti rendi ridicolo.
Non farei nessun casino.
La risata di Reggie fu breve e sonora. Willie, tu faresti casino anche con due braccia.
Willie rimase in silenzio, immobile, come a riflettere.
Mi hai detto che sono penoso.
Be', se pensi di fare certe cose, penoso lo diventi di sicuro. Ti ricordi alla casetta sull'albero?
Non  stata colpa mia. Siete voi che non siete riusciti a fissare la...
La cosa? La carrucola? S, ma a cosa serviva la carrucola, Willie? Dai,  tutta la faccenda che  penosa.
Willie guard Reggie di traverso.
Perch fai lo stronzo? gli chiese.
James avrebbe voluto che Reggie la piantasse. Quelli erano discorsi da casetta sull'albero, e riguardavano soltanto loro due. Willie non doveva saperne niente, mai, bench fosse tutto vero.
Ah, secondo te faccio lo stronzo? No, te lo spiego io
cosa faccio: cerco di rendermi utile, sbott Reggie. Ma guardati. Lo sai quanto sei d'impiccio? Facendo una corsa, o arrampicandoci da qualche parte, ti accorgi di quanto ci vuole per farti stare al passo? Io non faccio lo stronzo, e se fossi in te starei pi attento. Se continui a voler fare tutto come uno normale, ti farai prendere per i fondelli alla grande. Tutti rideranno di te, diranno cattiverie, e la sai una cosa? Te le sarai meritate, dovevi essere pi furbo.
Io sono un ragazzo normale, ribatt Willie, poco convinto.
Di certo non sei come i ragazzi normali che conosco io, disse Reggie.
Willie lo guard dritto in faccia. La cicatrice sul collo sembrava pi scura del solito.
Infine parl. Per andare in monopattino non servono due braccia.
Poi, forte e improvvisa, una voce:
Ma che, mi avete seguito?
I tre si voltarono di scatto ed eccolo l, a metterli in ombra oscurando il sole. Mel Herman gli stava di fronte in tutto il suo splendore, potevano ammirarne ogni particolare in maniera cos nitida da fare male: la peluria vellutata sul labbro superiore; la sottile linea di croste lungo il polpaccio;
la maglietta non pi nera, piuttosto una baraonda di scure macchie sbiadite, blu, viola, rosso, marrone, grigio.
Mel parl ancora, senza quasi muovere le labbra.
Ma che, mi avete seguito?
Ciascuno sperava che l'altro se ne uscisse con la risposta pronta, ma il silenzio diceva tutto. James osserv Mel che, senza dire niente, si puliva le mani sulla maglietta.
Quelle mani, quelle zampacce grosse e luride con spuntoni di unghie, erano per certi versi responsabili dei disegni che addobbavano i corridoi della Polk Elementary, per
non parlare dello spettacolare guazzabuglio appeso nella casetta sull'albero.
Il ronzio delle api sulle loro teste era l'unico suono.
L'aria torrida incombeva pesante, inchiodandoli al cemento.
Reggie si chin e raccolse la mazza.
La riteneva una buona mossa; se Mel avesse attaccato, a loro sarebbe servita un'arma di difesa. Ma a James parve una smaccata e frettolosa dichiarazione di guerra;
rivelava esattamente ci che pensavano di Mel Herman: che era una bestia, e le bestie si prendevano a mazzate.
James non avrebbe voluto averci niente a che fare, ma era troppo tardi.
Mel abbass gli occhi sulla mazza da baseball, e li rialz lentamente sulla faccia di ognuno di loro. Non sembrava arrabbiato n spaventato, solamente stanco. Per un attimo James pens che se ne sarebbe semplicemente andato, a testa bassa.
Ma a quel punto Mel prese a mordicchiarsi il labbro inferiore, le spalle si allargarono come ali possenti sotto la maglietta enorme, e all'improvviso divent un mostro, fuggito dalla sua gabbia e furibondo.
Pensavate di spaccarmi le finestre? chiese.
I ragazzi tentennarono. In effetti non ci avevano mai pensato.
No, rispose James, ed era vero.
Ma Mel non stava pi ascoltando.
Mi toccher suonartele, faccione, disse a Reggie. Poi si gir verso James. Neppure tu la passerai liscia. Quando ho finito con faccione, ti faccio ingoiare tutti i suoi denti.
Poi guard Willie e aggrott la fronte. Tuttavia tacque, e torn a guardare Reggie.
Quindi alz le mani, ma senza serrare i pugni: come a esibire un
bell'assortimento di coltelli. Reggie invece sollev la mazza con due
mani, apparendo al tempo stesso pi grande e pi piccolo. James e Willie, d'istinto, si scansarono.
So cos'hai fatto, ringhi Reggie.
Ah, si? E cos'ho fatto? chiese Mel. Troppi punti a baseball, magari? Cavolo, sarai incazzato nero.
Lo sappiamo tutti cos'hai fatto, ripet Reggie.
A James cominci a girare la testa: sentiva caldo, aveva le vertigini, era agitato.
Mel non ha fatto proprio niente, grid, bench non ricordasse com'era andata. Sapeva solo che quello scontro non aveva niente a che vedere con Willie Van Allen, n con Greg Johnson. E, peggio ancora,
per Mel lo scontro non aveva niente a che vedere con Reggie, e per Reggie non aveva niente a che vedere con Mel. Ciascuno dei due era solo un facile bersaglio messo davanti a un cecchino che aveva voglia di sparare.
N James n Willie colsero il momento esatto in cui, sulla veranda alle spalle di Mel, fece la sua comparsa il vecchio.
Era fragile, curvo, e tanto pallido da sembrare quasi trasparente. James e Willie lo videro e strabuzzarono gli occhi, i volti contratti sotto il sole rovente. Malgrado
il caldo, l'uomo portava un pigiama di flanella e un plaid sulle spalle. La mano giallastra era avvinghiata al manico di un bastone da passeggio, e si trascinava appresso uno strano aggeggio azzurro da cui serpeggiavano dei tubicini di plastica collegati a quella che pareva una maschera per l'ossigeno.
Reggie se ne accorse subito dopo e istintivamente abbass la mazza. Mel non si volt, ma lasci ricadere le sue grandi mani lungo i fianchi.
Il vecchio si lecc le labbra e guard fisso i ragazzini sul prato. Aveva la pelle bianchissima, simile a carta, e in faccia un accenno di barba a chiazze, come muffa. E delle
fossette sul collo. Era scalzo, e le dita dei piedi cercavano di fare presa sul pavimento. Il torace scarno andava su e gi, su e gi. I pantaloni del pigiama erano di una misura adatta a uno grosso il doppio, tutti schizzati di colori accesi come quelli della casa. Non sarebbe stato certo in grado di mettersi alla guida di un furgone, o tramare un omicidio; probabilmente non era in grado neanche di farsi il bagno o raggiungere il gabinetto da solo.
Restarono sotto il sole per un bel po', i quattro ragazzini e il vecchio. Per James fu addirittura peggio di una scazzottata;
era come se, con quegli occhi addosso, sentisse di meritarsi tutto ci che stava per succedere: l'aggressione di Mel, il castigo dei suoi genitori, un furgone argento che sfrecciava veloce, qualunque cosa.
Mio padre, sbott Mel. Brusche, dirette e con qualcosa di sottinteso cattiveria? arroganza? soddisfazione? -
quelle due parole si conficcarono dentro le orecchie di James, e gli fecero esplodere la testa, e continuarono a farlo per tutto il tragitto: davanti al motel, all'incrocio con Oleander Road, gi per il vicolo pieno d'immondizia, la distesa di case prefabbricate, la ferrovia e anche oltre, per il resto della sua vita, gli pulsarono nelle vene come sangue gelido e andarono a posarsi, dure e amare, in fondo al suo cuore.
...
.
...
Quasi feroci, cadiamo perduti.
...
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...
Il tanfo umido del manto dei cavalli era soffocante, e il buio peggiorava le cose. Lo spazio era poco e i due ragazzini continuavano a urtare contro le pareti, e ogni volta facevano nitrire, sbuffare, scalpitare o grugnire una delle bestie. La polvere veniva gi come neve e dovevano togliersela dalla faccia e dal collo, e cercare di frenare gli starnuti per non provocare ulteriori reazioni negli animali.
La stalla era il posto pi caldo in cui fossero stati quell'estate, o forse in tutta la loro vita. Era piccola e angusta, anche se a prima vista sembrava enorme. Da qualche parte doveva esserci un fienile, ma non si vedevano n gradini n scale, nulla. Era un unico ambiente, fiancheggiato su entrambi i lati dai box per i cavalli. Le ante dei box erano chiuse, ma arrivavano soltanto a met altezza, cos i ragazzi riuscivano a vedere le grosse teste scure degli animali che il chiaro di luna metteva in risalto.
James aguzz la vista alla ricerca di un indizio che rivelasse la presenza del Mostro. Strada facendo avevano discusso di quale potesse essere il nascondiglio, e Reggie aveva pensato che la stalla fosse l'unico possibile.
Tom non lo terrebbe mai all'aperto, aveva detto Reggie.
Dici che lo ruberebbero? aveva chiesto James.
Sono tutte ossa, aveva risposto Reggie. E i cani e i procioni le azzannerebbero e se le porterebbero via.
Quindi il Mostro doveva trovarsi al coperto, avevano convenuto, ma non in casa. Tom abitava con i genitori, e al mondo non c'erano genitori che avrebbero concepito
e tantomeno consentito di tenere in casa quel coso.
Nella casa in cui consumavano i pasti, facevano il bagno e si rilassavano; tutte cose impossibili in presenza del Mostro che li guardava con le orbite cave e senza espressione.
Perci, la stalla. Doveva per forza trovarsi nella stalla.
James aveva continuato a camminare limitandosi ad annuire, con il cuore che gli batteva forte e le mani sudate strette sui cordoncini del sacco che aveva con s. Sarebbero entrati nella stalla, l'avrebbero cercato e forse l'avrebbero trovato, ma magari no. Con un po' di fortuna non avrebbero incontrato nessuno, e James si teneva aggrappato a quell'unico, confortante pensiero.
Nessuno dei due si era aspettato di trovarci i cavalli.
Nessuno dei due aveva previsto che si sarebbero dovuti muovere furtivamente, fianco a fianco degli animali, e nel buio pi assoluto. Prima che gli occhi si abituassero all'oscurit James si era fatto avanti tastando il muro, ma d'un tratto il muro era venuto meno, la sua mano era finita su qualcosa di umido e ruvido, e aveva sentito una rapida esplosione di aria calda prima di ritrarla, la mano, con un grido che gli era balzato dal profondo alla gola: era il Mostro, il Mostro, e il Mostro era vivo.
Naturalmente si trattava del muso di un cavallo, che in realt non era tanto meglio, e adesso James camminava con le mani lungo i fianchi, timoroso di inciampare nei secchi li in mezzo o nei forconi dai rebbi aguzzi. Camminava senza quasi sollevare i piedi, trascinandoli nel fieno.
Reggie lo precedeva, facendosi largo tra la polvere. Non stava fermo un attimo: si metteva sulle ginocchia, o saliva su qualcosa, o cacciava la testa nell'abisso di uno dei box.
In quei giorni James aveva il sospetto che Reggie si sentisse come inutile, non molto migliore di Willie.
Raggiunse il fondo della stalla. Le mani di Reggie si muovevano lungo la parete.
Deve pur esserci un fienile, sussurr. Entrambi alzarono gli occhi, ma il buio nascondeva qualsiasi cosa.
Reggie si volt, James fece lo stesso, e si ritrovarono a guardare dall'altra parte, dove le pareti erano pi nere dei pavimenti, e i varchi tra le pareti pi neri delle pareti stesse.
Sta con uno dei cavalli, disse Reggie, prendendo la sua convinzione per una conferma: sarebbero entrati nei box e avrebbero girato intorno a ciascun animale finch non avessero trovato ci che cercavano: non c'era altro modo, bisognava fare cos. James esit. Di sicuro si sarebbero fatti male. Sarebbero stati scaraventati in un angolo, e le loro teste schiacciate da quei poderosi zoccoli.
Reggie si mosse. In preda alla disperazione, James continuava a far vagare lo sguardo da una parte all'altra cosa cercava? Un'arma con cui tener buono Reggie? Per fermarlo era necessaria un'arma, quindi si figur con le dita strette intorno al manico di un forcone, e vide in che modo quell'unica azione avrebbe determinato la sua fine. Reggie,
che rispetto all'inizio dell'estate sembrava molto pi grande, si sarebbe voltato a considerare la fiacca minaccia, e forse avrebbe mostrato un barlume di rimpianto negli occhi prima di scagliarsi contro James con tutta la sua forza.
Poi gli occhi di James si posarono su qualcosa di inaspettato: il Mostro. Farfugli, nel tentativo di parlare, mentre la polvere gli entrava in bocca e la terra gli impastava la lingua. Reggie fece per aprire l'anta di un box e James non riusc a bloccarlo, quindi batt i piedi sul pavimento.
Funzion. Reggie si volt, tutto sommato non sembrava pi cos grande, e James agit nervosamente un dito.
Sopra la porta da cui erano entrati c'era un ripiano, e sul ripiano, appoggiato tra sacchi di mangime, bombole del gas vuote, una canna per innaffiare arrotolata e altre cianfrusaglie, c'era il Mostro. Reggie lo vide immediatamente e si avvicin.
Quando James lo raggiunse, Reggie aveva gi capovolto un secchio, ci era salito sopra e si era impadronito della cassetta. La sollev rapido, quasi se la fosse aspettata pi pesante. Poi si mosse con sicurezza, saltando gi dal secchio e porgendo il bottino a James con un sorriso.
Il grigio delle ossa emanava un fioco bagliore. James non aveva nessuna intenzione di avvicinarsi al Mostro ma lo fece, fino a percepirne l'odore: una strana miscela di fango, letame e qualcos'altro, qualcosa di selvatico. Si sent nuovamente travolgere dalla sensazione che aveva provato la prima volta che l'aveva visto. Sapeva che avrebbe dovuto avere paura e di certo cos era stato, quando ne aveva sentito parlare al campo la primavera precedente -
ma adesso faceva fatica a respirare, non tanto per il senso di ammirazione o di terrore, quanto per l'inattesa ondata di disgusto. Quel coso a brandelli, riposto dentro una cassetta, poteva anche appartenere al mondo dei ragazzi pi grandi, degli adulti, dei nonni persino, ma era schifoso e nauseabondo, e James non voleva saperne.
Reggie prese il sacco e s'inginocchi per infilarci dentro la cassetta. I movimenti bruschi parlavano chiaro: del Mostro non gliene importava un accidenti, mai gliene era importato, era solo valuta da usare per comprarsi un biglietto per quell'esistenza fatta di sigarette, automobili e ragazze. James cap che Reggie era tale e quale a Tom, perch anche lui aveva progettato di barattare il Mostro con qualcosa di molto pi prezioso.
Quando uscirono zitti zitti dalla stalla, Reggie con il
sacco sulla schiena, James rimase sbalordito dalla vastit della notte; il cielo sembrava volersi ritirare e volare via.
Incespic, allungando il collo. Reggie lo spinse con una manata sulla schiena.
Il rumore dei loro quattro piedi in corsa sembrava la fuga di una mandria.
Pi tardi il passo si fece lento e silenzioso. James non era soddisfatto e chiese a Reggie cosa intendesse farne, del Mostro.
L'altro sorrise e cominci a vantarsi. Quale ragazzino non avrebbe sentito parlare della loro impresa, se non il giorno dopo, quello dopo ancora? E una volta ricominciata la scuola, amico mio, la leggenda si propagher come un incendio: c'era un Mostro e qualcuno se l'era preso, e c'era un ragazzo che aveva organizzato tutto e c'era riuscito
guardate, eccolo l.
Nulla di tutto questo, per, rispondeva alla domanda di James. Cosa intendeva farne?
Reggie lo guard irritato, con il sorriso che svaniva.
Che vuoi dire? gli chiese. Me lo tengo.
Va bene, obiett James, interrompendosi per formulare meglio la frase. Ma che cosa vuoi farci?
Be', disse Reggie, schivando le buche con gli occhi puntati sul marciapiede. Lo metter da qualche parte.
Dove?
Non l'ho ancora deciso. In una scatola.
Come il nonno di Tom?
Reggie non lo guard, ma James sent tutto il gelo del suo scontento.
Lo tirer fuori per le occasioni speciali, disse Reggie.
Cio,  quello che ha detto Tom, no? E una cosa speciale, non ce n' uno uguale. Se lo lascio sempre fuori smetter di essere un mostro. Sar solo una cosa... che se ne sta li, no?
James si sent in vantaggio e parl.
E poi qualcuno potrebbe rubartelo, disse. Cio, se lo lasci fuori.
Reggie era concentrato a schivare le buche, ma la temperatura delle sue parole si fece fredda come la terra quando scavi troppo.
E chi dovrebbe rubarmelo?
Non lo so,disse James. Qualcuno c' sempre.
Tipo?
James sospir, come se la faccenda fosse troppo complicata per pensarci, anche se non era vero. Fece spallucce con un gesto esagerato, in modo che Reggie potesse vederlo anche al buio, nonostante stesse studiando il marciapiede.
Di preciso non lo so, disse James. Per quanto tempo  rimasto in quella soffitta? Parecchio, no? E alla fine qualcuno l'ha rubato.
Tom non l'ha rubato, era di suo nonno, l'ha preso quando  morto.
Ma poi, dopo un po', noi l'abbiamo rubato a lui, -
continu James. Sto solo dicendo che qualcuno c' sempre.
Puoi tenere questo coso sottochiave quanto ti pare, ma un giorno lo tirerai fuori, o qualcuno scoprir che c', o forse tu morirai e qualcuno andr a rovistare nella tua soffitta. Alla fine qualcuno se lo prender.
Reggie aveva accelerato il passo. Strinse pi forte il sacco.
Lo seppellir.
Giusto, disse James.
No, anzi, lo nasconder dallo sfasciacarrozze. In un punto speciale, e disegneremo una mappa con una legenda che sar chiara solo a me e a te.
Qualcuno potrebbe rubare la legenda.
S, ma bisogner avere le due parti della legenda per decifrarla,  questo il punto.
Uno di noi potrebbe morire, o andarsene, e l'altro non sarebbe pi in grado di ritrovarlo, e sarebbe come non averlo mai rubato, sai? Sarebbe addirittura peggio.
Reggie apr la bocca per parlare, ma trattenne il fiato.
James gli sfior inavvertitamente un braccio e sent la pelle caldissima, nonostante l'aria fresca della sera.
Svoltarono a un angolo e si trovarono davanti a casa di James. Reggie si tolse il sacco dalla spalla, strinse i cordoncini e glielo consegn.
Ehi, fu tutto quello che James riusc a replicare.
Tieni.
Che fai?
Prendilo.
Non lo voglio.
Da sopra il sacco, Reggie fece un sorrisetto compiaciuto: l'insolenza ne rimarcava i lineamenti. James si aspett quasi di vedergli penzolare una sigaretta dalle labbra.
Non te lo sto mica regalando, scemo. Lo sai che non posso portarlo a casa.
James cerc di soffocare l'allarme che gli era divampato nel petto, ma non riusc a farlo abbastanza in fretta.
Perch no? Si accorse del tono lamentoso della sua voce, ma non riusc a modificarlo. Perch non me l'hai detto prima? Cosa ti aspetti che faccia?
Reggie stava zitto, ma pareva che ridesse.
Oh, Cristo, datti una calmata. Non ti sto mica chiedendo di appenderlo in soggiorno. Tienilo per stanotte, mettilo sotto il letto o dove ti pare. Hai una casa enorme, piena di ripostigli. Se io mi presento con un sacco come questo, mia madre capir tutto e finiremo nei guai.
Bella minaccia. James non sapeva cosa fare, Reggie continuava ad allungargli il sacco, e ormai erano solo a pochi metri dal vialetto dei Wahl. Forse, se avesse accelerato
l'andatura, se si fosse sbrigato a mettere piede nel prato di casa sua, se avesse fatto presto, Reggie non avrebbe avuto altra scelta che accollarselo lui, il sacco.
Domani passo e me lo riprendo. Dopo che mia madre  andata a lavorare. Mi pare l'unica cosa logica. Su, prendilo.
Mi pare l'unica cosa logica. Non siamo soci?
A quel punto Reggie gli cacci il sacco nelle mani, e James lo prese, e Reggie sorrise e lo salut con un cenno del capo, precipitandosi verso casa, quasi morisse dalla voglia di separarsi dal passo sonnolento di James. Che rimase l solo, all'imbocco del vialetto, con una mano alta a reggere il sacco.
Sforzandosi di non guardare ci che aveva in mano, si avvi lentamente verso la porta sul retro. Il sacco non mandava altro odore che di panni sporchi, tuttavia lo reggeva con il braccio teso. Mentre saliva le scale, il contenuto del sacco si mosse: James rabbrivid, e da sotto le maniche la pelle d'oca gli percorse le braccia. La porta cigol. Il sacco sbatt contro lo stipite. James fece una smorfia e l'apr di pi, e improvvisamente il sacco fu dentro, il Mostro era dentro casa, e l'orrore lo spinse fino al letto, dove si accasci con la faccia contro il cuscino; infil la testa sotto le lenzuola pulite, si seppell in una calda oscurit, e infine cadde nel sonno.
Suo padre teneva il sacco in una mano. James non era ancora in grado di reagire: non capiva bene che ora fosse.
Poi pens a quello che c'era dentro, e l'istante divent terribile e bruciante e lui si sent come un bambino, un bambino molto, molto stupido.
James e suo padre non si parlavano pi tanto. Il silenzio era iniziato il giorno in cui James aveva mentito riguardo alla notte passata da Reggie. Adesso che aveva visto suo
padre con Kay-diamoci-del-tu in quel motel fatiscente, James pensava di aver capito come suo padre avesse fatto a scoprire la bugia. Comunque, il sospetto restava inespresso e insostanziato; anche se lui e suo padre vivevano sotto lo stesso tetto e per necessit dovevano scambiarsi qualche parola, si passavano solo le informazioni strettamente necessarie. Per la prima volta in vita sua, James non sentiva pi parlare di ciambelle e di buchi, e con suo grande stupore ne sentiva la mancanza. Moriva dalla voglia di affrontare suo padre riguardo alla signora Fielder, per tornare alla normalit, ma prima era necessario riguadagnarsi la sua fiducia, diventare un uomo, come lui.
Ma adesso era solo una fantasia. James aveva portato in casa qualcosa di illecito, qualcosa di morto, infrangendo una norma talmente basilare da non essere mai stata espressa formalmente. La gatta portava in casa topi morti?
Certo che no, ed era solo un animale.
James prov una paura vertiginosa. Che spiegazione dare? Suo padre avrebbe voluto sapere che cos'era. E lui non lo sapeva. Suo padre avrebbe voluto sapere da dove arrivava. E James non lo sapeva. Suo padre avrebbe voluto sapere perch l'aveva preso, perch aveva voluto portarselo a casa. James aveva voglia di piangere non lo sapeva, non se lo ricordava.
Suo padre guard il sacco schifato, poi cerc un posto dove posarlo. Il pavimento era pieno di roba scarpe da ginnastica, soldatini, un guanto da baseball, una torcia fulminata.
Sei uscito col coprifuoco, disse suo padre.
Dentro la sua testa, James implor misericordia.
Suo padre distolse lo sguardo. Ma non  per questo che sono arrabbiato. E una ragazzata. Lo capisco. Non mi fa piacere, ma capisco,  un discorso che faremo un altro giorno.
In realt, era un discorso che avevano gi fatto molte volte la natura turbolenta dei ragazzi, e il modo in cui James, stando attento, avrebbe potuto preservarla per tutto il college, a dispetto di quanto sosteneva sua madre. Bisognava solo essere discreti, e James aveva fallito. Aveva portato in casa una cosa orribile, non soltanto mettendo a rischio il proprio futuro, ma rendendo suo padre oggetto dei rimproveri di sua madre.
James ritenne che fosse arrivato il momento di parlare.
Scelse bene le parole, le ripet dentro di s, e poi le pronunci:
Mi dispiace.
Suo padre sembrava irremovibile. La faccia, rasata di fresco, era rossa e liscia; il giorno era appena cominciato e lui non aveva neanche una penna nel taschino macchiato d'inchiostro. I lineamenti si contrassero, e James not che aveva ripreso in mano il sacco. Credevo avessi pi giudizio. C'entra anche il tuo amico Reggie? Ha una brutta influenza su di te, James, e vorrei tanto che lo capissi.
James sent le rotelline del suo cervello girare freneticamente.
E quasi grid: S! S!  stato Reggie!, ma nelle viscere aveva qualcosa che si muoveva ancor pi velocemente.
Fece segno di no con la testa, come proteggendo il suo amico, no, no, no Reggie non c'entrava niente. Le parole gli sfuggirono dalle labbra: Non  stato Reggie.
Suo padre alz il pugno come se stesse sollevando un peso, e guard la protuberanza che fuoriusciva tra le cordicelle.
C' il furto. E questa  una cosa. Mi riesce difficile credere che tu abbia agito senza il tuo amico Reggie, ma chiss, forse mi sbaglio. Forse non ho capito. Forse sei peggio di quanto io abbia sempre pensato.
A quel punto fece una cosa orrenda: gett il sacco sul letto. James sent il peso della cassetta cadergli sullo stinco.
Ti dico cos' che mi fa veramente arrabbiare, prosegu suo padre alzando la voce. Che tu ci sia cascato come un cretino. Ti abbiamo tirato su... Chiuse la bocca con uno schiocco, rimase l per un istante come se dubitasse delle proprie parole, poi continu abbassando il tono perch sua moglie non si svegliasse. Ti abbiamo tirato su con certi valori, con certi obiettivi, e tu ti comporti come se volessi buttare tutto alle ortiche.  una vergogna, James. Mi hai deluso.
Era la cosa pi brutta che suo padre gli avesse mai detto.
James si aspettava di scoppiare in un fiume di lacrime
le aveva versate anche in occasioni meno importanti -
ma per qualche ragione il pianto rimase chiuso nel petto.
Si sentiva il naso pieno di moccio. Le mani umide di sudore.
Il collo tutto un fuoco.
Guarda, gli disse suo padre, indicando il sacco con il mento. Guarda, dai. Ti sei dato un gran daffare per il Mostro, tanto vale che vedi cos'.
James spost gli occhi sul sacco, ma trascorsero parecchi secondi prima che si rendesse conto di quanto era successo: suo padre aveva nominato il Mostro. James lo guard sconcertato, fu sul punto di allungare la mano. Suo padre gli lesse negli occhi e scroll le spalle, poi cominci a parlare lentamente, come a uno stupido.
Certo che ci ho guardato dentro. E s, lo so cos'. Lo sanno tutti: un ragazzotto di Sycamore Lane con troppo tempo da perdere.  questo maledetto coprifuoco che vi agita. Risucchi l'aria tra i denti.  uno scherzo, James. La gente ride. E un vecchio, ridicolo scherzo.
Quel ragazzo, James, dovrebbe farti pena. Non  molto intelligente. Non sono tutti intelligenti come te: lui  pi sfortunato, e tu te ne sei approfittato. Dovresti vergognarti.
James si vergognava, ma non per quello. Confuso, guard il sacco. E allora cos'era che gli pesava sullo stinco?
Suo padre gli lesse di nuovo nel pensiero e un minuto dopo era chino sul letto, ad aprire il sacco, e prima che James facesse in tempo a urlare o scostarsi, la cassetta venne scaraventata sul letto con una violenza tale da far vibrare il materasso. Sulle coperte di James piovvero schegge di legno colorato. Una riga di sporcizia segn il punto in cui i bordi della cassetta si erano poggiati sulle lenzuola, e James seppe che quella macchia non sarebbe venuta via, mai pi.
Suo padre punt il dito contro il Mostro. Il teschio di un pony. Come hai fatto a non riconoscere il teschio di un pony? E quegli ossicini li? Cosa credi che siano? Sono ossa di scoiattolo legate insieme. Hai mai visto uno scoiattolo morto? Queste qui si chiamano piume di tacchino.
James, vengono da un tacchino. Mentre queste... A
quel punto anche lui si ferm, incapace di identificare una delicata serie di ossicini legati tra di loro, A James sembravano dita umane, e subito pens al braccio mancante di Willie, al fatto che era sparito e nessuno sapeva che fine avesse fatto.
Suo padre guard quella roba, affascinato per un attimo, prima di essere nuovamente colto dal disgusto. Meno male che nessuno verr a sapere niente, James. Se pensi che il tuo piccolo mondo sia complicato... be', non ne hai idea, ti assicuro. La gente riderebbe, e se la prenderebbe con te. Gli adulti, e persino gli insegnanti. Non  giusto, ma la gente fa cos.
James lo ripet, questa volta senza calcoli: gli usc e basta:
Mi dispiace.
Suo padre prese la cassetta con una mano e la infil nel sacco. Non dirlo a me, disse. Dillo a quel povero ragazzo.
Questo lo riportiamo dove l'hai preso. Forza, prima che si svegli tua madre.
Era ancora prestissimo, neanche le sei. James non capiva come mai suo padre si fosse alzato tanto presto. Un appuntamento fuori orario con la madre di Reggie? Poteva darsi, ma James era talmente intorpidito da non essere in grado di reagire. Salirono in macchina e non parlarono per tutto il tragitto, con il sacco che vibrava a terra, in mezzo a loro.
James alz svogliatamente un dito e indic il sentiero. Il mattino era ormai limpido e luminoso quando arrivarono a casa di Tom. Il ragazzo, in mezzo all'aia, quando vide l'auto fermarsi si avvicin lentamente, pulendosi le mani sui jeans e facendo attenzione a scansare un gruppetto di gatti. Alle sue spalle le porte della stalla erano spalancate, e nel campo retrostante i cavalli, con le costole ben visibili persino da lontano, esaminavano il magro pascolo. Per James era arrivata l'ora di raccogliere il Mostro e raccontare a Tom quanto era successo.
Si rese conto che quello era il momento che aspettava: avrebbe dimostrato di essere un uomo, degno del rispetto di suo padre. Ma adesso che la sua occasione era arrivata, non la voleva pi; e, cosa ben pi strana, sembrava che nemmeno suo padre lo volesse. Aveva sul volto un'espressione di rammarico. Poi l'espressione si addolc, e guard suo figlio come se fosse ancora bisognoso di protezione, e sotto quello sguardo James si sent proprio cos, fragile e indifeso.
Ognuno ha i suoi mostri, sussurr suo padre. Poi allung la mano, prese il sacco, scese dall'auto e si avvi verso Tom. S'incontrarono a met dell'aia.
James si sforz di osservare la scena senza attirare l'attenzione:
doveva resistere all'impulso di lanciare un grido di sollievo. Si era
tirato fuori dai guai! Non doveva pi affrontare Tom e guardarlo dritto in quegli occhi tristi e storti. Il battito diminu e fece un respiro profondo;
felice, ma anche sinceramente pentito. Mentre osservava le labbra di suo padre muoversi, giur che non appena fosse tornato gli avrebbe chiesto scusa. Avrebbe solennemente promesso di comportarsi bene, di smetterla, avrebbe fatto il bravo per il resto dell'estate no, per il resto dell'anno, per tutte le feste di Natale. Reggie era una pessima influenza, non c'erano dubbi, e improvvisamente James sent la mancanza di Willie Van Allen, un ragazzino che si trovava su un livello assai distante da quelle sensazioni di colpa e vergogna. Avrebbe trascorso pi tempo con Willie, avrebbe studiato di pi, sarebbe diventato un candidato ideale per il college, e la nausea che provava ogni volta che disobbediva sarebbe finalmente scomparsa. Si sentiva ottimista, ben disposto verso suo padre, verso se stesso. Tutto si sarebbe aggiustato.
Tutto sarebbe tornato come prima.
Vide suo padre porgere il sacco a Tom, e vide Tom alzare le mani, con i palmi in fuori, distogliere lo sguardo e allontanarsi scrollando le spalle, disinteressato. Il signor Wahl rimase l con il braccio teso ancora un momento: ma Tom si rifiutava di guardarlo teneva gli occhi sui cavalli.
Alla fine pos il sacco a terra, disse una parola di congedo e lentamente torn verso l'auto.
Quindi chiuse violentemente la portiera e mise in moto.
Sembrava vecchio e stanco, preoccupato da questioni troppo complicate per un ragazzino. Le promesse di James, per quanto sincere, non raggiunsero mai le sue labbra. L'auto fece manovra nell'aia. Mentre si allontanavano, James nascose la faccia e nello specchietto retrovisore vide Tom
che guardava il sacco, una massa informe e immobile per terra. E poco prima che venissero superati da un'auto piena di adolescenti, che gli oscur i sensi con la polvere, il fumo e la musica, James ebbe praticamente la certezza di aver visto Tom inginocchiarsi e sorridere.
...
.
...
Essere amici, anche avendo odiato?
...
.
...
Reggie era fermo e solo.
Visto da vicino, il campo da baseball non era imponente come aveva sperato. Le basi erano autentiche, ma piatte e scolorite. Il monte di lancio c'era, ma era basso e fuori centro; la pedana di gomma, se c'era stata, era ormai sepolta dalla terra battuta. Le linee fra le basi mancavano del tutto, e rendersene conto fu terribile. Si era immaginato linee bianche e dritte di una lunghezza infinita, cos perfettamente tracciate che non un solo punto potesse uscire dai ranghi.
Si iss in spalla il borsone e si mosse con voluta malagrazia, strascicando i piedi e sollevando nubi di polvere, sputando senza guardare dove atterrasse lo sputo. Si trascin stancamente fino al piatto della casa base, lasci ricadere il borsone con un tonfo e non si cur di dove finissero le mazze, quante palle fossero andate perse nelle erbacce del fondo. Toss un suono superfluo, che annunciava la sua presenza oltre all'indifferenza per chi l'avesse udito e si pul le mani sulla maglietta. Sentiva il calore delle ascelle inzuppargli i ciuffi di peli che stavano crescendo.
Impugn una mazza e la soppes. La prov con qualche mezza girata, senza sapere cosa cercasse ma godendosi ugualmente la ricerca, poi la gett via e ne prese un'altra.
S, quella andava bene.
Quindi prese una palla e la lanci in aria, e si perse nel
bagliore del tramonto. Ma lui era un ragazzo, l'aveva gi fatto un milione di volte, e anche accecato rote il busto con sicurezza, sent l'appagante scossa della mazza che colpisce, per poi udire i tonfi distanti della palla che rimbalza sul campo interno, o finisce fra l'erba di quello esterno.
Le orecchie di Reggie, allenate sul campo di palla bastarda, calcolarono il numero dei tonfi. Questo campo era pi grande: bene, cos doveva essere. Per cinque anni, da lontano, aveva guardato quei liceali incredibilmente alti e incredibilmente bravi giocare li tutte le sere e durante il fine settimana a volte anche durante le ore di scuola, cosa che non cessava di meravigliarlo la spontaneit di ogni loro lancio e ogni loro presa, per certi versi, era anche pi stupefacente di quella dei professionisti che si vedevano in televisione.
Oggi il campo era vuoto. Troppo caldo, pens Reggie, con il sudore che gli colava sulle palpebre. Poco importava;
lui era li per giocare. Forse i ragazzi pi grandi sarebbero arrivati dopo, a gruppetti di due o tre, fumando, ridendo, buttandosi uno addosso all'altro, e pi tardi si sarebbero accorti di lui, un dodicenne che giocava come fosse nato a bordo campo.
Si volt e infil la mano nel borsone per prendere un'altra palla. Non ce n'erano pi, cos guard verso le erbacce lungo il muro di fondo, ma resistette all'impulso di inginocchiarsi per cercare quelle sicuramente nascoste l. Si calc per bene il berretto sulla testa e sfrecci attraverso il campo, con la mazza in mano. Avrebbe ritrovato la palla appena colpita e l'avrebbe rilanciata dall'altra parte del campo. La semplicit di quell'idea gli piacque.
Perch no? L'estate si stava spegnendo come una sigaretta.
Aveva la sensazione che quei mesi fossero come un braccio o una gamba che si svegliano dopo un lungo sonno,
e l'idea di quel formicolio spost l'attenzione di Reggie sul suo corpo: nero come un tizzone, forte e agile. Avrebbe giocato l tutta la notte, se ne avesse avuto voglia. Chi poteva fermarlo? Si sentiva invincibile, e subito cap perch: perch invincibile lo era davvero.
Trov la palla, la raccolse, la lanci in aria, la colp. Il colpo risuon contro la rete metallica del box di battuta.
Senza aspettare che la palla si fermasse, Reggie le scatt dietro, questa volta pi veloce, acchiappandola, rilanciandola, sentendo i muscoli della schiena che si contraevano, una girata da manuale. La segu. Si sfianc con una serie di insignificanti ripetizioni, e si sent eccitato e adulto perch sapeva che quelle ripetizioni, se avesse voluto, avrebbe potuto migliorarle.
Non c'era altro da fare. Il suo grandioso progetto era andato in malora quando James aveva perso il Mostro. E
bench sapendolo avesse provato un curioso senso di sollievo, dentro gli montava ancora del risentimento, perch James aveva commesso il classico errore da ragazzini: si era addormentato troppo in fretta.
E poi c'era Willie, che qualche giorno prima si era presentato al campo di palla bastarda e gli aveva fatto una scenata davanti a James e ad altri giocatori. Si era messo a sbraitare perch non l'aveva coinvolto nel furto del Mostro;
poi gli aveva mosso altre lacrimevoli accuse su certi fasci di luce provenienti dalla sua casetta sull'albero, e si era lamentato per essere stato escluso dalla palla bastarda, e anche per essere stato escluso e basta. Reggie non era per niente arrabbiato mentre si appartava con lui e faceva cenno agli altri di proseguire, di continuare a giocare, perch la questione si sarebbe risolta presto. Willie stava l con gli occhi spalancati, un braccio solo, le guance in fiamme, in equilibrio precario: lui non aveva detto
granch, cercando di liquidarlo rapidamente. Addirittura lo aveva sospinto verso casa, delicatamente ma con fermezza, sentendo quanto fosse fragile sotto la maglietta la schiena dell'amico.
Ma a quel punto James era andato in soccorso di Willie, e le cose si
erano complicate. Da giorni, ormai, Reggie si aspettava una cosa del genere: dopo il fiasco con il Mostro, James aveva evitato qualsiasi occasione di svago, era sempre rincasato prima del coprifuoco, e non faceva che parlare del nuovo semestre a scuola come di un evento da attendere con impazienza. Era stato arduo persino trascinarlo al campo.
I suoi sospetti ora trovavano conferma: James stava dalla parte di Willie. Mentre Reggie esaminava i propri sentimenti, dagli altri due non era uscita nemmeno una parola;
lui non ci aveva messo molto, visto che di sentimenti da esaminare ne aveva trovati davvero pochi. Aveva detto a James di farsi i fatti suoi ed erano subito cominciate le urla
Reggie non ricordava pi i particolari sul fatto che gli amici non si abbandonano, non si trattano come spazzatura, e amenit del genere. Gli era venuto il mal di testa.
Perci aveva scelto la battuta che avrebbe gelato James:
Quando l'ho visto a casa mia, tuo padre del Mostro non ha detto niente se  questo che ti fa incavolare tanto.
Poi si era vagamente pentito di averlo detto, pur senza capire il perch. Sapeva che i fatti non possono ferirti, se decidi di ignorarli; ma James gli era parso confuso e arrabbiato allo stesso tempo, e non era riuscito a reagire in base a nessuna delle due
emozioni. Anzi, si era svigorito, e Reggie aveva ritrovato la
serenit. Poi, per, Willie aveva preso le difese di James, strepitando, e aveva rovinato tutto.
Praticamente con la bava alla bocca, Willie gli si era avventato
contro e lo aveva colpito; giusto un debole colpetto con le nocche sul
torace una bazzecola davvero
ma prima che Reggie potesse rendergli la pariglia, ecco pronto il pugno di Willie, questa volta dritto sul mento, e poi sul naso, e poi sulla gola, e per quanto nessun colpo fosse decisivo, insieme avevano
fatto il loro effetto: Reggie era indietreggiato, proteggendosi il viso con le braccia.
Poi aveva sentito la fronte di Willie che gli assestava un colpo sulle costole, e uno sputo caldo che gli s'incollava alla guancia, e le unghie che gli raschiavano il fianco, e la cosa non aveva senso, non era una scazzottata tra maschi.
L'attacco di Willie mancava completamente di metodo, sempre che di attacco si trattasse, e Reggie aveva boccheggiato per il calore che gli saliva lungo il collo oddio, aveva paura. Sensazione che si era mutata velocemente in rabbia, perch gli aveva fatto tornare in mente l'anno prima, quando ancora Willie scoppiava a piangere per piccoli incidenti, quando ancora si commiserava perch nessuno gli dava un bacetto sulla bua. Lui non era pi quel bambinetto l Reggie lo sapeva, doveva solo tenerlo a mente.
Si era inclinato di lato, alzando la spalla per proteggersi, e aveva sentito tutto il peso di Willie piombargli sulla schiena; poi da Willie era venuto un sibilo, e da James un belato di stupore. Il braccio di Willie si era stretto intorno alle ginocchia di Reggie, il quale aveva sentito il moncherino fargli pressione inavvertitamente sull'inguine. Pi che altro schifato, Reggie aveva istintivamente fatto uno scarto a destra, e qualche istante dopo i due si erano ritrovati a ruzzolare nel terriccio. Reggie, disponendo di due braccia, era stato il primo a rialzarsi.
Willie aveva di nuovo scagliato il braccio contro Reggie, ma il
movimento era parso durare un'eternit; Reggie aveva addirittura avuto il tempo di vedergli la cicatrice del patto di sangue sul palmo della
mano, approfittando del momento. Bene, era evidente, e facile aveva capito come trionfare. Reggie si era spostato sulla destra e aveva sferrato a Willie un solo colpo in mezzo al petto. L'altro aveva tossito e, a onor del vero, aveva risposto all'attacco;
ma Reggie si era spostato di nuovo sulla destra e lo aveva colpito al petto un'altra volta, facendolo rinculare. James si muoveva a scatti sullo sfondo, come se morisse dalla voglia di partecipare a quello scontro di ossa, ma per qualche ragione non potesse farlo. Willie sbuffava e tossiva, ma non si arrendeva, con la faccia contratta e sfigurata come il resto del corpo, ma Reggie continuava a schivare l'unico braccio di Willie: destra, destra, destra.
Dopo troppi pugni andati a vuoto, Willie era finito lungo per terra, con il pianto in gola a soffocarlo. Davanti agli altri giocatori era un'umiliazione davvero insopportabile: moccio, lacrime, bava, in un'unica cascata sulla faccia e sul collo. Con troppo ritardo, James aveva rinvenuto una certa dose di coraggio e lo aveva raggiunto; lo aveva sollevato, mettendogli un braccio sotto il corpo ansante e appoggiando la guancia su quella infuocata e bagnata dell'amico. Stretti l'uno all'altro, si erano allontanati zoppicando. Alcune ore pi tardi, quando aveva lasciato a sua volta il campo, Reggie aveva capito una cosa che nessuno degli altri sapeva ancora: non sarebbe tornato mai pi.
Adesso la sua maglietta era una seconda pelle, incollata al torace da secchiate di sudore. Se la sfil con uno schiocco e la gett a terra. Colp la palla, le corse dietro.
Colp la palla, le corse dietro. Non stava pi giocando a palla bastarda: quello era vero baseball. Anzi no non era neppure baseball ma qualcosa di pi, una specie di prova militare che Reggie non trovava la forza di interrompere.
Non era sicuro del perch. Gli girava la testa. I polmoni gli dolevano
ogni volta che inghiottiva. I muscoli tremavano e minacciavano di cedere. Era una tortura, inevitabile e necessaria, come i buchi alle orecchie, l'inchiostro sotto la pelle, ingollare e vomitare alcol.
I suoi occhi smisero di vedere. Rimase una chiazza di penombra, ma gli altri sensi funzionavano: l'odore di sudore, il sibilo inquieto dell'erba morta, la consistenza sgradevole del nastro intorno alla mazza. Pi si restringeva il suo campo visivo, pi aumentava la fiducia nella sua forza e nella sua astuzia. Essere intelligenti non significava memorizzare sfilze di numeri come faceva James, o stupide sequele di parole come faceva Willie. Essere intelligenti significava riuscire a sgraffignare il foglio con le risposte dalla cattedra. Essere intelligenti significava riuscire a ingraziarsi il maggior numero di potenti, finch non diventavi tu quello potente. Ecco cosa stava facendo su quel campo, quel campo su cui nessun altro ragazzino della sua et osava mettere piede.
Quella travolgente sensazione di superiorit era strana e meravigliosa. Per tanto tempo si era sentito come se le sue capacit fossero inferiori a quelle di James e Willie. Aveva conosciuto James in terza elementare, e la prima cosa che gli era piaciuta di lui era la sua capacit di incassare un cazzotto. Proprio cos adesso se lo ricordava. Durante la ricreazione, proprio dietro il castello di tubi metallici, dove un gruppo di ragazzini pi grandi aveva bloccato James afferrandolo per la testa, mentre diventava sempre pi paonazzo. Quando era finalmente riuscito a liberarsi, erano volati colpi alla cieca e James ne era uscito sanguinante.
Si trattava di una serie di eventi scontati, con scontate conseguenze l'infermeria, la borsa del ghiaccio, tutto quanto invece James se n'era andato, risucchiando il sangue in gola e sputandolo fuori a grumi. Reggie aveva preso a seguirlo da lontano, ammirando le macchie rosse
che man mano diventavano pi piccole e si riducevano a una miscela bituminosa. Poi lo aveva avvicinato, quello stesso pomeriggio, ed entro sera erano gi amici.
Reggie conosceva Willie da prima ancora, dai tempi dell'asilo. Avevano la stessa corporatura, e cos erano rimasti per anni. Si ricord di quando, in ginocchio nel recinto della sabbia, Willie gli aveva insegnato a costruire dei fantastici labirinti sotterranei. Per questo lo aveva adorato, e aveva continuato ad adorarlo per le sue invenzioni in prima elementare (le cave di catrame di cioccolato fuso per i dinosauri di plastica), in seconda elementare (false fotografie di Ufo, fatte utilizzando sagome di cartone e vetri puliti), e cos via.
Con il passare degli anni, Reggie si era ritrovato a passare troppe ricreazioni in classe a rifare compiti pasticciati, a guardare James e Willie dalla finestra e a provare fitte di invidia. Pensava: Dov' che sbaglio? E adesso sapeva di non aver sbagliato niente. Perch adesso era l, pi forte, pi astuto e pi feroce dei suoi due ex compagni di gioco, e ogni traccia di gelosia si era mutata in qualcosa che assomigliava alla piet.
Il corpo di Willie si era fermato, quello di Reggie era diventato pi robusto e pi alto. I denti di Willie si erano aperti come petali sull'acqua, mentre quelli da latte di Reggie erano caduti impetuosi e insanguinati, lasciando il posto a denti pi grossi e pi forti. Per Reggie, adesso, era come se Willie avesse perso il braccio perch non valeva niente non gli serviva, cos era avvizzito e morto. Persino la sua mente si era smarrita, intrappolata in un insensato vortice di giochi di parole. Reggie pens che sarebbe stato un momento davvero triste, quello in cui Willie avrebbe preso finalmente coscienza della vita che non aveva vissuto.
Le trasformazioni di James erano state meno drammatiche, ma l'occhio attento di Reggie le aveva registrate tutte: la sua ansia, la sua timidezza, la sua ossessione per quel futuro gi programmato dai suoi genitori. Anche se non erano fisicamente molto diversi, James non riusciva a fare una mossa senza inciampare in questo o quel pensiero.
Reggie percep nuovamente il centro bruciante della propria forza e si esalt.
C'erano troppe cose che non poteva pi raccontare a James e Willie: le battute schiette dei liceali, le risate e ogni tanto gli sfioramenti delle ragazze, la soddisfazione di sentirsi una grossa mazzetta di denaro in tasca anzich un delicato tintinnio di monetine.
Ma, soprattutto, Reggie non poteva dire a James e Willie quello che sapeva su Mel Herman. Alcune settimane prima, si era intrufolato un'altra volta dentro la scuola.
Non ne aveva fatto parola con nessuno dei due, perch non era pi interessato alla loro ammirazione. Questa volta aveva aspettato fino al tramonto,'poi aveva passato in rassegna tutte le finestre del pianterreno e alla fine una si era aperta. Dentro, si era sentito stringere nella morsa di quel gelo familiare, ma si era tuffato nel buio, dicendosi che era come mettere la testa sott'acqua per la prima volta.
Sicuramente sarebbe tornato a galla vivo.
Quando poco dopo era riemerso, aveva la torcia in una tasca dei calzoncini e il resto delle opere di Mel Herman arrotolato e stretto sottobraccio. Ma anzich tornare a casa, aveva fatto una deviazione, era salito nella casetta sull'albero di Willie e si era seduto a gambe incrociate, da solo. Poi aveva acceso la torcia ed esaminato i disegni, trovandoci cose che avrebbero potuto essere la casa di Mel, forme contorte che avrebbero potuto essere il padre. In questo, James era molto pi bravo pi Reggie studiava quei fogli, pi crescevano le sue incertezze.
Allora era tornato al primo disegno che avevano rubato tutti insieme, e aveva puntato la luce sul dettaglio che aveva dato il via a tutto: il minuscolo furgone che investiva una minuscola persona. All'inizio dell'estate era sembrata una perfetta ammissione di colpevolezza, ma adesso, guardando meglio, vi aveva trovato qualcosa di completamente diverso. Non era un furgone, n una macchina, n niente. Era un insieme di linee. La persona incastrata sotto le ruote non era una persona, e quelle non erano ruote. Si chiese come avessero fatto tutti e tre a incappare nello stesso errore.
Cos, quella sera, aveva fatto un'altra cosa, una cosa che James e Willie avrebbero definito un'assoluta follia.
Era sceso dall'albero con tutti i disegni di Mel Herman
tranne il primo, che aveva lasciato appeso ed era arrivato fino a casa sua. Per un po' era rimasto acquattato fra le ombre: da dentro arrivava la musica della radio e il rumore dell'acqua che riempiva la vasca. Poi aveva sentito discutere: la voce roca del vecchio e le rare e incerte risposte di Mel. Aveva appoggiato delicatamente i disegni vicino alla porta, ci aveva messo sopra un sasso per tenerli fermi e se n'era andato.
Due giorni dopo, davanti alla porta di casa sua c'era un disegno di Mel, nuovo di zecca. Lo aveva guardato. Non aveva senso. Oppure s? Quel diamante poteva essere il campo di palla bastarda? Quella linea dritta poteva essere la mazza da baseball con cui lui aveva minacciato Mel davanti a casa sua? Aveva davvero poca importanza, perch il disegno era enorme e di un azzurro brillante e meravigliosamente minaccioso; Reggie voleva capirne il significato, e voler capire era un fatto positivo.
Lo aveva attaccato al muro in camera sua, e la cosa era stata ancora
pi evidente. Il colore era solo colore, il disegno solo un disegno.
Mel Herman era semplicemente un ragazzino che metteva colori dove gli pareva. La scoperta gli mozzava il fiato; d'un tratto Mel non era pi un nemico.
Reggie se lo immaginava ciondolante per i corridoi della scuola, quando di li a due settimane sarebbero ricominciate le lezioni, e pens al pretesto con cui si sarebbero parlati, e a cosa si sarebbero detti. Alla fine, si mise a fantasticare sulle nuove cose che Mel avrebbe potuto mostrargli, perch quando si trattava di Mel Herman, Reggie aveva una certezza: lui era pi grosso.
L'aria era pesante e pizzicava. Reggie lanci la palla, fece oscillare la mazza, scatt. Batti, corri. Batti, corri. Le ginocchia andavano su e gi, velocissime, e il sudore gli gocciolava dal naso. Prov a riprendere fiato ma non ci riusc, e scopr che nemmeno gliene importava. Continu a correre, pi veloce, chiedendosi morbosamente quando il suo corpo avrebbe ceduto. Batti, corri. Batti, corri.
Il mondo rabbui. Strette nella morsa del coprifuoco, per tutta l'estate le ore di luce erano sembrate pi corte e compresse. Ma a chi serviva la luce del giorno? La notte si srotol e si distese davanti ai suoi occhi ciechi, come qualcosa che si poteva esplorare, che si
poteva abitare. Reggie bevve l'aria come fosse acqua nera e ci si
abitu, trov l'ossigeno, decise che gli piaceva, no, anzi, la adorava.
Si lev la luna e cal il coprifuoco. Al diavolo. Che venissero pure: ragazzi, adulti, assassini, poliziotti, a brandire torce e manganelli. Se fossero arrivati e l'avessero preso, sarebbe stato addirittura pi forte, perch a quel punto sarebbe stato uno di loro. Chiuse gli occhi, adesso ciechi per davvero, e sent le venature dalla palla premere sul suo palmo altrettanto coriaceo, la mazza pesante staccata dalla spalla anche pi pesante, e ci mise ancora pi foga. Batti, corri, batti, corri, batti, corri.
...
.
...
Misericordia, sollievo, silenzio, regnano fasulli.
...
.
...
Come fai a vedere tante cose? gli domanda la signorina Bosch dal suo letto.
Mel Herman si stringe nelle spalle. Tengo aperti 'sti cavolo di occhi.
Mel racconta alla signorina Bosch la violenza che vede e sente in citt. Lei risponde che  strano, che quell'estate si sia conclusa con tutto quel sangue.  la primavera la stagione della nascita, aggiunge, violenta per natura; l'autunno  la stagione delle stragi e della morte. Quest'anno no, ribatte Mel.
Ogni giorno cerca qualcosa da raccontarle, che l'abbia sentito da uno dei suoi occasionali datori di lavoro, o memorizzato dalle pagine di cronaca, ultimamente la sua parte preferita del giornale, che adesso anzich gettare legge. Mel Herman racconta queste cose alla signorina Bosch, perch gli piacciono i suoi perfidi sorrisi e le sue risate avide e malvagie.
Queste sono le cose che Mel Herman le racconta: alla fine di luglio, quattro ragazzini costruiscono una bomba nel prato dietro casa, la bomba esplode mentre uno di loro ce l'ha sulle ginocchia, e questo perde quattro dita e i capelli in cima alla testa. Settimane dopo l'episodio, i ragazzini ancora si meravigliano davanti alla macchia che  rimasta sul terreno, e si chiedono come mai nessuno si sia dato la pena di pulirla.
Un adulto si spara un colpo di fucile da caccia nella mano.
Un adolescente si aggancia il sopracciglio con un amo da pesca sul Grayson Lake. Una ragazzina curiosa infila la lingua nella lattina di una bibita, poi tocca ai dottori tagliarle via la lattina dalla faccia. Una donna cade in un cinema, e sul pavimento scuro e appiccicoso c' del sangue che non ci si spiega. Una ferita alla testa? Un taglio sul labbro? O forse  un problema interno? E anche gli incidenti minori sono peggio, quest'anno: Mel lo pu testimoniare.
Le ginocchia sbucciate sono ancora pi sbucciate, dai nasi escono fiotti di sangue pi abbondanti, le ferite sono pi profonde, le abrasioni pi gravi, i tagli cos profondi che ci vuole quasi un minuto prima che il sangue riesca a fuoriuscire.
Se non sanguini come si deve nessuno si fida, dice la signorina Bosch, la voce flebile tra lo sferragliare del vecchio ventilatore arrugginito. Mel pensa che stia parlando di s, del fatto che sta morendo lentamente, senza alcuna prova: niente ferite, niente sangue, niente tubicini di plastica nel naso, come suo padre. Ogni giorno che passa, Mel trascorre sempre pi tempo al capezzale della signorina Bosch, a controllare che il suo torace vada su e gi e a chiedersi se ogni respiro a cui assiste sar l'ultimo.
Fammi un disegno, gli dice lei un giorno.
Sa dei suoi dipinti. Mel non ricorda come, ma durante l'estate  riuscita a carpirgli l'informazione. Lui risponde di no. No, grazie. Ma quella richiesta gli fa divampare un incendio dentro. Nessuno gli ha pi chiesto niente del genere, da quando suo fratello l'aveva incaricato di disegnare tutte quelle copertine.
A ogni modo, Mel sa che la signorina Bosch non vuole veramente che lui dipinga qualcosa per lei, cerca solo di essere gentile. Mel  certo che dopo aver visto le sue opere
le ignorerebbe, proprio come suo fratello, o non capirebbe, come il professor Bud Camper. No, grazie, signorina.
Mel non sa che fare riguardo al professor Camper, che in un giorno d'afa, verso l'ora di pranzo, lo becca che si trascina lungo la strada. Il professore dice che da giorni gli telefona a casa ma nessuno risponde, e quando venerd ha preso la macchina per andarci di persona nessuno gli ha aperto la porta. Il professor Camper, sotto la barba incolta e i capelli lunghi e i vestiti sgualciti,  tutto eccitato. In citt c' un istituto d'arte, dice. E ti hanno concesso una borsa di studio, dice. Ha con s opuscoli e cerca di farglieli vedere, li, in mezzo alla strada. Il cuore di Mel batte cos forte che le vene della gola gli ostruiscono il passaggio dell'aria.
Afferra gli opuscoli senza guardarli e corre via, sentendo il sudore freddo che gli cola in mezzo alla schiena. Il professor Camper gli grida di chiamarlo, e presto, perch la scadenza per l'iscrizione all'istituto  tra dieci giorni non c' tempo! Mel biascica grazie professor Camper, e il professor Camper gli grida in risposta prego, Mel, dammi del tu.
Mel torna a casa e getta gli opuscoli nella pattumiera.
Pi tardi, quella stessa settimana, quando Mel torna a casa dopo i suoi giri quotidiani con una manciata di soldi ricevuti dalla signorina Bosch, dai signori Huron, dalla signorina Daisy, dal signor Coleman e diversi altri, suo padre lo sta aspettando nel soggiorno, con dei fogli stretti nella mano scheletrica. Mel rimane paralizzato. Il padre ha in mano gli opuscoli e i moduli d'iscrizione che gli ha dato il professor Camper, stropicciati e sporchi di sugo, fondi di caff e grasso di pancetta. Suo padre li agita, e alcuni volano a terra.  sconvolto. E sempre sconvolto, ma stavolta in maniera diversa. Si mette a urlare tanto che gli cola la saliva dal mento. Mel rimane impalato come un pugile che incassa colpi.
Suo padre urla per ore, e alla fine Mel non sa bene perch.
Non gli ha intimato di rimettere quei fogli nella pattumiera;
non gli ha neanche detto che deve andare a studiare in un certo istituto d'arte in citt. Si limita a sbatacchiare la bombola azzurra dell'ossigeno e a sbraitare perch verr lasciato solo a morire. Il padre di Mel scatarra e sputa e tossisce, con lacrime d'incredulit che gli sgorgano dagli occhi arrossati, poi chiede di fare il suo bagno. Mel scollega l'ossigeno e lo aiuta ad arrivare lentamente alla vasca, poi lo spoglia e lo immerge nell'acqua tiepida.
Il padre sembra pesare meno dell'arma che schiaccia il petto di Mel.
Con suo padre che sguazza al sicuro nella vasca, Mel va in camera sua e chiude la porta. Si sfila la lurida maglietta nera, poi, come tutte le sere, rimuove cautamente l'oggetto che per tutta l'estate ha portato sul cuore: il coltello di suo fratello, quello che i liceali chiamano serramanico; lo fa scattare e osserva il modo in cui la luce opaca che arriva dalla lampadina del soffitto si trasforma in bianchi
scintillii, rimbalzando sulla lama lucida e tagliente.
Quando suo padre lo chiama per uscire dalla vasca, Mel stringe la sua arma. Il coltello, Mel lo sa bene,  una via d'uscita di gran lunga migliore di qualsiasi inutile scuola d'arte, di qualsiasi insignificante borsa di studio.
Adesso il telefono squilla quasi tutte le sere. La prima volta Mel risponde, ma  il professor Camper, e riaggancia senza dire una parola.
Cosa vuoi fartene di una borsa di studio, dice la signorina Bosch quando lo viene a sapere. Non era nelle intenzioni di Mel informarla dell'offerta del professor Camper, ma gli  sfuggito. Dico bene? rincara lei. Mel fa spallucce. La signorina Bosch sembra pi magra e
debole che mai. Sta certamente morendo, cos come sta certamente
morendo suo padre, ma anzich sbracciarsi come un annegato, lei va gi dritta come un mattone.
La signorina Bosch ride, una risata stridula, crepitante.
Nessuna scuola d'arte accetterebbe uno come te, -
dice. Sbaglio?
Poi gli chiede ancora di dipingerle qualcosa, come fa ormai quotidianamente. Mel per ha preso una decisione: mai pi pittura, mai. Se la smette con quelle scemenze, proprio qui, proprio adesso, l'angoscia che scatenano in tutti suo padre, la signorina Bosch, il professor Camper, se stesso svanir.
Una sera, mentre prepara pane tostato e uova in camicia per suo padre, e dalle labbra del vecchio continuano a uscire confuse parolacce appena coniate come borsa di studio e istituto d'arte, Mel sente un rumore davanti alla porta di casa. Si allontana dai fornelli per dare una sbirciata da dietro le tende, con la paura che sia il professor Camper.
Invece vede un ragazzino della sua scuola che si chiama Reggie Fielder, e un mucchio di disegni schiacciati da un sasso pesante. Subito si ricorda di Reggie fermo davanti al suo garage un paio di settimane prima, con quel James Wahl e quell'altro con un braccio solo, Willie Van Allen, e del modo in cui Reggie teneva la mazza da baseball come se stesse per colpire. Mel neanche ci pensa: afferra il coltello del fratello, il cuore lascia il suo corpo, e lui  capace di tutto.  sulla porta, lo brandisce. Gli manca il respiro.
Ma il peso dell'arma lo costringe ad abbassare la mano.
Reggie Fielder se ne va. Pi tardi, quando Mel esce per ispezionare pi da vicino la consegna, il sasso pare una lapide.
Sotto la lapide, i suoi disegni sono morti.
In seguito, quella notte, una resurrezione: Mel Herman decide di eseguire un ultimo dipinto.
La casa di Reggie  addirittura pi piccola di quella di Mel. Il nuovo dipinto, il suo ultimo, Mel lo lascia sulla soglia di casa di Reggie, morto ammazzato sotto un altro sasso. Nemmeno lui sa con esattezza cosa dovrebbe rappresentare.
Potrebbe essere un avvertimento. Potrebbe anche essere un invito. Mel sente uno strano bisogno non di terrorizzare Reggie con il suo coltello, ma di mostrargli la lama, di fargli vedere come funziona lo scatto.
Fammi un disegno, gli chiede la signorina Bosch qualche ora dopo. La sua voce  un sottile foglio di carta, forse il modulo per iscriversi all'istituto d'arte, che vola via col vento.
Mel ricorda che la signorina Bosch si era lamentata perch nella cittadina se non sanguini come si deve nessuno si fida. Forse la signorina Bosch non si riferiva a se stessa.
Forse si riferiva a Greg Johnson o a Willie Van Allen.
Le scene del crimine senza tracce sono sospette dov' il sangue, a parte quello riprodotto nei dipinti di Mel? La morte, pensa Mel,  la cosa pi sospetta di tutte, perch una volta spariti i corpi, come si fa a essere certi che siano mai esistiti? Il fratello di Mel se n' andato, ma questo non significa necessariamente che sia morto; cos come la lapide di marmo che dice Gregory Johnson non dimostra in effetti un bel niente.
Mentre continua a svolgere i suoi lavoretti, Mel trova altre prove a sostegno: comincia a percepire un nuovo scetticismo in tutto quello che gli adulti dicono e fanno riguardo al pirata della strada. Sono circondati dal sangue, questo si lo vedono tutti molto bene. Ma un
omicidio? Quando? Chi lo dice? Un omicidio senza vittima o aggressore non  un omicidio,  la vita di tutti i giorni.
Masticate bene, i signori Huron minacciano i loro figli.
Mel stende il linoleum nuovo in sala da pranzo e osserva
la noiosa ed eccessivamente calma prole degli Huron darsi da fare con le mascelle, fino a ridurre il cibo a un'insipida poltiglia con la quale  impossibile strozzarsi. Mel ha visto quei bambini cos annoiati, la sera, da mettersi a toccare i fornelli e a giocare con i vetri rotti: insomma, bramano il pericolo. Mel guarda i ragazzini che si trascinano in casa alle otto e litigano per decidere cosa guardare in televisione.
Vengono rispolverati i giochi di societ: si perdono i segnalini di plastica e vengono distribuiti soldi finti. Viene eletto un banchiere. Si discute violentemente delle regole del Posteggio gratuito. Nessuno degli Huron  felice.
Questo coprifuoco, sospira la signorina Daisy al telefono mentre Mel asciuga l'ennesima alluvione nella sua cucina. Lei sorseggia il suo t, e con chi sta all'altro capo del filo chiacchiera dei Van Allen, che continuano a passarsela male, almeno queste sono le voci che girano. Lui ormai  disoccupato da un'eternit; lei l'hanno vista ridere come una matta al supermercato davanti allo scaffale dei cereali, e coprirsi gli occhi mentre piangeva ai giardinetti.
Ci siamo scavati la fossa da soli, sussurra la signorina Daisy nella cornetta, mentre Mel esce sul retro per buttare via l'acqua sporca.
Dormite bene, dice il signor Coleman ai figli che sono gi sotto le coperte. Mel se ne sta l tranquillo, ad aspettare di essere pagato e ad ascoltare il signor Coleman che sgranocchia il ghiaccio del suo secondo o terzo drink.
Il signor Coleman si schiarisce la gola e parla di quando era bambino lui, delle sue ferite e dei suoi piccoli incidenti, e di altre cose che non erano affatto incidenti. Essere bambini non  mai stata una cosa sicura, dice il signor Coleman a Mel con un'alzata di spalle.
Ora che ha smesso di dipingere, per lui tutto questo significa ben poco. Continua ad ascoltare, ma non ha pi
motivi per trattenerlo nella mente. Non fare niente equivale a morire, sbotta la signorina Bosch, strabuzzando gli occhi asciutti nella corrente arida generata dal ventilatore.
Mel sente il peso del suo coltello e si domanda se usarlo sulla signorina Bosch sarebbe un atto di piet o di crudelt. Non fare niente, Mel Herman, ti fa morire pi lentamente che non sotto un furgone, continua la signorina Bosch dal letto in cui sprofonda. Tutti i genitori dicono ai figli di non stare fermi in mezzo alla strada.
Lo sai perch?
La signorina Bosch sfodera quel suo perfido sorriso.
Se vuoi sopravvivere, devi muoverti.
...
.
...
Falsa, lacerata, dolente miseria.
...
.
...
Il coprifuoco: abolito!
A divulgare la notizia, appresa sfogliando distrattamente il giornale, furono i genitori. Alcuni la riportarono con scetticismo; erano quelli convinti che i ragazzini non dovessero stare in giro dopo il tramonto. Altri con un sorriso sghembo dietro le pagine sportive, ed erano quelli che ancora ricordavano l'emozione di lanciarsi a capofitto in un campo colorato di viola dalla notte. Altri ancora reagirono in modo imprevedibile, come la signora Van Allen, che si produsse in un vigoroso battimani, come se quel gesto segnasse l'inizio di una fase nuova e migliore; il signor Van Allen, invece, prese a tremare seduto al tavolo della cucina, con i pugni serrati, forse maledicendo l'assassino, il figlio di puttana che alla fine l'avrebbe fatta franca. Ma a certi altri, come la madre di Reggie, la notizia non giunse neanche; si alz tardi come al solito, e uscendo di casa arruff i capelli a suo figlio. Lui torn a lisciarseli senza pensarci il coprifuoco era stato abolito!
I ragazzini i conti li sapevano fare. Erano passati circa tre mesi da quando il pirata della strada aveva ucciso Greg Johnson. Ed era passato ancora pi tempo da quando Willie Van Allen aveva perso il braccio. A quanto pareva gli adulti avevano concluso che i due incidenti non erano collegati
un semplice colpo di sfortuna e che, se davvero c'era un assassino, doveva aver gi lasciato la cittadina.
Cos, all'ultimo momento, a una sola settimana dall'inizio della scuola, l'estate era tornata, meno pericolosa di prima e perci meno appetibile. Alcuni ragazzini se ne stavano in cerchio a scalciare la terra, mentre altri si domandavano perch fossero diventati fratelli di sangue, se non per sfidare il coprifuoco. Quando la notte del venerd scolor nel mattino del sabato, aprirono gli occhi su un mondo senza pericoli, che a loro parve un corpo dissanguato.
Si sentivano al sicuro.
Lunghi artigli di vampiri gli sferzavano le guance. No, erano rami che cercavano di impedire loro il passaggio. Ma non potevano fermarsi, non volevano fermarsi ancora una volta, stavano correndo troppo veloci.
Quella sera Reggie correva davanti a tutti, ma solo perch non c'era tempo per perdersi. Si faceva strada in mezzo ai rovi, saltava sugli aceri abbattuti, attraversava a rotta di collo reticoli di sottobosco. Subito dietro di lui c'era Willie, con gli occhi puntati sul bagliore lunare della maglietta bianca di Reggie, inseguito da visioni di uova spaccate e latte versato, ma deciso a non rimanere indietro mai pi. Parecchi metri dopo c'era James, che a quanto pareva con gli alberi e le erbacce e i ramoscelli e i sassi se la cavava peggio di tutti. In parte, per, era colpa di Willie, che continuava a lasciare che i rami gli sbattessero dritti in faccia.
Una donna urlava. No, era il vento.
Quello che avevano sentito dire era spaventoso solo un giorno dopo la fine del coprifuoco? Troppo per essere una coincidenza. James era stato il primo a saperlo, origliando al pavimento della sua stanza, mentre la madre ansimava nella cornetta del telefono. Suo padre non c'era, aveva ripreso a fare tardi al lavoro, ma sua madre gli aveva
fornito un bel po' di materiale su cui riflettere. Dopo avere riagganciato, aveva detto tutto a Louise, poi aveva chiamato un'amica, poi un'altra, e in questo modo la notizia, insieme alle ipotesi su chi potesse aver mai fatto una cosa tanto atroce, era serpeggiata lungo i cavi telefonici fino a raggiungere tutti gli adulti, e i loro figli con le orecchie tese. James era rimasto accucciato sul pavimento, trattenendo il respiro. Sapeva che Reggie e Willie avrebbero voluto sapere dovevano sapere ma temeva di dar loro la notizia. Perch, se glielo avesse detto, Reggie avrebbe voluto andare a vedere.
Ci furono dei passi sul tetto ed ecco li Reggie, con il suo viso spettrale dietro al vetro della finestra, proprio come ai vecchi tempi. Per abitudine, James lo fece entrare: l'espressione di Reggie diceva chiaramente che aveva gi saputo. Ci fu un istante in cui uno dei due avrebbe potuto ridere, sorridere, fare qualcosa per allontanare la paura; ma quell'istante pass, e i loro volti muti peggiorarono l'atmosfera.
Reggie Fielder e James Wahl un tempo amici per la pelle adesso non riuscivano pi a dirsi una parola.
Uscirono dalla finestra, scesero di lato alla casa e via.
Tirarono dei sassi sui vetri di Willie e si nascosero, fianco a fianco, sotto la casetta sull'albero. E aspettarono. Cinque minuti, dieci minuti. La notte s'infitt. Il vento caldo li spettinava tiepidamente, come davanti a un fal.
Mentre aspettavano, James lanciava sguardi furtivi a Reggie. Per lui la scazzottata sul campo di palla bastarda non era finita: non riusciva a perdonarsi il fatto di non essere andato prima in soccorso di Willie, di aver avuto paura, ma si sarebbe rifatto. Tuttavia persino questo, James lo sapeva, quella sera sarebbe passato in secondo piano.
Poi Willie corse fuori della porta corse! e fu subito chiaro che anche i Van Allen avevano saputo, perch da
casa si udivano manifestazioni di rabbia e perplessit: ...
non avrebbero mai dovuto abolire il coprifuoco, gliel'avevo detto. Barry, perch fanno questo proprio a noi? L'apparecchio scintillava nella bocca aperta di Willie, e gli occhi brillavano. I ragazzi si guardarono per qualche secondo di nuovo, se qualcuno avesse proferito parola l'incantesimo si sarebbe rotto, e forse uno di loro avrebbe trovato il coraggio di dire No,  una follia, non c' bisogno di andare a vedere, e gli altri due sarebbero stati d'accordo ma poi da casa erano venute altre urla e un tintinnio di chiavi di macchina, e tanto era bastato. Erano di nuovo in corsa, con la pelle d'oca malgrado la serata appiccicosa.
Non c'era ragazzo nella cittadina che non sarebbe voluto andare a vedere, ma solo Reggie affermava di conoscere una scorciatoia al di fuori delle strade illuminate. Perci si erano tuffati nel bosco. E adesso sfrecciavano in mezzo agli alberi, e il momento dei dubbi era passato. Presto sarebbero arrivati, e a quel punto la verit avrebbe vanificato le dicerie.
James continuava a muovere le gambe, senza capacitarsi di come potesse far presa su quel terreno scuro e accidentato.
Era come se stesse fuggendo da qualcosa di spaventoso che si avvicinava forse un furgone color argento, forse i genitori di Willie, o forse stava solo cercando di vincere la corsa contro l'estate che era finalmente tornata, grassa e vendicativa. La scuola sarebbe cominciata presto, lo sapeva, e ogni cosa, persino le estati, alla fine moriva. Magari, per, correndo veloci si poteva evitare di assistere al momento del trapasso.
I ragazzi vennero colti dal medesimo pensiero, la terribile eventualit di essersi persi. A giocare in quel bosco non c'erano mai andati, e ora non si aspettavano di dover attraversare quel ruscello. Erano parecchio fuori strada,
ormai diretti nelle fauci nere e profonde di qualcosa che aspettava solo di inghiottirli? Non c'era modo di capire quali creature si aggirassero in quei boschi: linci, orsi, lupi, ragni, serpenti, forse addirittura altri ragazzi che si erano persi in quella foresta anni addietro.
James sapeva che non c'era speranza sarebbero dovuti sbucare al di l di quegli alberi gi da diverso tempo.
Willie si volt a guardarlo e James riconobbe in lui la sua paura, ma gli occhi di Willie lo pregavano di tacere. James riflett un istante: se avesse dato voce al proprio dissenso, quella voce sarebbe stata il suo braccio mancante.
Poi Reggie rallent, e gli altri gli andarono addosso. L, davanti a loro, c'era una cancellata. Alta, di ferro battuto.
Erano arrivati. Gettarono lo sguardo oltre la recinzione;
le loro spalle tremarono, le viscere si contrassero.
Le lapidi coprivano il cimitero a intervalli regolari, come le vertebre sporgenti di un mostro sepolto, mille volte pi grande di quello di Tom. Era un rischio calcolato: se avessero osato valicare i cancelli, il mostro magari si sarebbe levato a esibire il resto del suo abominevole scheletro...
Ma loro tre avevano superato recinzioni peggiori.
Aiutarono Willie a scavalcare la cancellata con la stessa manovra usata per issarlo davanti al garage di Mel Herman.
Una volta solo dall'altra parte, Willie si volt verso le sbarre. James rabbrivid: era come vederlo dietro la porta a zanzariera dei Van Allen, solo che stavolta la sua casa era un cimitero lu abitava l. Forse sarebbe dovuto morire quando il furgone l'aveva investito, e il cimitero lo stava semplicemente reclamando.
Qualche secondo dopo anche Reggie era al di l della recinzione. Soffocando la paura, James lo segu e insieme si ritrovarono lungo il bordo esterno del cimitero; tre ragazzini contro una legione di morti.
Avanzarono disarmati, spinti dall'unico desiderio che vince sul
terrore: il desiderio di vedere.
Si mossero muti tra le lapidi. Si aspettavano di vedere, di vedere qualcosa un gruppo di adulti, altri ragazzini curiosi, magari giornalisti. E quando finalmente videro qualcosa in lontananza, si resero conto che era sotto i loro occhi gi da un po'. Non c'erano folle. Non c'erano luci. Solo il barbaglio del nastro segnaletico che la polizia aveva teso tra un albero e l'altro.
Rallentarono senza fermarsi. Poco dopo furono in grado di vedere il nastro giallo: polizia non oltrepassare.
Gli furono davanti, ci passarono sotto, e guardando trattennero il fiato. Le voci erano vere.
La tomba di Greg Johnson era una poltiglia di erba e terra dissodata. La lapide era stata divelta e adesso pendeva tutta da una parte. Si leggevano ancora le scritte gregory joh, ma un grosso pezzo di pietra era sparito portandosi appresso il resto del nome. Si avvicinarono e lasciarono che i loro piedi, attraverso la sottile suola delle scarpe da ginnastica, sentissero i morbidi cumuli di terra vomitata dalla tomba di Greg.
Era stato un furgone. Qualcuno era passato con un furgone per tutto il cimitero, esattamente per affondare le ruote nella tomba di Greg: era andato avanti e indietro con ferocia, spezzando la lapide e accelerando, di modo che le ruote slittassero e scavassero solchi profondi nel terreno.
Bench senza sangue, ai ragazzi sembr la scena di una carneficina. Reggie e James si ricordavano com'era il giorno del funerale di Greg: i confini del lotto nettamente tracciati all'interno della griglia geometrica del cimitero.
Il colpevole era forse un liceale, un teppista deviato, che voleva farsi due risate? Oppure era opera di un adulto incazzoso che sperava
nel ripristino del coprifuoco? O invece, come si era bisbigliato per
tutta la sera, si trattava della beffarda dimostrazione che il pirata della strada era ancora in mezzo a loro?
Willie si avventur pi vicino, montando in cima a un soffice cumulo di terra. S'inginocchi, sporcandosi, e ne prese una manciata. D'un tratto, tutte le cose che avevano fatto quell'estate le cose belle, le cose brutte, le cose terribili scivolarono via dalla loro mente come terra da piccole dita.
Uno stridore. Un sommesso brontolio.
Ruote.
Motore.
Un furgone.
Lo sentirono tutti e tre insieme e tutti e tre insieme schizzarono via, ciascuno in una direzione diversa, e corsero per alcuni metri prima di accorgersi di essere soli: allora ricominciarono a correre e a scontrarsi con forza, in un intreccio di gambe e dita negli occhi. Reggie fin per terra;
James si port una mano sulla guancia graffiata; Willie era a diversi metri di distanza, a sbattere le palpebre, accecato.
Silenzio. Nulla. Stavano bene. Era tutto a posto...
Poi: Biiip-boop! Un clacson e il gorgoglio di un motore.
Di colpo riattaccarono a correre, lanciandosi tra le braccia delle ombre, zigzagando fra le lapidi. Ma non corsero pi in direzione della cancellata e del bosco, no, questa volta sfrecciarono verso il cancello principale, la via di uscita.
Da qualche parte, da ogni parte, il furgone, sempre pi assordante.
Non riuscivano a localizzarlo. Proveniva dalla strada?
Da una zona interna al cimitero, dove il conducente si era fermato nel buio, in attesa di colpire? Continuarono a correre.
Ecco il cancello! Naturalmente gli adulti l'avevano chiuso con una
doppia catena, ma loro non se ne preoccuparono.
Corsero ancora pi veloci, il rombo del motore adesso riempiva loro la testa e le narici, fino a dare l'impressione che gli fosse addosso, e che da un momento all'altro avrebbero sentito lo schianto del paraurti proprio in mezzo alla schiena.
Il cancello: attuarono uno schema, piedi nei palmi delle mani, mani che afferravano polsi, gambe in aria e furono dall'altra parte. Tre paia di piedi produssero un tonfo e ripresero a correre, sul vialetto che dava sulla strada e poi in mezzo alla strada, verso casa.
Era una cittadina fantasma o forse i ragazzi correvano troppo veloci per accorgersi della presenza di qualcuno.
Sentivano solo l'asfalto sotto i piedi, che tremava e vibrava ogni volta che le scarpe atterravano brutali.
Lass, chiss dove, un cielo e una luna. E da qualche parte alle loro spalle...
Il furgone?
Un attimo di esitazione forse era solo un tuono estivo, non un motore, e forse quei fari oscillanti dietro di loro erano lanterne di un portico che tremolavano per via delle farfalle notturne. No, doveva essere il furgone, fuggito in qualche modo dai confini del cimitero, e che ora sfrecciava nell'ennesimo folle tentativo di beccarli.
Presi dal panico, pronunciavano parole isolate e senza senso tra getti d'aria convulsa.
... casa di Willie...
... andiamo da Willie...
Quella di Willie era la casa pi vicina, l'unico possibile rifugio. Sapevano che gli adulti non li avrebbero n aiutati n ascoltati: chiunque avrebbe detto che non c'era alcun furgone, e forse non avrebbe avuto torto. Ma era proprio l'eventualit peggiore: gli adulti
avevano ragione, avevano sempre avuto ragione, e dietro di loro non
c'era nulla, nulla di cui aver paura, e nessun motivo per darsela a gambe.
Quindi continuarono a darsela a gambe.
E l, proprio in fondo alla strada, ecco la casa dei Van Allen. Sentirono i lineamenti distendersi sotto un sorriso, e rallentarono. Ma di nuovo, dietro la curva, ecco lo stridore metallico di un furgone un altro, o lo stesso? Chi lo sapeva, e chi aveva il tempo di scoprirlo? I ragazzi serrarono i pugni, contrassero i volti, si lanciarono di petto nel vento e si misero a correre. Anche Willie riusc, chiss come, a tenere il ritmo senza cadere.
Abbandonarono la strada e tagliarono attraverso il prato dei Van Allen, passando davanti alla porta di casa. Sapevano dov'erano diretti, senza dirselo. Finirono con la faccia contro l'albero, sbucciandosi fronte, mento e polpastrelli, con in bocca il sapore di sangue e corteccia.
Per un istante si scontrarono come topi, e da qualche parte nel trambusto emersero gli occhi di Willie, sbalorditi, pieni della consapevolezza che non li avrebbe potuti raggiungere per via del braccio che non c'era pi, del fallimento con la carrucola, e forse anche per altre ragioni.
Sarebbe rimasto indietro e sarebbe stato divorato dal furgone, o dall'uomo che lo guidava, o dai genitori, o dalle persone che, nel mondo, presto o tardi finivano per divorare i ragazzi come lui. Non poteva ribellarsi.
Reggie e James salirono veloci, e in qualche incredibile modo Willie si ritrov anche lui a salire. Sentiva i piedi ritrovare i quasi dimenticati appigli su quei pioli di legno, sentiva l'unica mano fare presa e contribuire al sollevamento del corpo verso l'alto. I suoi amici gli stavano intorno, in un vortice, spingendo con braccia e gambe e spalle e ginocchia, creando improbabili catapulte, fantastici ponti di pietra, miracolosi tiranti, e chiss come Willie continuava
a salire su, su, sempre pi in alto e pi in alto ancora. Una cosa assurda, quasi impossibile. Reggie e James si arrampicavano sull'albero con la flessione di un solo muscolo complesso, che per una strana magia trascinava anche Willie.
Si accasciarono sul pavimento della casetta. Con smorfie e grugniti, spinsero Willie all'interno. Willie rotol su se stesso e si ferm mettendosi seduto, con gli occhi spiritati, il volto in fiamme, euforico e confuso per quell'improvvisa e inaspettata ascesa. Sorrideva e aveva le lacrime agli occhi.
Si abbracciarono. Per la prima volta dopo tutte quelle ore riuscivano a vedersi chiaramente, e grazie a questo, malgrado il buio, erano pieni di energia nuova. Gli occhi brillavano. I petti andavano su e gi. Le facce e i colli erano lucidi di sudore. Erano terrorizzati ma vivi.
Il respiro rallent. Si ricordarono di sbattere le palpebre.
La realt cominci a filtrare di nuovo nelle loro menti.
Non c'era alcun furgone. Non c'era mai stato. Era stato uno scherzo della loro fantasia. Uno scherzo. La parola suonava come un insulto. Smisero di guardarsi, improvvisamente a disagio.
E poi, con uno strido, qualcosa and a schiantarsi contro l'albero.
I ragazzi urlarono e allungarono le mani in cerca di un appiglio. Schegge di legno s'infilarono nei loro palmi. Le spalle s'incastrarono negli angoli. Cosa stava succedendo?
Cos'era? Non avevano sentito motori in arrivo.
Eppure adesso, proprio da li sotto, proveniva il rumore acuto di qualcosa che intaccava la base dell'albero. Ogni asse della casetta vibrava e gemeva; i chiodi conficcati intonavano canti di protesta. Un odore di fumo e gomma satur l'atmosfera. Il grande disegno di Mel
Herman ancora attaccato alla parete prova dimenticata degli incontri
privati tra Reggie e James si arricci e quasi si accartocci prima di tendersi un'altra volta. Willie cominci a biascicare sotto il gemito gutturale del motore; frasi strane e complicate fatte di parole improbabili: manzo, babau,
accumulo, quasi.
Reggie si distese a pancia in gi. Doveva vedere cosa stava succedendo, doveva saperlo. Willie e James si tennero forte ai due angoli opposti, contemplando increduli Reggie che contorcendosi avanzava a poco a poco, finendo col fare capolino dal bordo della casetta.
Allora? domand James.
Furgone, rispose Reggie, quasi fosse solo lievemente sorpreso.
Sotto, ammantato dal fumo che fuoriusciva dal cofano, c'era un furgone, con il muso contro la base dell'albero.
Le ruote giravano. Si era arenato. Poi, improvvisamente, con un balzo di alcuni metri indietro, si liber. Il motore scoppiett violentemente, il furgone romb e spicc un altro balzo.
Il mondo trem. Reggie lanci un urlo e si ritrasse all'interno, coprendosi il volto con le mani. Willie e James gridarono, mentre i rami traballavano e la casetta cominciava a vorticare come se si stesse svitando dall'albero. Si ud un colpo secco, una frattura, e i ragazzi guardarono inorriditi tre assi del pavimento che deformandosi andavano in pezzi.
Willie continu a bofonchiare, con le labbra che si muovevano sempre pi veloci, le frasi che si rivoltavano fino a non possedere pi alcun senso, nemmeno per lui. James ebbe l'impressione di aver riconosciuto la parola libero, ripetutamente, con le pugnalate laceranti della lettera L
che squarciavano l'oceanico vibrare del furgone, ma James non sapeva se Willie stesse parlando del vecchio motel, della casetta sull'albero, di se stesso.
Fuori, gli strilli di un maiale sgozzato il furgone poi un rumore di mille lampadine schiacciate sotto altrettanti scarponi. Gli arti dell'albero si agitarono e la casetta si contorse. Met di una parete precipit e i ragazzi la sentirono schiantarsi a terra parecchi secondi dopo. Non esisteva pi una casetta sull'albero, dritta come una tomba inviolata; ora era deturpata come il luogo in cui riposava Greg Johnson il tetto, il pavimento, le pareti, tutto cedeva trasformandosi in una pioggia di trucioli. Il disegno stracciato e svolazzante di Mel Herman riluceva in tutto quel caos, quelle crude pennellate di colore finalmente arrivate al mondo reale: eccola, la violenza che il dipinto prediceva, eccola l, adesso. Ci fu un boato assordante, quando l'ormai dimenticata carrucola sfond il tetto sconnesso e il fragile pavimento per poi svanire.
In quel buio rumoroso, Reggie e James scorsero il lampo bianco dei loro occhi. Erano entrambi distesi sul pavimento che si disintegrava, le bocche spalancate. Forse avevano urlato, tutti e due, ma era impossibile stabilirlo. Eppure si erano resi conto della stessa cosa nello stesso momento.
Willie aveva smesso di parlare.
Reggie e James girarono la testa verso l'angolo in cui avrebbe dovuto essere l'amico, con la testa fra le ginocchia, l'unico braccio piegato sopra la testa. Ma Willie non c'era, e quell'angolo della casetta era sparito.
Un altro lacerante sgretolio metallico riemp le loro orecchie, e l'albero gemette miseramente. La casetta spicc il volo, quasi avesse deciso di lanciarsi come una palla da baseball. Ma all'ultimo secondo l'albero se la riprese, e fu allora che il tetto esplose in una pioggia di legni acuminati che si rivers sui ragazzi, sfregiando gambe, conficcandosi nelle nuche. Chiodi arrugginiti atterrarono fra i capelli;
altri chiodi, freddi e gonfi di tetano, finirono nei palmi
delle mani isteriche. Prima di chiudere gli occhi, videro il cielo notturno sopra di loro.
Un attimo ecco Willie! Era fuggito dall'angolo crollato della casa e adesso zoppicava come un cane a tre zampe sotto quella grandinata di legno. Reggie e James erano impietriti
senza rendersene conto, avevano accettato il loro destino ma Willie si stava muovendo. Le sue ginocchia scavavano come pale fra i centimetri di bianco legno sgretolato e i coriandoli colorati del disegno di Mel Herman, mentre il pavimento si torceva e contorceva sotto di lui come il dorso di una bestia gigantesca: ma lui restava concentrato, mentre si dirigeva verso la bocca spalancata della casetta.
Da soli, n Reggie n James avevano avuto il coraggio di muoversi. Erano troppo spaventati, troppo sconvolti, troppo piccoli, troppo indifesi. Ma quando guardarono Willie, e poi si guardarono, scoprirono qualcosa di straordinario.
James si pieg sulle ginocchia e fece un balzo avanti.
Reggie si rotol sulle schegge di legno aguzze. Erano pi veloci di Willie, e in un lampo attraversarono il pavimento che ondeggiava. Affondarono i pugni pesanti negli abiti di Willie e lui cacci un urlo alto, furioso e si inerpic verso la porta con una sicurezza che nessuno degli altri due si sarebbe aspettato. Reggie e James gridavano e sferravano colpi. James cerc di colpire il braccio sinistro di Willie, quello che non c'era, e fu certo che per il resto della vita avrebbe sentito il solletico di quel braccio fantasma che si muoveva tra le sue dita vuote. Willie ruzzol per met fuori dalla porta e scivol verso il furgone. Ma Reggie aveva trovato un appiglio, e adesso anche James: a quel punto, per, sentirono la camicia di Willie che si strappava, spalancandosi in uno sbadiglio. Cos ripiegarono sulle gambe, che strinsero tra le braccia, mentre Willie penzolava sospeso sopra il furgone.
Grid qualcosa che suonava come Lui vuole solo me!, e persino nella furia di quel momento c'era qualcosa nella sua voce che lasci di stucco gli altri due. Non sembrava spaventato: sembrava arrabbiato, arrabbiato con loro. Willie scalciava contro di loro, contro Reggie e James, forse voleva che lo lasciassero andare, che lo lasciassero cadere, cos da poter dimostrare quanto valeva.
La casetta sull'albero sub uno scossone. Un buco enorme inghiott la parte centrale del pavimento, e Reggie ci fin dentro con una gamba. Allent la presa sui calzoni di Willie e immediatamente si ritrov davanti agli occhi la sua scarpa. Allora rotol via e lasci Willie per salvare se stesso. Il corpo di Willie scivol fuori dalla porta; James lo strinse alla coscia, poi al polpaccio, poi al piede, cercando disperatamente di trattenerlo, di tirarlo su, forse gridando:
Non te ne andare, ti prego, Willie, non te ne andare!
Per un istante il mondo si ridusse: spariti la casetta, l'albero, il furgone, il rumore, la notte. Rimasero due cose: le mani di James e il piede sinistro di Willie.
Poi l'albero trem e il furgone arretr e Willie si dimen e il furgone fece girare le ruote e James url e il furgone scatt in avanti e poi Willie cadde come un sasso, pesante e silenzioso, e James si trov in mano una sola, piccola scarpa da ginnastica che un tempo era stata al piede di un ragazzino di nome Willie Van Allen.
...
.
...
Giorni estivi luminosi, non definiti.
...
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...
La gente dimentica. Persino gli adulti, che insistono nell'avere ragione con tutta quell'energia, che dicono di conoscere la giusta via, persino loro alla fine dimenticano perch hanno insistito tanto. Vengono distratti dal lavoro, dalle bollette da pagare, dalla stramaledetta macchina che continua a rompersi, da quel temporale, da quella nevicata, da quella visita della nonna, dalla rapidit con cui crescono i figli, come l'erbaccia, pi alta ogni giorno che passa. Sotto la luce debole di questi eventi, persino il pirata della strada svan nell'ombra.
Fu una tragedia, non c' dubbio. Fin sulla prima pagina di tutti i giornali per intere settimane. Il signor Van Allen, zuppo d'alcol e consumato dal dolore e dalla rabbia per l'abolizione del coprifuoco, aveva finalmente deciso di smontare la casetta sull'albero che lui stesso aveva costruito, anche se questo significava ridurla in pezzi con il suo furgone. Con il rombo del motore non aveva sentito le grida dei ragazzini, n aveva visto suo figlio quando era caduto davanti al veicolo.
Nessuno aveva mai notato che sotto la luna il suo furgone azzurro sembrava argenteo. Per tutta l'estate il signor Van Allen aveva cercato di sotterrare un incubo: aveva sognato che un giorno, all'inizio di aprile, si era scordato di passare da quello stupido sfasciacarrozze a prendere suo figlio, cos era corso a prendere il furgone e per recuperare
il ritardo aveva spinto l'acceleratore, ma i fumi dell'alcol che gli uscivano dalla bocca lo avevano accecato e gli avevano annebbiato gli altri sensi, e neanche si era accorto di avere urtato qualcosa di piccolo e quasi senza peso sul ciglio della strada, perci aveva tirato dritto.
Tornato sobrio, con una moglie sconvolta e un figlio con un braccio in meno, aveva capito che qualsiasi scusa sarebbe apparsa inadeguata. La verit, infatti, li avrebbe distrutti tutti e tre. Quindi aveva deciso di mantenere il segreto, nella speranza che avrebbe divorato soltanto lui.
Ma la sua autodistruzione si era rivelata peggio del previsto, pi lunga e dolorosa, e ogni giorno il signor Van Allen si augurava che qualcuno scoprisse ci che aveva fatto mettendo fine al suo tormento. Quando aveva letto dell'abolizione del coprifuoco, aveva capito che la sua sofferenza sarebbe durata in eterno; poi aveva saputo di quel che era stato fatto alla tomba di Greg Johnson, l'ultimo dono toccato in sorte a quel povero ragazzino. Non poteva aspettare oltre, la casetta sull'albero doveva essere abbattuta; era un affronto ai Johnson, a chiunque si trovasse a guardare cose appartenute a ragazzini che avevano smesso di esistere.
Nei mesi che seguirono, quando gli adulti della cittadina videro il signor Van Allen quando fu fatto salire sull'auto della polizia, condotto in tribunale e trasferito nella prigione della contea provarono a raccontarsi quel sorriso timido, esausto, pentito che si era sciolto sul suo volto teso.
Provarono a dirselo, ma non ci riuscirono per la paura.
L'assassino di Greg Johnson non fu mai identificato, n il folle che aveva violato la sua tomba. Circolarono voci, inaffidabili avvistamenti, presunte cronache giornalistiche di omicidi simili. Mentre i mesi diventavano anni, cambiavano anche i luoghi ipotizzati e
le dinamiche del delitto. Ma l'assassino era sempre lo stesso, doveva essere cos per forza, perch per gli adulti si trattava della stessa minaccia, mentre con il dito mescolavano i loro cocktail e alzavano il volume della televisione per distrarre l'incertezza.
Ogni tanto girava persino voce di una giustizia rapida e sanguinaria, di gruppi di genitori sguinzagliati sulle tracce dell'assassino per arrivare alla resa dei conti. Gli adulti sapevano che era solo un pio desiderio, ma c'era anche dell'altro in quelle voci c'era qualcosa che li faceva stare peggio.
Quell'assassino sarebbe vissuto in eterno. Anzi, era gi vissuto altrettanto a lungo.
Prima che la polizia arrivasse sulla scena dell'incidente, James scapp a casa e si ritrov in un soggiorno inondato di luce. Suo padre non c'era di nuovo, non c'era mai e sua madre era circondata da batuffoli di cotone rosa, gonfi come i suoi occhi. Si era struccata quasi completamente, e la cicatrice luccicava come un osso. James si chiese come avesse fatto a sapere cos presto della casetta sull'albero.
Poi si rese conto che sua madre aveva gi il suo strazio: l'assenza del marito. James rimase ad ansimare in un angolo, non visto, coperto di graffi come geroglifici, e in quel lungo momento giur di rimettere in sesto la famiglia che vedeva andare a rotoli sotto i propri occhi. Se suo padre e sua madre erano davvero cos malconci da potersi soltanto ferire a vicenda, allora lui sarebbe diventato il loro emissario, per condurli con fierezza dove volevano andare: liceo, universit e oltre. Sarebbe stato tutto loro, a partire da quell'istante.
Reggie fu accompagnato a casa da un poliziotto. Anche la signora Fielder, come il signor Wahl, non c'era. Reggie rimase ad aspettare in soggiorno. Accese lo stereo e il televisore, poi alz il volume di entrambi fino a ferirsi le orecchie
e a farsi vibrare le otturazioni dei molari. Prese una vaschetta di gelato e cominci a mangiare a pi non posso, finch il gelato non cominci a colargli sul mento e sul collo, e la faccia gli divenne cos fredda che non avrebbe pi potuto piangere nemmeno se avesse voluto. Pi tardi sua madre entr di corsa, con la coda di cavallo bionda che sbatteva sulle spalle, e quando lo vide si ferm di botto e il viso le trem come se avesse preso uno spavento. Apr le braccia. Io non ti abbraccio, pens Reggie dentro di s, con il cucchiaio del gelato ficcato in bocca. Ma qualche secondo dopo eccolo l, con il viso gelido affondato tra le pieghe calde e rigide della divisa della madre. Lei gli accarezz la testa e quelle mani furono per lui le mani della mamma, non quelle di Kay
continuando a ripetergli: Sssttt, sssttt, sssttt, anche se lui non emetteva alcun suono. Reggie la abbracci intorno ai fianchi magri, dicendosi che presto avrebbe mollato la presa.
Ma non lo fece.
L'estate fin.
Qualche mese prima i ragazzi non ci avrebbero scommesso un soldo. Invece successe fin con la stessa velocit con cui era arrivata. Era autunno, e l'aria nuova e fredda penetrava nelle giacche troppo leggere congelando le loro spalle, un po' pi larghe e forti di prima. James e Reggie indossarono scarpe da ginnastica, berretti e cappotti nuovi: ed era strana la frequenza con cui si dimenticavano di Willie, ma le parole di Reggie si erano infine dimostrate vere. C'erano posti in cui Willie non poteva seguirli. Dopo un altro po' di tempo, pensavano a Willie solo quando vedevano un branco di cani randagi vagare nel bosco vicino alla casa dei Van Allen, e rovesciare i bidoni della spazzatura alla ricerca di cibo.
Quel giorno di fine autunno in cui suo padre impacchett i propri vestiti e se ne and, James si ritrov al campo di palla bastarda, deserto. Non era un divorzio, non ancora, ma i genitori non potevano pi vivere insieme, anche se la relazione tra il signor Wahl e la signora Fielder era finita. Ripensando a quella giornata afosa in cui i tre amici avevano seguito Mel Herman fino a casa, era curioso come lo squallido motel apparisse sempre pi grande nella memoria di James, mentre Mel diventava sempre pi piccolo. James prese a calci il suolo umido e sent il sapore della terra in fondo alla gola, soltanto un
po'. Non sapeva perch, ma riguardo alla separazione dei suoi non provava nulla; aveva la sensazione che gli fossero state recise le terminazioni nervose appena sotto la pelle. Tornando a casa dal campo sogn la prossima neve, non i genitori, e aveva gi infilato la testa nel frigorifero quando se ne rese conto. Suo padre se n'era andato. James rimase a lungo chino su formaggi, affettati e bottiglie di latte, mentre la corrente di aria gelida gli sbiancava e raffreddava la faccia.
Quasi a voler riempire quella casa diventata improvvisamente troppo grande, sua madre cominci ad amare il figlio pi di prima. Per lui c'era sempre, puntuale, anzi in anticipo. Se un pensiero cattivo le sfiorava la mente, non arrivava comunque alle labbra, n le alterava i tratti del volto. James avrebbe dovuto esserne contento; invece, inaspettatamente, la cosa gli dava sui nervi. Non capiva se fosse quel suo perenne sorriso carico di entusiasmo, o il modo che aveva di riempirgli continuamente il piatto di qualsiasi cosa ci fosse in tavola, o la cautela con cui lo trattava, fisicamente e verbalmente, da quando Willie era morto. Era come se James fosse un animale che poteva mostrare i denti, o scappare, se sua madre avesse fatto una
sola mossa sbagliata. Pens a quelle due cose: mordere, scappare. Poi pens anche a un'altra cosa. Forse, crescendo, ci si stufava della propria madre.
Suo padre viveva in un bell'appartamento all'altro capo della cittadina, e James lo vedeva regolarmente. Mai una volta suo padre menzion il furto del Mostro, n, per quanto ne sapeva James, la notizia era arrivata alle orecchie di sua madre. James gliene fu grato, se non altro al principio. In seguito, prov rabbia per il fatto di dovergli essere grato. Cominci quindi a desiderare che suo padre lo denunciasse a sua madre, ai suoi insegnanti, a tutti
perch, fino a quando avesse serbato il segreto, lui sarebbe stato costretto a restargli fedele. Ma suo padre non fece nulla, e James nemmeno, e quel patto tacito e imbarazzante tra padre e figlio si estese, sempre di pi, fino a diventare la loro vita.
Alla fine ci fu il divorzio. Adesso che lui e sua madre erano soli, i soldi non abbondavano. Dopo pi di dieci anni passati con quella famiglia, Louise dovette andarsene, e la madre di James si ritrov ancora una volta ad affrontare i fili del bucato dietro casa nei giorni di vento, lottando con i panni da stendere e con quei fili intrecciati e disperati.
Solo che questa volta, anzich chiederlo al marito, il permesso di smettere lo chiese al figlio. James non riteneva che spettasse a lui concederglielo, cos non disse niente.
Inizi il liceo. James non dimentic mai la lezione imparata la notte che era venuta gi la casetta sull'albero: lui non era indistruttibile. Dopo la morte dell'amico e il divorzio dei genitori, sentiva dentro di s il bisogno di verificare questa teoria, di fare cose con cui avrebbe rischiato di ferirsi e farsi male. Ma onor la promessa fatta ai genitori: continu quindi a tenere a mente la ciambella, sottraendosi all'incessante allegria di sua madre e dedicandosi anima e corpo al tennis, alla pallacanestro, al gruppo
di recitazione, al giornalino scolastico. Faceva volontariato nelle case di cura e raccoglieva fondi per le associazioni locali. Stringeva amicizia con le ragazze e restava fuori fino a tardi, ma non troppo, e aveva persino imparato a baciarle.
L'album dei ricordi di sua madre, fermo per tanti anni, riprese a ingrassare.
Reggie rimase fuori da tutto questo. La scazzottata sul campo di palla bastarda rest incompiuta. Quando inizi il secondo anno delle superiori e Reggie non c'era, James non cerc di scoprire perch, anche se continu a pensarci per mesi, chiedendosi se Reggie avesse lasciato la scuola, e se vivesse ancora con sua madre a pochi isolati di distanza.
Per certi versi, James era contento che non ci fosse.
Dimenticare l'estate dei suoi dodici anni era un traguardo quasi raggiunto, e vedere la faccia di Reggie tra la folla avrebbe reso quel traguardo un po' pi lontano.
Eppure, anche mentre veniva nominato studente dell'anno, diventava un asso dell'atletica, si diplomava da primo della classe e cominciava a fare i bagagli per il college, James continuava a rimpiangere il pericolo delle estati della sua infanzia, quei giorni di corse tra rovi e discariche, quelle notti di coprifuoco violato e di morti tradite. Adesso, distante dal pericolo, ogni giorno che passava era come una goccia di sangue da una ferita che, per quanto letale, avrebbe impiegato una vita a dissanguarlo.
A volte gli occhi di James si spalancavano nel cuore della notte e lui se ne stava l, rapito in una visione onirica di Willie. Era sempre uguale. Willie che si allontanava zoppicando dallo sfasciacarrozze, Willie che pesava poco pi di un sacco del bucato pieno di vecchie ossa. Mentre il ricordo s'impadroniva di lui, Willie gli sussurrava all'orecchio decine di frasi assurde, e la sua speranza era che qualcuno le annotasse, perch presto sarebbero state dimenticate.
Nel violento silenzio della notte, nulla di tutto questo lo disturbava. Era convinto di essere stato un vero amico.
Forse il migliore. Ed era contento.
Il giorno dopo il funerale di Willie, la madre di Reggie riemp il bagagliaio dell'auto con un po' di roba, e i due andarono in vacanza da soli per la prima volta. Senza trucco e con i capelli sciolti, la madre di Reggie guidava con il piede destro schiacciato sull'acceleratore e quello sinistro appoggiato sul cruscotto. Senza nessuna meta in mente, viaggiarono per quasi due ore senza dirsi una parola, forse perch le raffiche di vento che entravano dai finestrini rendevano impossibile la conversazione, o forse perch la bocca di lei era occupata dalle sigarette, una dietro l'altra.
Verso mezzogiorno si fermarono a una tavola calda lungo la strada. Sua madre entr e Reggie le and dietro. Si sedettero in un separ. La musica arrivava forte da un jukebox.
Pi forte ancora era lo sfrigolio della griglia. Reggie guard il men e di nuovo prov la sensazione di essere stato costretto a passare la ricreazione in classe per finire un compito difficile il men era tutto lettere e numeri e non aveva senso. Guard furtivamente sua madre, che lo stava osservando.
Ordina l'hamburger, gli disse. Senape, maionese e cetriolini a parte.
Apparve una cameriera. Sua madre snocciol l'ordinazione con brusca autorit. Reggie cercava di non guardare, ma era incantato. Presto cap perch. Era in un ristorante con sua madre e lei non era la cameriera: stava seduta.
Era quella che ordinava. In seguito, mentre lui azzannava il suo hamburger rosa e risucchiava il floscio cetriolino giallo, osserv sua madre che si lamentava per gli anelli di cipolla freddi, che furono
subito sostituiti con altri appena fritti; poi, mentre pretendeva che
la tazza del caff le fosse rabboccata non due ma tre volte; poi, mentre sbatteva i soldi sul tavolo facendo rotolare la mancia sulla superficie macchiata.
Vuot la tazza e guard Reggie sopra il bordo. L'immobilit dei suoi occhi senza trucco, le unghie rotte e mangiucchiate, i capelli biondi in disordine: lei era cos dura, e lui cos piccolo. Reggie sent una specie di ostinazione crescergli nel petto. Tese il labbro inferiore e irrigid la mascella.
Poteva fare altrettanto. Anche lui era un duro, tanto quanto lei; lei non era nulla che lui non potesse diventare.
E cos rimasero a sedere accigliati, a sciropparsi le melense canzonette del jukebox e l'esasperante rumore della griglia.
Finisci le patatine, grugn lei alla fine.
Ho finito, grugn lui in risposta. Lei ci pens su per un istante, dopodich raddrizz la schiena. E anche lui raddrizz la schiena, mettendo una gamba sotto il corpo, pronto a darsi una spinta. Uno sbuffo d'aria le dilat le narici.
Prese le sue sigarette e si alz. Fuori, tornando verso la macchina, moll una sberla a suo figlio dietro la testa;
senza esitare, Reggie pieg la gamba e le moll un calcio nel sedere. Quando salirono in macchina non si scambiarono neppure una parola, ma tutti e due avevano la sensazione di nascondere un sorriso. Erano rivali ben assortiti.
Lo sapevano e pregustavano la sfida.
Il viaggio dur una mezza vita, e anche di pi. O almeno cos sembr a Reggie, ripensandoci tre anni dopo, quando sua madre lo costrinse a trasferirsi in casa del suo ultimo fidanzato, Darren. Reggie si chiese come fosse successo -
si era ripromesso di non farlo mai pi. Ma quando arriv il giorno del trasloco, non scapp. La aiut a fare i bagagli e andarono, questa volta a trenta minuti di distanza e in un diverso complesso scolastico.
Reggie dovette farsi dei nuovi amici, cosa non proprio divertente, e abituarsi all'ennesima casa nuova e all'ennesimo finto padre con i suoi imprevedibili odori, abitudini, regole. Reggie doveva ammettere che Darren trattava bene Kay, o almeno meglio di quanto non avessero fatto i suoi predecessori. Non pass molto tempo prima che lei trovasse un posto da barista, in fondo alla strada in cui si trovava la stazione di servizio dove lavorava Darren;
spesso pranzavano insieme. A volte Reggie li raggiungeva, perch anche lui lavorava al garage. La prima mattina in cui Reggie aveva aperto gli occhi nella casa di Darren, lui ce l'aveva accompagnato e aveva chiesto al suo capo, Gerald, di assumerlo. A Reggie fu consegnata una tuta da lavoro, e lui cominci a meditare un nuovo piano di fuga.
Poi accadde qualcosa d'inaspettato. Un giorno, mentre martellava sul ferro e cambiava gomme, cercando di convincere i bulloni a entrare nei fori, Reggie trov una cosa che non stava cercando: l'orgoglio. Era bravo ad aggiustare le macchine. No, era pi che bravo. Era il miglior meccanico di tutto il garage, ed era solo un ragazzino. Le sue fantasie di fuga fare l'autostop attraverso il Sud, arruolarsi nell'esercito, andare ovunque l'avesse portato il primo treno presto si dileguarono. Era esattamente dove avrebbe dovuto essere.
La differenza d'et tra lui e sua madre si ridusse e scomparve.
Pi che madre e figlio, divennero una specie di coinquilini;
per lui, adesso lei era pi Kay che mamma. L'ultimo anno di scuola, Reggie si sentiva pi grande di lei, come se fosse lui il padre e lei la figlia. Doveva ricordarle i turni al bar. Doveva dirle che troppo spesso permetteva a Darren di farla franca. Ogni tanto, la mattina presto, squillava il telefono ed era Gerald, perch qualcuno si era dato malato e c'era urgente bisogno di Reggie. E Reggie
si alzava, si metteva la tuta, e bussava forte alla porta della madre per essere certo che si svegliasse. Mentre andava al garage, non pensava tra s di essere diventato adulto.
Pensava invece che tutto questo lo doveva a Kay perch, se era cresciuto bene, lei poteva credere di non essere stata davvero una cattiva madre. Entrando nella frescura familiare del garage, talvolta Reggie si rammentava di quando Mel Herman aveva cercato di insegnargli a giocare, e che il batti e corri raramente funzionava, ma la volata di sacrificio s, bastava concentrarsi.
Reggie si diplom con la media del sei, ma trov qualcosa di meglio dei voti alti: Addie, una ragazza che aveva conosciuto un giorno al lavoro. Era perfetta, molto meglio di quanto lui sperasse, e una volta che l'ebbe trovata non la lasci pi andare. Era facile, perch lei non aveva alcuna intenzione di farlo.
Le raccont di Willie Van Allen. Fu la prima e unica persona a cui ne parl. Se fosse stato capace di prevedere la morte di Willie, le disse, avrebbe pensato che ci l'avrebbe reso pi forte, pi simile ai ragazzi grandi che idolatrava e a cui adesso assomigliava. Invece il ricordo di Willie lo aveva nuovamente trascinato verso quei giorni, quando era piccolo e debole. Per tanto tempo aveva odiato Willie proprio per questo.
Ma dopo il trasloco da Darren, il ricordo della sincerit e della gratitudine di Willie impedirono a Reggie di cacciarsi in altri guai. Non avrebbe rinchiuso quel ragazzino nell'armadietto. Non avrebbe risposto male a Gerald.
Reggie si allontanava da quegli incidenti scansati per un pelo con i pugni che fremevano, e un affetto per Willie Van Allen che ardeva nella pancia, negli occhi, nelle orecchie
si sentiva Willie vivo su tutta la pelle. Reggie non lo ringrazi
mai per quegli interventi, almeno non a voce alta. Tuttavia, il modo in cui proteggeva la memoria di quel ragazzino dall'aspetto malaticcio, con il naso lungo, un braccio solo, l'apparecchio, era quantomeno poco in linea con il suo carattere. E sia lui che Addie lo sapevano.
Permettere a Willie di starsene per sempre nascosto nella sua testa... be', non era un grande sforzo. Reggie continuava a sperare che non fosse inutile.
Una settimana dopo la morte di Willie Van Allen, ricominci la scuola. Mel Herman non c'era. Circolavano alcune teorie, ciascuna pi folle e sorprendente dell'altra.
Alla fine cominci a girare voce che il professor Camper, l'insegnante di arte, sapesse cosa gli era successo. Ma quando glielo chiedevano, lui bofonchiava e faceva spallucce, quasi avesse fatto voto di silenzio. Qualcuno, tuttavia, sosteneva che a cercare attentamente tra i capelli lunghi, la barba e i colletti di flanella lisi, un indizio c'era guardate, non vedete? Il professor Camper sorride.
Cosa si fa quando scompare una minaccia durata tutta una vita? I ragazzi non lo sapevano e non volevano saperlo.In assenza di Mel Herman, si sentivano pi vulnerabili che mai era impossibile capire da dove sarebbe arrivato il prossimo attacco. Cos parlavano di Mel nello stesso modo in cui gli adulti parlavano del pirata della strada, come qualcosa di leggendario e spaventoso che sarebbe tornato il giorno stesso in cui avessero abbassato la guardia. Durante l'estate qualcuno aveva rubato i disegni di Mel Herman, quelli appesi nei corridoi della scuola, perci non era rimasto nulla che contrastasse la sua fama di spauracchio.
Ma Mel una cosa l'aveva lasciata, bench se ne accorsero davvero in pochi. Quell'inverno, quando i medici legali andarono a prendere il corpo della signorina Bosch, morta in silenzio, una notte, la
trovarono in una stanza tutta dipinta: in modo cos spettacolare che certo non ne esistevano di simili. Rossi da scabbia, gialli da sudore, viola da lividi, neri da cuoio, oro da chiavi per serrature a scatto, grigi da marciapiede, arancioni da segnali stradali,verdi da banconote, amaranto da flaconi di medicinali, bianchi da uova in camicia, azzurri da bombole dell'ossigeno, marroni da mazze da baseball, rosa da riviste femminili, argento da lame di coltelli: da restare ipnotizzati;
e i medici caddero a terra continuando ad allungare il collo. Mentre sollevavano la signorina Bosch dal suo letto, si dissero che forse avrebbe potuto riaprire gli occhi, perch sembrava impossibile che in un nido tanto variopinto potesse essere morta davvero.
Mel torn per le vacanze di Natale, quando l'istituto d'arte era chiuso, e la nuova infermiera di suo padre gli apr la porta con un grido di gioia. Si chiamava Louise, ed era l'inatteso risultato della telefonata che Mel aveva fatto all'ospedale la sera prima di prendere il pullman per la citt.
A mio padre serve aiuto, aveva detto; e dopo essersi accertato che non c'era alcuna emergenza di tipo medico, l'uomo al telefono lo aveva aiutato, facendo qualche altra telefonata e trovando una donna meravigliosa che aveva da poco perso il lavoro e cercava un'occupazione come quella.
Louise non era affatto come Mel se l'era immaginata: era diversa da tutte le persone che aveva conosciuto finora.
Rideva come un allarme antincendio, scorrazzava per casa gridando questo e ordinando quello, aprendo le tende e buttando pile ammuffite di carta nella spazzatura. Quando Mel le pass accanto entrando in casa, lei gli disse che puzzava
fatti una doccia e alla svelta, perch c' il tacchino nel forno. Mentre lei brontolava, ridacchiava e sfrecciava negli stretti corridoi, il padre di Mel sbuffava e borbottava.
Tu mi ammazzerai, le mormor con una traccia di
sorriso. Un sorriso sulla faccia di suo padre! Mel sent una morsa di panico e fil dritto sotto la doccia.
Come aveva fatto a non arrivarci prima, che poteva farsi aiutare da persone come Louise? Mel ci pens mentre l'acqua calda lo avvolgeva, e cap che talvolta un grande cambiamento, come andare a studiare lontano, d uno scossone non solo alla tua vita ma anche a quella di chi ti sta intorno. In positivo o in negativo, ma non puoi saperlo finch lo scossone non sopraggiunge.
Fu una strana cena, a base di pietanze che Mel non avrebbe mai immaginato suo padre potesse mangiare. E
invece le mangi, dopo aver borbottato un'infinit di tiepide proteste. A parlare fu perlopi Louise, mentre Mel e suo padre si studiavano, con le facce che si muovevano intorno alle bocche piene di tacchino. Tuo padre vuole sapere se hai visto tuo fratello, disse Louise. Mel continu a masticare, facendo segno di no con la testa. Per, se lo vedi, faccelo sapere. Tuo padre non fa che parlare
di lui. Era una richiesta che si poteva soddisfare facilmente.
Mel pensava a suo fratello di continuo, aggrappato al sogno che un giorno sentisse parlare di uno studente d'arte cos pieno di talento che bisognava vederlo per crederci, e in quel momento suo fratello avrebbe capito che doveva per forza essere lui.
Mel continu a masticare, facendo segno di si con la testa.
Ve lo far sapere, ribatt.
Pi tardi, quella sera, Mel s'intrufol nella stanza di suo fratello e rimise il coltello a serramanico dove l'aveva preso circa un anno prima. Quasi subito, sent un dolore al petto.
Ma in citt, all'istituto d'arte, dove il colore scorreva talmente impetuoso da spazzare via le amicizie improvvise e incerte con il fragore della marea, temeva che un cuore di metallo l'avrebbe fatto affondare.
La sera di Capodanno, mentre tornava alla stazione dei pullman, Mel Herman fu l'unico in citt a vedere la signora Van Allen fare i bagagli e partire. Mel si ferm sotto un albero in fondo alla strada, con i fiocchi di neve che gli ingrossavano le ciglia per sciogliersi nel battito delle palpebre, e osserv quella donna tozza che sollevava a fatica un'infinit di scatoloni e valigie per caricarli nel bagagliaio di un rimorchio a noleggio. Mel pens di darle una mano, magari senza neppure farsi pagare, ma non riusciva a muovere le ossa gelate. La signora Van Allen faceva la spola tra la casa e il rimorchio. I suoi capelli argentei erano tinti di castano e ben pettinati, ma offesi dal martellare della neve.
Mel si iss in spalla il borsone; aveva un pullman da prendere.
Per uno strano momento immagin di essere Willie Van Allen, che issava il borsone con un solo braccio e lasciava i genitori per sempre. Passando, Mel alz gli occhi su un grosso albero, e credette di vedere le assi di una casetta ancora inchiodate a dei rami distanti.
A volte  giusto scappare, sussurr alla signora Van Allen mentre passava dinoccolato davanti alla casa, ma le parole volarono in alto, e divennero neve.
...
.
...
ADESSO.
...
.
...
Corri.
...
.
...
Bum bum bum...
Quando la benzina smise di uscire e la pistola singhiozz e vibr nel serbatoio, James e Reggie socchiusero gli occhi.
L'aria, limpida per un istante, fu di nuovo scossa dai rumori del garage, dal ticchettio delle altre pompe di benzina, e dal raspare delle ruote del camion, pesante di petrolio, che scivolavano sul cemento sporco. I due ragazzini erano di nuovo sfuggiti al padre e disegnavano cerchi intorno agli adulti, intorno a James e Reggie, intorno a tutto.
S, rispose James. Ricordo quasi tutto.
Reggie estrasse la pistola dal serbatoio, e la appese al suo gancio arrugginito con un movimento talmente esperto che a James parve quasi miracoloso. Reggie non era solo pi grande, era migliore, le sue ferite pi profonde, la sua forza di volont maggiore. Non sembrava pi un ragazzino confuso, destinato alla stessa cella del padre; n avrebbe passato i suoi anni a bere nel bar in cui la madre andava a pulire dopo il passaggio dei braccianti. Nel passato di Reggie c'era stata violenza, ma anche una sufficiente dose di bont, e il risultato era quell'uomo che adesso stava di fronte a James, quasi completo.
Hai sempre avuto buona memoria, mi pare, disse Reggie guardando in direzione del garage, quasi morisse dalla voglia di tornare dentro e mettere le mani sul metallo.
James pens ai mesi seguiti alla morte di Willie, prima
che Reggie se ne andasse, quando ogni tanto riuscivano a ridere delle cose: Mel Herman, la mamma di Reggie, persino il divorzio che aveva separato i genitori di James. Era bello ridere di quelle cose, e poi ignorarle perch erano di poca importanza o di molta, al punto che era meglio dimenticarle. Poi, anche ignorarle era diventato una specie d'impegno, e quando i due s'incontravano, dovevano sfoggiare sorrisi pi ampi e risate pi fragorose dell'ultima volta. Alla fine avevano preso a evitarsi, fingendo di non vedersi quando s'incrociavano sui lati opposti della strada. C'era un grande mondo da esplorare, e quei loro scambi richiedevano troppa energia. Dopo essersi parlati quell'ultima volta dentro il bagno, alla fine della prima superiore, stentavano quasi a riconoscersi, e riuscivano solo vagamente a ricordare il tempo in cui si erano salvati la vita quasi ogni giorno. A ripensarci adesso, James si sentiva prendere dalla vergogna a tal punto che aveva voglia di scappare, e quando guard la propria auto parcheggiata con dentro le valigie per il college, cap che era esattamente quello che stava facendo.
Doveva smetterla; era scappato fin troppo. Lui non era come i suoi genitori, non poteva esserlo, e soltanto Reggie aveva il potere di farlo tornare a essere il ragazzino che affrontava le scazzottate senza paura del dolore.
Come Reggie, anche lui era pi grande. Ma era anche migliore? Pens a tutti i traguardi che aveva raggiunto durante il liceo, rimasti a casa dentro ordinati scatoloni, e decise che no, non era migliore di quando aveva dodici anni. Anzi, la sua unica occasione di grandezza era forse svanita nel momento stesso in cui aveva dato via il Mostro di Reggie, la sola cosa che avesse mai posseduto.
Tutto a un tratto sent l'assenza del Mostro con la stessa intensit con cui qualcun altro avrebbe sentito l'assenza di un braccio, e lo
voleva indietro, tutto quanto il Mostro, Reggie, Willie, tutto.
Reggie guard di nuovo verso il garage. L'ansia inghiott James. La scazzottata era di nuovo lontana, lo sentiva.
Ognuno portava le sue cicatrici, soprattutto Reggie, e sebbene James avesse provato a ferirsi scrollandosi di dosso la vita di adesso con tutta l'indifferenza possibile, non aveva funzionato. Era ancora pulito e intatto. Tempo un istante e Reggie si sarebbe allontanato, e lui, da egoista, si sarebbe portato via quella scazzottata.
Dammi un pugno, disse James.
Reggie si pul il naso e socchiuse gli occhi.
James lo ripet. Ho detto dammi un pugno.
Sul volto di Reggie affior un sorriso, che per rimase a met. Nel petto di James si sprigion un brivido di euforia: per una volta, era lui a essere in vantaggio.
E perch dovrei? chiese lentamente Reggie. Quel mezzo sorriso era ancora l, ma i suoi occhi erano cauti e accesi.
James s'immagin la scena: lividi verdi, croste staccate, denti insanguinati. Perch devi, rispose. E la nostra ultima occasione.
Il sorriso, se di sorriso si trattava, scomparve dal volto di Reggie. Si guard le braccia, vide le tracce di sangue che brillavano sotto il grasso raggrumato. Alz le mani e se le guard, quasi sconvolto per quanto erano diventate grosse e minacciose. Anche lui sembrava aver capito: il momento era adesso, i personaggi presenti, la scena quella giusta
invasa ovunque da carcasse di automobili, la stazione di servizio appariva il perfetto sostituto dello sfasciacarrozze.
James fece un respiro e trattenne il fiato. Tese i muscoli, serr le mascelle e si prepar a reagire.
Quelle due cose pericolose che erano le mani di Reggie
gli scivolarono lungo i fianchi. James sospett una finta;
fece un respiro ancora pi profondo; dei puntini neri gli danzavano davanti agli occhi. Ma sulla faccia di Reggie non c'era alcun furore, solo pazienza.
Non stai mica andando in galera, James, disse. Le cose si sistemeranno.
Le spalle di James quelle tremavano. Non poteva farci niente. Nei suoi occhi c'era del liquido. Sbatt le palpebre e gliene cadde un po'. Aveva diciotto anni, non dodici, ma ancora una volta doveva soffocare le lacrime. Era di nuovo al funerale di Greg Johnson, alla veglia di Willie Van Allen, mentre lottava per non crollare e traeva la forza necessaria dall'unica persona che gli era sempre stata accanto: Reggie.
La forza era ci che l'amico continuava a offrirgli, e James, nella sua visione sfocata, allung la mano e prese qualcosa. Scopr che era la mano di Reggie, e gliela stava stringendo, e il sudore si mescol al suo, palmo contro palmo, fratelli di sangue ancora una volta.
Poi si allontanarono e tutto fin. Le parole continuavano a uscire, ma tanto per parlare, i convenevoli tra due adulti che si erano incontrati dal benzinaio.
Ti vedi ancora con quella ragazza? Betty, Betsy?
Com' che si chiamava?
No, disse James, tirando su col naso e asciugandosi gli occhi.
Tu?
Reggie annu, felice. Addie. Vorrei fartela conoscere.
Andiamo a vivere insieme. Aprir un garage tutto mio. L'anno prossimo, o quello dopo. Addie vuole un bambino.
Di gi?
Di gi cosa? Io non ho tempo per i di gi. Di gi  adesso. Reggie si fece una risata. Naturalmente mia
madre non la vede nello stesso modo. Ma i vecchi sono fatti cos. Pensano che tutto  colpa loro.
 cos.
No,  colpa nostra, disse Reggie in tono pacato.
Abbiamo fatto tutto da soli.
I due ragazzini arrivarono come furie, schivando James, colpendo il fianco di Reggie, saltando sul paraurti anteriore dell'auto e sfrecciando oltre, solo piedi. James e Reggie restarono a guardarli mentre giravano l'angolo della stazione di servizio, artigliandosi come se volessero ammazzarsi, cosa quasi credibile se non fosse stato per le risate.
Ci andr, a trovare Willie, disse Reggie. Davvero.
D'accordo, disse James.
Ricordami solo dov'.
Quasi in fondo, James si strofin le mani e vide lo sporco di Reggie sparirgli nella carne. Era doloroso parlare di Willie e guardare Reggie, e chiedersi se il sangue che i tre amici si erano scambiati battesse ancora il tempo da qualche parte, nei loro corpi ormai separati. Saranno tre file dal fondo. La lapide  piuttosto piccola, ma sta'
sicuro che la trovi.
In quell'ultimo istante, con le grida dei due ragazzini che gli si spegnevano nelle orecchie, James si domand chi dei due lui o Reggie sarebbe sopravvissuto all'altro, e se quello sopravvissuto avrebbe avuto bisogno di chiedere in giro per trovare la tomba dell'altro. Per la prima volta, James vide un lato positivo del suo legame con Reggie, vantaggioso e potente quanto il legame con Willie Van Allen.
Un legame che gli consentiva di avere uno squarcio sul futuro almeno in parte, sapeva dove era diretto. Il peso che aveva oppresso le spalle di James per cos tanto tempo scivol via.
Reggie diede una botta alla pompa di benzina. Senti,
questo pieno lo offro io Si tast alla ricerca dello straccio e vide che era sul tettuccio dell'auto di James, quindi si pul le mani sulla tuta, annuendo lentamente e arretrando.
Te la caverai alla grande, James. Tranquillo.
Poi si sent gridare Fielder! da dentro il garage, e l'espressione di Reggie si ammorbid di sollievo. Sorrise a James, gli strizz l'occhio e corse via. Senza voltarsi, n dire ciao, Reggie Fielder rientr veloce nel garage e si fuse con il buio.
James apr la portiera dell'auto, si sedette e appoggi saldamente le mani sul volante. La scazzottata non era finita, ma adesso vincere o perdere riguardava soltanto lui.
Lanci un altro sguardo alla nappina del tocco del diploma, che pendeva immobile. Forse aveva ragione Reggie.
Forse poteva cavarsela alla grande.
Gir la chiave. L'auto, con il pieno fatto nella stazione di servizio pi importante del mondo, romb e prese vita.
James ingran la marcia e part, assicurandosi che i due ragazzini si fossero tolti di mezzo. Guard nello specchietto retrovisore, finalmente senza pi notare la nappina, e vide lo straccio sudicio di Reggie scivolare sul vetro posteriore dell'auto e poi cadere gi.
James fece manovra. Le ruote si assestarono non appena incontrarono la superficie pi liscia dell'autostrada. Si sent sfiorare il volto da un sorriso. Sapeva dove era diretto.
...
.
...
FINE.